L’innocenza perduta: l’America di James Ellroy

Il blog di Westville continua a esplorare l’universo del genere poliziesco e noir. Dopo Don Winslow, Nic Pizzolatto, Jo Nesbo e Jean-Claude Izzo, ora è il turno di uno dei pesi massimi del poliziesco contemporaneo: James Ellroy. Nato a Los Angeles nel 1948, il quasi settantenne Ellroy è considerato uno dei più rivoluzionari e innovativi scrittori del panorama noir contemporaneo. Andiamo a scoprire perchè.

Da un’infanzia tormentata ai primi passi nel mondo della letteratura

James Ellroy ha avuto un’infanzia a dir poco difficile, costellata da eventi drammatici e innumerevoli difficoltà: su tutti la perdita della madre, assassinata nel 1958 in circostanze misteriose. Un delitto che ancora oggi non ha trovato soluzione. In seguito alla successiva perdita del padre, a soli 17 anni Ellroy inizia un vita di vagabondaggi, sopravvivendo con espedienti e piccoli furti. Frequenti gli arresti per reati minori e costanti i problemi con droghe e alcool. Una vita al limite, prima del provvidenziale aiuto di un gruppo di sostegno. Ellroy allontana la bottiglia e inizia una nuova vita, lavorando come caddy nei circoli di golf di Los Angeles e muovendo i primi passi nel mondo della letteratura poliziesca, da sempre sua grande passione.

Nel 1981 esce il suo primo romanzo, Prega Detective. Ellroy intraprende una costante ascesa nel mondo del poliziesco. La consacrazione arriverà tra la metà degli anni ’80 e gli anni ’90, con la pubblicazione di quelle che sono le sue opere più rilevanti: la Tetralogia di Los Angeles (composta da Dalia nera, Il grande nulla, il celebratissimo L.A. Confidential e White Jazz) e l’ambiziosa, rivoluzionaria e mastodontica Trilogia americana (American Tabloid, Sei pezzi da mille, Il sangue è randagio).

Ellroy

James Ellroy (foto via: futuroquotidiano.com)

Ellroy rivoluziona il noir

Con i sette romanzi appena citati James Ellroy ha perfezionato la sua scrittura, introducendo quelli che sono diventati i suoi marchi di fabbrica, con i quali ha di fatto reinventato il genere noir. Con le sue sperimentazioni Ellroy ha aperto nuove strade interpretative in un genere fortemente legato a dei canovacci tradizionali. La tetralogia è ambientata a Los Angeles tra la fine degli anni ’40 e la fine degli anni ’50. I romanzi non sono collegati l’uno con l’altro, anche se condividono molti personaggi e la presenza, al centro delle vicende, del dipartimento di polizia come assoluto protagonista. Tuttavia, non stiamo parlando di polizieschi classici. Ellroy scava nei meandri più nascosti della società americana, scovando corruzione e marciume, mostrati al lettore attraverso una lente d’ingrandimento che risalta quello che è forse il comandamento fondamentale delle opere di Ellroy: nessuno è innocente.

EllroyLa tetralogia spicca anche per una costruzione dei singoli romanzi ai limiti della follia: intrecci intricatissimi costellati di intrighi, tradimenti, omicidi efferati, e personaggi triplogiochisti e senza scrupoli. Si prenda come esempio il celebre L.A. Confidential, la cui fortunata trasposizione cinematografica si è imposta sul grande schermo come uno dei migliori film polizieschi di fine anni ’90. Una pellicola ad alta tensione, molto ben strutturata, nonostante un’evidente (e doverosa) semplificazione dell’intreccio. Nel romanzo infatti, oltre ai tre personaggi principali, si segnala la presenza di almeno una decina di personaggi secondari (molto ben caratterizzati) e decine di personaggi “terziari”, che fanno da contorno alle vicende, aggiungendo però tasselli fondamentali nella barocca architettura della trama, a tratti molto complessa, ma in definitiva molto robusta.

Precisione maniacale

La presenza di Ellroy dietro ogni voce narrante appare sempre presente con autorevolezza, perfettamente consapevole della direzione verso la quale la trama si sta muovendo. La dimostrazione di una pianificazione maniacale dell’intreccio prima della stesura vera e propria. Nella quadrilogia inoltre, Ellroy ha iniziato la mescolare fiction con avvenimenti realmente accaduti, intrecciando le vicende di personaggi inventati con le vite di persone realmente esistite.

Ellroy definitivo: la Trilogia americana

EllroyLe caratteristiche sopracitate vengono perfezionate ed estremizzate nella Trilogia Americana: quindici anni di storia americana (dal 1958 al 1973) vengono passati al setaccio da Ellroy, che mescola realtà e finzione, analizzando e raccontando la Storia e inventando dove la Storia non è di dominio pubblico. Il risultato è un ritratto disilluso, marcio e nauseante di quindici anni di storia americana costellata da omicidi, intrighi, lotte di potere. Al centro dell’intreccio le personalità che hanno dominato la nazione più potente al mondo in quegli anni, – dai fratelli Kennedy a Edgard Hoover, da Jimmy Hoffa a Howard Hughes – le cui vicende si intrecciano a quelle dei protagonisti, personaggi fittizi ma molto verosimili, partoriti dalla geniale mente dell’autore.

Ellroy costruisce un mosaico intricatissimo, dove le voci di molteplici narratori si intersecano, in un gioco di potere fatto di tradimenti, quadrupli giochi, e legami segreti tra politica, mafia, sindacati, Cia ed Fbi. Ellroy evolve ulteriormente il suo stile, alternando narrazione canonica (caratterizzata da punti di visti differenti e alternati) con estratti di giornale, memorandum segreti di Cia ed Fbi, e comunicazioni segrete tra i vari personaggi. Uno stratagemma il cui scopo è quello di iniettare nel testo informazioni oggettive, e fornire così al lettore una precisa chiave di lettura di un intreccio dall’interpretazione altrimenti troppo complessa se basata solo sulle voci narranti soggettive dei protagonisti.

Ellroy imprescindibile e innovativo

James Ellroy è lo scrittore che ha cambiato i connotati del noir americano, portandolo a un nuovo livello di sperimentazione stilistica e tematica. La sua opera ha rappresentato lo spartiacque, e la fonte d’ispirazione per molti altri autori che oggi appassionano i lettori di tutto il mondo. Il mastodontico dittico di Don Winslow formato da Il potere del cane e Il cartello – intricata e spietata analisi del narco traffico tra Messico e California dall’architettura complessa e baroccheggiante – forse non sarebbe nemmeno stato concepito senza le sperimentazioni di Ellroy. E questo è solo un esempio a testimonianza di come le opere di Ellroy siano imprescindibili per chiunque voglia approcciarsi al mondo del noir, nonché delle letture travolgenti e senza tempo.

Il romanzo nei social media, marketing virale o sforzo inutile?

Mi è capitato di parlare con dei colleghi riguardo l’utilità di promuovere sui social media il proprio romanzo. Da qui l’ispirazione per questo articolo che, ci tengo a precisare, non vuole essere né una guida, né l’incipit di un corso sull’utilizzo degli algoritmi dei social media. Lascio questo arduo compito ai blog specializzati, anche se bisogna sempre essere sicuri delle corrette fonti di informazione. Quello che più si avvicina alla realtà sono ovviamente le pagine di aiuto ufficiali, come quella sui news feed di Facebook, che possono assicurarvi un’infarinatura generale in un linguaggio universale. Se l’argomento vi interessa, in fondo al post lascerò un paio di link di quelli che io considero dei blog che forniscono informazioni interessanti, e non le solite pagine pregne di nulla. Si tratta comunque di un parere personale, che non pretende la verità assoluta.

Romanzi e obiettivi

Torniamo al nostro quesito. Non è raro, quando si scrive un romanzo, considerare ciecamente la pubblicazione come un obiettivo principale. Parlando per esperienza, e so che moltisocial-media-westville-blog comprenderanno quello che sto per dire, ci si affanna nella chiusura di un contratto, come fosse fonte di acqua fresca in un deserto.

Immagini, pensi e ragioni.

Scrivi, cancelli e riscrivi.

Rileggi, correggi e rileggi.

Comunque quello che hai in testa è la firma di un contratto, seppur piccolo, quasi insignificante, che ti permetta di avere la distribuzione del tuo romanzo, senza doverti pagare la stampa. Poi subentrano le fatidiche domande. “Ce la farò? Piacerà a qualcuno? Troverò solo sciacalli che vorranno svuotarmi le tasche, fregandosene della fattura del mio romanzo?”
Il consiglio è di non soffermarsi troppo su questo aspetto. Come dicevamo qualche articolo fa, Genesi di un romanzo Noir, la scrittura è un’arte, va coltivata ed esercitata, e trattandola da tale, per il calcolo delle possibilità, prima o poi scriverete il vostro capolavoro personale. Quello che dovete focalizzare davvero è il dopo.
Dopo aver firmato un buon contratto, comincerà la parte tosta!

Genesi di un romanzo noir | Westville News Blog

Genesi di un romanzo noir | Westville News Blog

L’editoria è una corsa a ostacoli

Devo dire che pur lavorando giornalmente in questo settore più volte mi sono fatto la stessa domanda, anche se la risposta è pressoché ovvia. Immaginiamo il percorso editoriale di uno scrittore in erba come una corsa a ostacoli. Dunque partiamo dal presupposto che vi siate preparati, esercitati, e per anni avete allargato il vostro vocabolario e abituato la vostra mente ad essere creativa, proprio come un corridore sforza le sue gambe fino al massimo delle loro possibilità. Sfortunatamente per voi, così come per il corridore, polmoni capaci e gambe toniche non sono sufficienti per vincere. Subentrano delle variabili davvero indiscutibili.

Per un corridore sono le scarpette che indossa, il tipo di terreno, gli ostacoli, i suoi avversari… per lo scrittore, beh…

Gli ostacoli

Mettere il proprio romanzo sui social e sperare che da solo raggiunga dei livelli di interesse per il pubblico non è una strategia. Essere trovati, e suscitare interesse nel pubblico digitale è un lavoro. Questo va davvero capito, e per questo lo ripeto: è un lavoro!
Un conto è farlo per i vostri amici, per il gusto di dire “esiste”, è di scambiare quattro chiacchiere su un argomento interessante. Un altro paio di maniche è voler affrontare la propria vita creativa, dietro la tastiera, con la caparbietà dell’impresa. Bisogna investire denaro, tempo e sforzi per creare contenuti sempre freschi e interessanti, che siano appetibili sui fantomatici social media.

Investire nei social media?

Siamo alle solite. Viene creato uno strumento, e tutti pensano che basti accedervi per essere in pole position. Purtroppo non è così. Un buon professionista conosce i suoi strumenti, e se non

social-media-e-romanzi

La proposta business di Facebook

pensate di essere adatti a improvvisarvi professionisti del marketing, cercate qualcuno che lo sia. A maggior ragione se si parla di marketing digitale e social media. La capacità di improvvisare è sicuramente un’ottima alleata in un campo artistico e tecnico come la scrittura, ma sicuramente non basta quando si tratta di analizzare dati e usufruire di strumenti informatici complessi.
Attualmente non è possibile fare “lo scrittore a tempo indeterminato”, a meno che non siate consci che buona parte del lavoro dev’essere svolto al di fuori delle pagine del vostro romanzo.

Contatti con l’editore, accordi con le librerie, organizzare presentazioni, scegliere l’immagine di brand, pubblicizzare il prodotto, foto, video, creare contenuti generici, poi specifici… e non finisce qui.

La domanda quindi sorge spontanea: “in cosa sto investendo, visto che faccio tutto io?”

Se arrivate a porvi questa domanda, probabilmente state facendo un buon lavoro. 

Continueremo a parlare di questo argomento, e se vi è piaciuto, lasciate le vostre considerazioni sulla nostra pagina Facebook

Algoritmo di Facebook spiegato in maniera chiara? Qui.
Algoritmo di Instagram spiegato in maniera chiara? Qui.

Vittorio Bottini

 

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UnLead è: fotografia, videomaking, web design, marketing, advertising e soluzioni cloud

Il fenomeno Jo Nesbo nel panorama noir contemporaneo

Il successo del noir scandinavo non è certo una novità. Sono passati ormai almeno quindici anni dal momento in cui diversi autori noir scandinavi hanno iniziato a campeggiare stabilmente sulle posizioni più in vista degli scaffali delle librerie europee. Come non ricordare il successo planetario della trilogia Millennium di Stieg Larsson? Impossibile inoltre non rimanere sbalorditi dalla prolificità di autrici come Camilla Lackberg o Liza Marklund. Ma c’è un autore che più di tutti è riuscito a portare il noir scandinavo in cima alle classifiche di vendite: stiamo parlando di Jo Nesbo, che con la serie di Harry Hole – ormai giunta all’undicesimo capitolo – ha venduto in tutto il mondo la bellezza di più di 30 milioni di copie.

Nesbo

Jo Nesbo (foto via: theguardian.com)

Harry Hole

Prototipo dell’investigatore duro, controverso ma molto dotato, Harry Hole rappresenta un perfetto anello di congiunzione tra l’investigatore analogico e quello digitale. Fumatore accanito, alcolizzato, donnaiolo dalla vita privata praticamente inesistente, Hole è al tempo stesso un detective molto capace, psicologicamente brillante, al passo coi tempi e dotato di una capacità di ragionamento fuori dal comune. Nel corso della serie, le indagini di Hole si sono mosse tra serial killer, poliziotti corrotti, rapinatori di banche, stupratori e assassini. Sullo sfondo una Norvegia cupa, violenta e inquietante.

Giunta all’undicesimo capitolo della serie (Sete, uscito da pochi mesi), la serie di Harry Hole sembra non riuscire a stancare i lettori di tutto il mondo, anzi. Anno dopo anno e romanzo dopo romanzo, le vendite dei libri partoriti dalla mente di Nesbo conitnuano a salire. Le stime più recenti parlano di più di trenta milioni di copie vendute in tutto il mondo. Grande attesa anche per il primo film tratto dalla serie, L’uomo di neve, nelle sale italiane il prossimo autunno, con Michael Fassbender nei panni del detective Harry Hole.

 

Nesbo: talento e costanza

Nesbo ha dimostrato nel corso degli anni un talento narrativo davvero soprendente. I suoi romanzi brillano infatti per la capacità innata di incollare il lettore fino all’ulitma pagina. Un effetto ottenuto grazie a innumerevoli colpi di scena presenti alla fine di ogni capitolo e sorprendenti turning point – veri o presunti – che scandiscono periodicamente lo sviluppo dell’intreccio. Un successo meritatissimo quello di Nesbo: uno scrittore dalle grandi doti, che ha saputo lavorare con costanza e impegno sulla sua scrittura, coltivando quindi un talento che lo ha portato a scrivere romanzi architettonicamente sempre più perfetti. La saga di Harry Hole migliora di qualità romanzo dopo romanzo, a testimonianza del grande lavoro svolto dall’autore in fase di preparazione. Jo Nesbo è un inevitabile punto di riferimento per chi – come del resto anche noi, autori di Westville – vuole cimentarsi nella stesura di un romanzo poliziesco.

La legge della notte, un noir d’autore a Hollywood

Oggi parliamo di cinema! Come dicevamo in un articolo precedente, a proposito del Neo-Noir, ad oggi cinema e letteratura sono più uniti che mai. La maggior parte delle sceneggiature hollywoodiane odierne derivano da adattamenti di romanzi. Anche se spesso non ce ne accorgiamo, potremmo esserci già imbattuti parecchio tempo prima, nell’ultimo film uscito al cinema. Ad esempio sullo scaffale di una libreria. Cambio di titolo e marketing diametralmente opposto contribuiscono a rendere invisibile questa trasformazione.

Non vorremmo essere fraintesi. Da sempre il cinema e l’editoria sono compagni di merende. Tuttavia la velocità con cui vengono prodotti i film oggi è impressionante, e quindi è sempre più

Westville News | blog nic pizzolatto true detective

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probabile che si vada a pescare tra gli immensi scaffali dell’editoria americana. Le serie tv, che ormai dominano i palinsesti televisivi, stanno adottando lo stesso metodo. Si prenda come esempio True Detective, divenuta subito cult. Una serie noir fuori dagli schemi, forte un cast stellare, un’ottima regia e una fotografia davvero d’eccezione. Tuttavia, a reggere il gioco è proprio l’idea geniale alla base della storia, frutto della mente del talentuoso scrittore Nic Pizzolatto, di cui abbiamo abbiamo già scritto nelle scorse settimane sul blog. Potete approfondire l’argomento leggendo: Nic Pizzolatto, la mente dietro il successo di True Detective.

Alla base della pellicola

Locandina del film La legge della notte

Locandina del film La legge della notte

La legge della notte è un film del 2016, scritto, diretto, prodotto e interpretato da Ben Affleck.
Attore di ottima caratura, ma anche regista apprezzato, Ben Affleck ha già dimostrato di essere un ottimo creatore di prodotti cinematografici, nonché sceneggiatore raffinato e produttore brillante e lungimirante.

La legge della notte (titolo originale: Live by night) è un romanzo di Dennis Lehane, romanziere di riferimento per quanto concerne il romanzo thriller americano e la letteratura americana moderna. Autore di svariati titoli divenuti best sellers – come Shutter island e Gone, baby, gone, tramutati anch’essi successivamente in pellicole osannate dalla critica – insegna scrittura creativa avanzata ad Harvard. Meritevole di aver vinto numerosi premi letterari, ha dato prova più volte di essere in grado di mantenere i suoi lettori col fiato sospeso fino all’ultimo, con le sue ambientazioni cupe e affascinanti, e le storie pregne di colpi di scena e cambi di scenario interessanti.

La legge della notte

La Warner Bros comprò i diritti sul romanzo nel 2012, affidando a Di Caprio il ruolo di produttore. Dopo quattro anni, e l’affiancamento di Ben Affleck nei ruoli sopracitati, vede la luce una pellicola di incredibile fattura.

La storia

Joe Coughlin, un’irlandese che vive per le strade di Boston durante l’era del proibizionismo, deve cavarsela tra furti e rapine. Figlio del capitano della polizia di Boston, non vive facilmente la sua condizione di fuorilegge, dovendosi dividere tra la riluttanza del padre, e l’amore clandestino per la figlia prediletta di un importante boss della città.
La vicenda risulta essere a tratti classica, con i suoi cliché doverosi per un’ambientazione che ha fatto sognare numerose generazioni. Ma fa anche spavento, con la sua legge approssimativa, e la difficoltà derivate da una tragica depressione economica.

Brendan Gleeson in La legge della notte

Brendan Gleeson in La legge della notte

Tutto cambia quando a Joe viene data una severa lezione, e viene al tempo stesso privato del suo grande amore. Figura interessante sarà invece il padre, che malgrado il rifiuto verso tutto quello che il figlio rappresenta, troverà sempre la forza di amarlo. Una nota di merito va sicuramente a Brendan Gleeson. L’attore irlandese è riuscito perfettamente a calarsi nella parte, dando prova di una recitazione toccante e profonda.

Alcuni avvenimenti, che non vi sveleremo, porteranno Joe a trasferirsi a Tampa, in Florida, avanzando di carriera nella temuta mafia italiana. Ottime le dinamiche che regolano i rapporti commerciali tra le varie fazioni criminali. Vale la pena soffermarsi sulla perizia con cui vengono descritti i rapporti tra italiani, cubani, sudamericani, irlandesi e via discorrendo.
Quello da Boston a Tampa è un cambio di scenario inaspettato, non facile da digerire. Dopo una prima mezz’ora nel freddo di Boston, tra inseguimenti su strade asfaltate, per le vie di quella che era già una metropoli, ci ritroviamo nel caldo tropicale, tra palafitte e palme, in una zona che ancora deve scoprire il suo potenziale.

Che tipo di storia ci aspettiamo

Razzismo, droga, sigari di contrabbando, alcoolici illegali, pallottole e minacce, il tutto dosato sapientemente. Mai inverosimile e mai scontato, La legge della notte riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo. Perfino nei momenti più tranquilli l’attenzione viene focalizzata su una regia davvero sorprendente, una fotografia ben fatta e una perizia nei particolari davvero invidiabile. Per fare un esempio, quando un’auto della polizia finisce nel fiume, dopo un inseguimento nelle campagne limitrofi Boston, si possono vedere i riflessi tipici degli oli meccanici, probabilmente fuoriuscito a causa di una rottura.

Che tipo di eroe ci aspettiamo

Joe Coughlin non è un eroe. Questo dev’essere chiaro, e lo è fin dalle prime battute. Ladro, imbroglione, con una morale al limite tra l’accettabile e l’inaccettabile. Il vero motivo per cui La legge della notte è un noir, è proprio lui. Conscio di una situazione amorale, in cui lui stesso è protagonista, vive una sorta di conflitto interiore. Un protagonista tormentato, come tanti nei noir, a cui Ben Affleck è riuscito a dare un ruolo convincente solo come sceneggiatore. Purtroppo la presenza del personaggio non è supportata da una recitazione impeccabile.

Ben Affleck in un fotogramma de La legge della notte

Ben Affleck in un fotogramma de La legge della notte

La critica

Il film è stato stroncato dalla critica, dimostrandosi un flop al botteghino, in un tempo relativamente ristretto. Per quale motivo? Analizzando alcuni fattori possiamo provare a comprendere meglio questo fallimento hollywoodiano.

Cosa può rendere un film con una produzione importante, un cast d’eccezione, una sceneggiatura ben fatta e una regia sapiente supportata da una fotografia d’autore, un flop commerciale?

Probabilmente il marketing scarso, e alcune scelte commerciali sbagliate. Prendiamo ad esempio il trailer, che potete vedere qui sotto. Per quanto abbia un buon montaggio, del film si capisce che niente altro è se non un gangster movie d’azione ambientato negli anni ’20. Una sequenza di sparatorie e inseguimenti, che per altro nel film risultano essere di secondo piano, inframezzate da frasi sconnesse, in cui pare che l’unico scopo del protagonista sia essere crudele e spietato. Un trailer che ha tratto in inganno anche noi, prima di gustarci questa pellicola intensa ed emotiva, degna di entrare nel firmamento del noir vecchio stile, ma con un approccio moderno.

Lawless - la legge della notte - westville blog

Locandina inglese di Lawless guarda trailer

Un esempio simile, ma nel verso opposto, lo abbiamo avuto con Lawless. Gangster movie del 2012, ai limiti del fantasy, in cui toni cupi e rapporti sentimentali di amore e odio tra i vari personaggi avrebbero dovuto sostenere il film. La pellicola si rivelò come una sequenza di cliché, pregna di violenza ingiustificata e grottesca, battute banali e una regia approssimativa. Un esempio di come un ottimo cast possa essere sprecato. Attori capaci di ottime interpretazione, relegati in personaggi piatti e caricaturiali.

Ha ragione la critica?

Spesso si può essere in disaccordo con la critica, ma un fondo di verità c’è sempre. Così come continuiamo a sostenere per l’editoria, nel cinema è ancora più importante. Il Marketing è parte del processo artistico, e non si può sottovalutare. Stando a come il marketing ha proposto La legge della notte, la critica ha ragione. Fatto sta che secondo il nostro parere, la pellicola di Ben Affleck è davvero un esempio di come questo genere di film possa ancora trovare il suo posto in un mondo cinematografico saturo di film ricolmi di incredibili effetti speciali digitali. Su una cosa però la critica ha avuto fortemente ragione. La prova d’attore di Ben Affleck non è sicuramente all’altezza dell’interezza del film. Poche espressioni, e poco convincenti, per un personaggio che sicuramente avrebbe avuto più profondità e tridimensionalità nelle mani di un altro attore. Ci sarebbe piaciuto ad esempio vedere Ryan Gosling, reduce ormai da pellicole drammatiche davvero interessanti, oppure Bradley Cooper, anch’esso capace di scavare badilate di emotività nei suoi personaggi.

Ad ogni modo il nostro parere è positivo, e consigliamo ai nostri lettori di impiegare un paio d’ore del loro tempo per gustarsi un’America d’altri tempi, interessante, pericolosa e variopinta.

 

Neo-Noir, un inquietante viaggio nella società

Arriviamo finalmente a un’argomento topico: il Neo-Noir

Recentemente abbiamo approfondito qualche aspetto del romanzo noir, per essere più sicuri di noi stessi sulla scelta della storia che andremo a leggere, o addirittura scrivere. La difficoltà di riconoscere un autentico noir, rispetto ai vari thriller, hard boiled, romanzi pulp, gialli e polizieschi è veramente grande, anche se ovviamente questo è un discorso da purista! Per tutti quelli che prendono la lettura per un momento ludico, poco importerà il genere, se la storia è bella e appassionante, non sarà un problema. Se vi interessa approfondire questo argomento leggete Genesi di un romanzo noir: uno sguardo al genere.

Tuttavia, per coloro che si stanno appassionando alle novelle tinte di nero, c’è una buona notizia: il Neo-Noir.

Cos’è il Neo-Noir

Il Neo-Noir è forse il genere più difficile da descrivere. Parliamo di un nero con infinite sfumature. In linguaggio matematico, il Neo-Noir è un’intersezione di insiemi.
Per farla breve, possiamo descrivere il Neo-Noir come il tentativo – talvolta ben riuscito – di autori post moderni, di esplorare quel lato buio e controverso dei propri lettori, ammaliandoli con storie assurde ben oltre il limite del grottesco.

westville blog noir neo noir quinlan

Orson Welles interpreta Quinlan nel suo “Touch of Evil” – 1958 – (Titolo italiano: “l’infernale Quinlan”)

La definizione più pratica di Neo-Noir sarebbe: “tutto quello che non avete visto nei film noir della Hollywood di anni ’40 e ’50”

Questa è la definizione che si può trovare ad esempio su dictionary.com, e come spiegazione ci piace un sacco… tuttavia la riteniamo un po’ riduttiva.
Negli anni sono spuntati un sacco di autori eclettici, stravaganti e a volte davvero esagerati. Il bello di questo genere è davvero la varietà con cui autori altrimenti considerati troppo controversi riescano a stimolare i lettori, andando a cogliere spesso lati scabrosi, ma comuni, dell’umanità contemporanea.

Un’infarinatura sul Neo-Noir

La cosa accattivante di un genere come il Neo-Noir è che non esiste un vero e proprio canone, pertanto le storie presentano infinite possibilità di combinazioni tra personaggi principali, secondari, scenografie e risoluzioni. Ci sono romanzi dove non è nemmeno contemplato un detective, o un caso di omicidio, romanzi dove il dramma di persone comuni diventa un pretesto per raccontare uno spaccato di vita ai limiti della civiltà.
La parte interessante di questo genere è proprio la possibilità di prendere quello che caratterizza il Noir classico, la particolare predisposizione a voler raccontare uno scenario sociale particolare, con tutte le sue sfaccettature negative, e portarlo all’estremo, senza curarsi minimamente dell’etica e della moralità.

Westville blog - Palahniuk Cavie - Neo-noir

Copertina del Neo-Noir Cavie, di Chuck Palahniuk

Il lato veramente spiazzante di molti romanzi Neo-Noir è la coesistenza del bene e del male in un unico personaggio. Considerando la trama come appunto, il pretesto perché esista il romanzo, i protagonisti di molte storie contemporanee sono i primi nemici di sé stessi. Talvolta questa bidimensionalità del personaggio è così oltraggiosa che si prova disgusto, come ad esempio in Cavie di Chuck Palahniuk. Un racconto a dir poco scabroso, eppure quel lato così grottesco e incivile è quello che rende più umano il romanzo. Non si può considerare certamente il romanzo più riuscito dell’autore, ma sicuramente rende l’idea sul potenziale inespresso di questo genere.

Altri autori notevoli di questo genere sono Sean Doolittle, Sara Gran, John Rector, Giorgio Faletti e molti altri.

In che modo si colloca Westville?

Westville Romanzo Vittorio Bottini Alberto Staiz copertina media

Per rispondere alla domanda sul perché parliamo di Neo-Noir, basterà leggere Westville. Per chi ha già affrontato la lettura sarà più semplice comprendere come il fatto di affidarci un genere così vario nelle sue possibilità, e così chiuso nelle sue esagerazioni, ci abbia aiutato a gestire ambientazioni tropicali, e storie notturne. La voglia di raccontare la realtà dentro una storia è stata sicuramente la miccia che ha innescato i vari focolai di “nuovo nero” all’interno del romanzo, e di conseguenza personaggi e situazioni si sono susseguiti restando in generis.
Se vi state lasciando trasportare dall’eventualità che il Neo-Noir sia il vostro futuro genere preferito, vi consigliamo di leggere la maggior parte degli autori che vi abbiamo consigliato, e perché no, anche Westville. Ricordatevi di lasciarci una recensione sulla pagina Facebook, fateci sapere la vostra opinione, per noi è molto importante!

Avremo comunque modo di approfondire ulteriormente l’argomento, sia da un punto di vista letterario, che cinematografico, soprattutto considerando quanto i due ambienti siano sempre stati legati l’uno all’altro, ma mai come in questo ultimo periodo.


Potete acquistare Westville…

Potete acquistare Westville su tutti i circuiti della carta stampata, da Amazon a Mondadori, da IBS a Webster e Libreria Universitaria, da Feltrinelli a SBC Edizioni.


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Miami Vice: tinte noir negli splendenti anni ’80

Gli anni ’80 sono considerati un decennio di ricchezza, benessere e spensieratezza. Un’economia occidentale galoppante, un benessere diffuso in tutti gli strati sociali, e la Guerra Fredda che si avviava verso la sua conclusione – con la vittoria del modello occidentale – sono fattori fondamentali che hanno influenzato cinema, letteratura e musica. Nella musica a stelle e strisce, prima dell’avvento di quel nichilismo cardine dell’epoca grunge, negli anni ’80 imperversavano da una parte un pop plastificato ma musicalmente ben costruito, e dall’altra un rock dalle forti tinte glam, eccessivo e spregiudicato. La voglia di fare baldoria si rifletteva nella musica, così come nel cinema, in un decennio dove i lieto fine regnavano incontrastati in quelle che – con molta probabilità – sono state le commedie più frizzanti mai girate nella storia del cinema più recente.

É Tutto oro quello che luccica?

Gli anni ’80 non furono solo divertimento sfrenato e ricchezza facile. Molti i problemi legati a questo decennio che hanno avuto ripercussioni negli anni successivi. Lasciando perdere discorsi di carattere economico e politico, da un punto di vista sociale gli anni ’80 sono stati in primis il decennio dell’AIDS, nonché il periodo in cui le droghe pesanti – cocaina ed eroina su tutte – hanno imperversato nella cultura occidentale, creando un fenomeno globale molto problematico. In questo contesto si inserisce la celebre serie televisiva Miami Vice, che di questi anni ’80 ha saputo cogliere il lato più oscuro, perverso e dark, riscrivendo le regole del noir, in un’epoca che di noir ha avuto (apparentemente) ben poco.

Il vizio di Miami

Cinque stagioni dal 1984 al 1989, con un inizio in sordina e un clamoroso successo a partire dall’inizio della seconda stagione. Miami Vice ha rappresentato uno dei più grandi successi della storia della recente tv americana, cambiandone le mode e riscrivendone i canoni. Il canovaccio è semplice: le indagini della sezione antidroga di Miami, la capitale statunitense del traffico di sostanze stupefacenti. Due protagonisti, Sonny Crockett e Ricardo Tubbs (rispettivamente Don Johnson e Philip Michael Thomas) – bellocci, brillanti e alla moda – che, comandati dal tenente Castillo (un magistrale Edward James Olmos), combattono il traffico di droga in una lotta senza esclusione di colpi, fatta di sparatorie, doppi giochi, intrighi e tradimenti. Dall’altro lato, affiorano anche le problematiche e controverse vicende personali che affliggono i due protagonisti per tutta la durata della serie.

Miami Vice

Don Johnson e Philip Michael Thomas in Miami Vice

Controtendenza

Miami Vice ha sbattuto in faccia al pubblico occidentale tutto quello che negli anni ’80 sembrava non esistere: droga, malavita, mafia, traffico d’armi, prostituzione, il tutto raccontato con un atmosfera dark, dai pesanti risvolti nichilisti, in chiara opposizione ai cliché del momento. Molte puntate si concludono con un finale amaro, in contrasto con i lieto fine quasi obbligati tipicamente anni ’80, offrendo spunti esistenzialisti ancora inediti nella tv occidentale del periodo, ancora alle prese con i canoni di felicità plastificata tipici di quel decennio, peraltro ben presenti nella serie stessa. I due protagonisti sono infatti brillanti e alla moda, guidano auto veloci, sono ambiti dalle donne e si muovono in ambienti raffinati e di alto livello sociale. L’outfit di Don Johnson – t-shirt e giacca di Armani, tutto rigorosamente dalle tinte pastello – è passato alla storia.

Ma questo ostentare classe e raffinatezza non riesce a nascondere il marcio nel quali i protagonisti si trovano a doversi muovere, afflitti anche dalle rispettive vicende personali che non fanno altro che aumentare il nichilismo di quella che può essere considerata la prima serie televisiva moderna. Non fosse per i vestiti e i tagli di capelli, Miami Vice potrebbe essere benissimo – con i dovuti aggiornamenti – una serie tv dei giorni nostri.

Innovativo

Le innovazioni di Miami Vice – in aperto contrasto con qualsiasi altra serie tv dello stesso periodo – hanno inoltre riguardato anche l’introduzione nelle serie tv di criteri tipicamente cinematografici che, nello specifico, hanno toccato il montaggio, le scenografie, l’uso delle luci e soprattutto la colonna sonora: celebri divi della musica hanno prestato il loro volto in numerosi episodi, e brani entrati nella storia della musica hanno fatto da sottofondo in numerose puntate. Come non ricordare In the air tonight di Phil Collins durante il finale dell’episodio pilota?

Tutto merito delle illuminazioni del creatore della serie, quel Michael Mann celebre regista di molti blockbuster, che ha in seguito magistralmente diretto Al Pacino e Robert De Niro in Heat-La Sfida (1995): uno spettacolare, crudele, spietato e affascinante noir metropolitano, pellicola che ha rappresentato l’apice assoluto della sua carriera.

Miami Vice ha rappresentato un vero punto zero. Un cambiamento profondo del genere noir, sia nel piccolo schermo che sulla carta: le sfumature più malinconiche e cupe di Westville sono anche frutto dell’influenza di una serie televisiva che ha fatto parte della nostra infanzia, ed è ben presente nel nostro background di scrittori noir.

Genesi di un romanzo noir, uno sguardo al genere

Una domanda ricorrente che ci viene posta da parte dei lettori di Westville riguarda sicuramente la genesi di un romanzo noir.

Il motivo, con molta probabilità, sta nel fatto che il noir è il tipico genere talmente stereotipato da aver accumulato una sostanziale dose di contaminazioni. Basti pensare che il romanzo noir è conosciuto da tutti, ma non a tutti piace, ha una schiera di sostenitori, i così detti puristi, e una serie di scrittori underground che hanno estremizzato le sue forme, e infine anche il noir si è evoluto, generando il neo-noir e tutte le forme moderne tipiche del romanzo nero.

Il romanzo noir non è solo una lettura ludica, è una forma mentis, un’esperienza personale, un viaggio romantico con se stessi.

Se è così conosciuto, perché non è un genere di punta nelle librerie?

Consideriamo ovviamente solo la realtà editoriale italiana, dove noi tutti attingiamo per le nostre letture. Innanzitutto vi consigliamo di prediligere librerie indipendenti e di settore, alle enormi catene che fanno un unico calderone di tutte le forme letterarie passate e presenti. Troverete sempre più di un romanzo noir, nelle librerie, anche nelle più piccole. I confini del romanzo noir sono labili, e salvo il classico detective, con borsalino in testa e sigaretta in bocca, la maggior parte dei lettori non distinguono le differenze tra romanzo giallo, poliziesco, hard-boiled, noir e via dicendo.
Questa miriade di generi e sottogeneri non hanno certo aiutato coloro che si avvicinano alla lettura, ma anche alla scrittura, rischiando contaminazioni non volute, e senza accorgersene destabilizzare i propri lettori.

Westville Libreria Nuova Terra Legnano

Westville in vetrina alla Libreria Nuova Terra Legnano, una libreria indipendente che sceglie autonomamente la sua proposta ai clienti affezionati.

Ci sono delle regole nel romanzo noir?

La scrittura è un’arte, un processo psichico che tramuta il pensiero astratto in azioni volte a comunicare. D’altra parte la comunicazione è un naturale processo che viene veicolato da un codice, quindi da regole insite nella società o nel sistema in cui si vuole comunicare. Il nostro ad esempio, è il codice della lingua italiana, con le sue regole, la sua grammatica, ma anche i suoi slang e neologismi.Westville blog westville new romanzo noir parola di Chandler

Quindi la scrittura è un’arte che può essere “costretta” in un sistema di regole, o esserne totalmente slegata. Si basa tutto su una nostra scelta. Rimane un dato di fatto che quando si vuole racchiudere il proprio pensiero creativo all’interno di un sistema diventa difficile esserne immuni, senza snaturare la propria idea.

Uno degli autori padri del genere noir è sicuramente il creatore di Philip Marlowe, Mr. Raymond Chandler. Nel 1949 l’eclettico scrittore noir si appuntava le sue dieci regole per il romanzo noir perfetto. Sono riportati in questo articolo di Panorama, semplice da consultare, ma li potete trovare in molti articoli in giro per il web, specialmente quelli che parlano di Parola di Chandler, un libro interessante, che racchiude scritti, lettere e appunti del leggendario scrittore noir.

Quello che spesso viene però scordato da scrittori e lettori è che le dieci regole per il noir perfetto, erano le regole di Chandler, un suo personale vademecum. Non esiste una “bibbia” del noir, che permetta all’aspirante scrittore, in base alla sua devozione, di accedere al paradiso dei romanziere, o all’inferno dei dimenticati. La catalogazione dei generi è una guida per il lettore, un aiuto a giostrarsi nell’intricato mondo della fantasia degli autori, per non essere fuorviato da quello che oggi, più che arte, viene considerato un mero prodotto commerciale. Questo spingere il “genere” del romanzo è chiaramente un’evoluzione commerciale dell’editoria, che nel bene o nel male, aiuta o disorienta scrittori e lettori. L’arte e il commercio sono comunque complementari, e l’uno favorisce l’altro come vecchi amici. Capita a volte che gli amici litighino, e spesso gli interessi di uno non coincidano con quelli dell’altro.

Come lo scrivo questo noir?

La scrittura è un’arte, lo abbiamo già detto? Quando scriviamo il nostro primo romanzo, la nostra prima storia, come è successo a noi moltissimi anni fa, prima di arrivare a scrivere Westville, è necessario sfruttare la totalità della potenzialità dell’arte. Prima che un romanzo diventi un prodotto, un oggetto sullo scaffale, un bene scambiato per denaro, dev’essere un’idea, coadiuvata da esperienza, conoscenza e volontà. In pratica: la scrittura è esercizio, non smetteremo mai di ricordarlo. Scrivere solo quando si ha un’idea non aiuta l’aspirante scrittore, al contrario buttare già un migliaio di caratteri al giorno può bastare per vedere drastici miglioramenti in tempi relativamente brevi.

Quindi, se siete aspiranti scrittori, ma ancora non avete scritto il romanzo della vostra vita, che quasi sempre non coincide con un successo commerciale, ma con un successo personale, sappiate che le regole sono poche e semplici:

  • Leggete molto;
  • Esercitatevi di più;
  • Non datevi mai per vinti.

Lo sappiamo, sembra riduttivo e poco valevole, ma secondo il nostro parere questo è l’unico modo per rimanere liberi dai dogmi del purismo, ed esplorare gli angoli più inesplorati della vostra fantasia. Le linee guida di un personaggio illustre come Chandler sono importanti, soprattutto perché vi danno degli ottimi suggerimenti per scrivere una storia che non faccia acqua da tutte le parti, che sia credibile anche nelle sue risoluzioni alternative immaginate dai lettori. Ma se vi affidaste solo ad esse, finireste a riscrivere per l’ennesima volta la stessa identica storia che è già stata scritta un milione di volte, o vista e rivista in qualche film pulp. Rimanere inerenti al genere è fondamentale, per potersi avvicinare al romanzo noir, ma non date per scontato che la vostra testa non possa partorire qualcosa di ancora più avvincente.

Siete Pronti?

Abbiamo scritto questo articolo in relazione al romanzo noir, ma vale per qualsiasi tipo di romanzo abbiate in testa. Continuate a scrivere, e quando le pagine delle vostre storie si moltiplicheranno esponenzialmente grazie all’esperienza e alla conoscenza acquisita, vi sentirete pronti. Non forzate la mano, lasciate che sia il flusso di pensieri a guidarvi. Parlate con voi stessi, raccontatevi una storia, ad alta voce, allo specchio, al registratore.
Scrivere è un’arte meravigliosa, godetevela! 

Editoria contemporanea: business digitale o cartaceo?

L’editoria contemporanea è caratterizzata da moltissimi lati business della comunicazione. Con l’avvento dell’era digitale i supporti si sono moltiplicati esponenzialmente, e anche l’editoria si è dovuta adattare. Schermi grandi, piccoli, 4:3 o 16/9, i telefoni e i tablet, chi li usa in verticale e chi in orizzontale, Kindle in crisi, e via discorrendo.

Cosa ha comportato realmente questo progressivo ma violento inserimento tecnologico in un settore, almeno in Italia, considerato ancora quasi totalmente analogico? Avevamo già aperto una parentesi parlando del design di copertina in questo articolo, e delle problematiche che i designer erano stati chiamati ad affrontare, ma le complicanze non si fermano.

Le nostre parole si basano su esperienze professionali dirette e ricerche nel settore, se avete informazioni da aggiungere, che possano completare quanto descritto, vi invitiamo a commentare il relativo post su Facebook, o semplicemente lasciare un post con il quale aprire un fruttuoso dibattito.

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Business editoriale

Parliamo di case editrici minori, dato che la nostra esperienza esula dai grandi colossi dell’editoria italiana. Il formato digitale viene spesso proposto agli autori esordienti, ma quasi mai è un’opzione obbligatoria, consigliata o incentivata. I contratti editoriali standard prevedono quasi sempre una parte aggiuntiva e separata in merito alla pubblicazione digitale. Come mai? Molte piccole case editrici nemmeno danno la possibilità di affrontare la pubblicazione digitale, e qualcuno si chiede: è plausibile nel 2017 non considerare questo tipo di lato dell’editoria contemporanea?

Numeri

Per capire appieno questa tendenza dobbiamo leggere i numeri e cercare di comprendere l’andamento del business. Ovviamente non possiamo permetterci di affrontare un’analisi del mercato, pertanto sarà fondamentale andare alla ricerca di dati reali, realistici e tangibili, al fine di farci un’idea sulle tendenze del mercato editoriale future.

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Stati Uniti e resto del mondo

Parliamo di States, dove è ambientato Westville, e del resto del mondo.

Attualmente gli Stati Uniti sono alla posizione numero 23 per ore di lettura spese durante la settimana dai consumatori di libri, una posizione sopra noi italiani, che mediamente ci dilettiamo nella lettura appena 5 ore e 36 minuti sui 7 giorni. I paesi asiatici, soprattutto del sud-est, danno prova di essere i maggior consumatori di libri, con paesi come India, Thailandia, China e Filippine, dove le ore settimanali dedicate alla lettura sono mediamente alte, dalle 7 alle 11 ore. Sei paesi europei alle prime posizioni, nelle quali troviamo Repubblica Ceca, Russia e Svezia. I dati sono raccolti nella NOP World Culture Score, una ricerca che si occupa di valutare la cultura e il grado di interessamento alla stessa in tutto il mondo. Qui la pagina ufficiale, dove sono presenti anche altri dati relativi alle ore spese nella lettura su internet, o a guardare la tv.

Ci teniamo però a precisare che questo dato non indica il grado di cultura distribuito nei suddetti paesi. Infatti un articolo contemporaneo del The Guardian ha mostrato i risultati di una ricerca inglese sui paesi con il maggior grado di cultura. Lo scopo della ricerca è quella di valutare i paesi in cui vengono maggiormente valorizzate le attività culturali legate all’istruzione e all’insegnamento. I paesi nordici, capitanati da Finlandia, Norvegia e Islanda, hanno dimostrato di voler investire sulla cultura più di chiunque altro. L’Italia non compare nelle prime dieci posizioni.

Editoria contemporanea: digitale o cartacea?

Abbiamo quindi un quadro esaustivo sull’interessamento letterario del mondo, ma è realistico? Basti pensare che i più grandi scrittori contemporanei, e il più imponente business letterario, vengono dallo stesso paese di lettori che spendono appena 5 ore a settimana circa nella lettura. A questo punto ci domandiamo: il vero business è digitale o cartaceo? Il motivo di quest’indagine risiede nella curiosità di capire se l’editoria, e soprattutto il pubblico, ritengono la lettura un’intrattenimento moderno, o se questo viene rilegato in quei passatempi datati, destinati a scomparire con il passaggio delle generazioni.

Torniamo nel nostro Bel Paese. Secondo un’indagine ISTAT del 2015, la più recente recuperabile, appena l’8,2% della popolazione italiana legge libri su supporti digitali. Anche negli States non troviamo cifre più rincuoranti, con poco più del 20%, calato del 50% circa rispetto l’anno precedente, secondo il New York Times, il business dell’e-book non si può considerare solido.

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Bisogna spaventarsi?

Ci sono i fermi sostenitori della carta stampata, una tradizione che, secondo alcuni, non può e non deve morire, mentre altri si sono totalmente scostati del libro tradizionale preferendo il supporto digitale. Quindi l’editoria contemporanea da chi viene rappresentata?

Attualmente i numeri parlano chiaro, vedendo il cartaceo ancora come mezzo di lettura preferito dalla maggior parte dei lettori. Westville è uscito in digitale da pochissimo (qui), e speriamo di farci presto un’idea sulle preferenze dei nostri lettori. La nostra opinione è ancora incerta, e rispecchia molto le pagine del nostro romanzo: subiamo il fascino della tradizione, del rapporto analogico nei confronti della vita, ma non siamo insensibili alle tematiche ambientali e tecnologiche.

Deepwater: un bel film, una terribile tragedia

westville news blog deepwater horizonEra da tanto che volevo scrivere questo articolo, e finalmente: eccolo qui! Purtroppo gli impegni sono tanti, e il tempo è tiranno. La scorsa notte mi sono obbligato a ritagliami due ore per gustarmi tutta la tragica amarezza di questa pellicola così “densa e viscosa“.

Sono un cinefilo, un’amante del cinema, una delle forme d’arte più evolute attualmente nel panorama della civilizzazione moderna. Il cinema incarna perfettamente il business dell’arte, che si completa di tre fattori fondamentali: le competenze artistiche, le attrezzature e i soldi. Questi tre elementi sono imprescindibili l’uno dall’altro, e Hollywood, negli anni, ne ha dato una prova incontestabile.

Sono un cinefilo, della peggior specie. Inizio la ricerca del film perfetto alle 21.00, con la gioia nel cuore, e finisco per scegliere il più tragico dei drammatici verso le 24.00. Così me ne vado a letto verso le due di notte con la morte nell’anima.
Oggi però voglio scrivere a proposito di un film particolare: Deepwater (titolo originale: Deepwater Horizon)

 

Cos’è Deepwater

Deepwater (sito web) è un film del 2016, diretto da Peter Berg (Cop Land, Collateral, Leoni per Agnelli), e interpretato da Mark Wahlberg, Kate Hudson, Kurt Russel e John Malkovich.
Insomma, una produzione che di certo non scherza.

Deepwater, tristemente tradotto in “inferno sull’oceano”, riprende il nome della piattaforma Deepwater Horizon, l’impianto di perforazione offshore che nel 2010 si incendiò, e successivamente si rovesciò nel Golfo del Messico, insieme a quasi 10 milioni di litri di petrolio, diventando così l’emblema di uno dei disastri ambientali più tragici della storia di questo pianeta. Proprio su questo terribile evento si basa la trama del film, che cerca di raccontare i fatti riportati dai diretti sopravvissuti, romanzando profondamente gli avvenimenti.

Deepwater Horizon

Westville News real Deepwater Horizon

La Deepwater Horizon era un’installazione per la perforazione, di proprietà della compagnia svizzera Transocean, attiva nel settore dei servizi energetici petroliferi. Come altre compagnie, la Transocean fornisce alle multinazionali energetiche le strumentazioni per individuare ed estrarre il petrolio. Questo perché alle compagnie petrolifere conviene noleggiare, tramite un leasing specifico, i suddetti impianti, anziché averne di proprietà, dato l’enorme costo del personale, degli aggiornamenti tecnologici e della sicurezza. Inoltre una compagnia petrolifera generalmente ha punti d’estrazione in tutto il globo, e spostare una piattaforma costerebbe più che noleggiarne una.

Nel particolare la Deepwater era una struttura perfettamente funzionante, concessa dalla Transocean alla BP, la British Petroleum, una multinazionale energetica di cui abbiamo pompe di rifornimento anche in Italia. Una versione evoluta di un progetto già esistente, che avrebbe permesso alla BP di estrarre il petrolio a grandi profondità marine anche nel Golfo del Messico – colpito spesso da burrasche – grazie ad un sistema di spostamento dinamico.

Cos’è successo

Westville News real Deepwater Horizon flamesNon è facile reperire informazioni verosimili sull’incidente, anche perché stando alle dichiarazioni della BP, la Halliburton, una società texana responsabile della gestione delle risorse energetiche, avrebbe cancellato volontariamente delle informazioni che la BP avrebbe usato come prova per la propria innocenza. Successivamente la BP si è dichiarata colpevole di ben undici capi di accusa, per un risarcimento totale verso i paesi colpiti dal disastro. tra cui la Louisiana, di 18,7 miliardi di dollari in 18 anni. Vien da sé pensare che la questione sia comunque poco cristallina, anzi, navighi proprio su una marea nera.

L’unica certezza è che il 30 Aprile 2010 la Deepwater Horizon sia stata avviluppata dalle fiamme, che 11 persone siano morte e che le conseguenze del rovesciamento del petrolio in mare comporterà conseguenze gravissime sulla flora, sulla fauna e sull’essere umano per svariate decine di anni a venire.

Westville News Pelican Bp Oil Deepwater Horizon

Il film…

Mark Wahlberg interpreta Mark Williams, un elettrotecnico impiegato sulla piattaforma. Un cast d’eccezione contorna la vicenda raccontata, sullo sfondo del terribile disastro: le gesta eroiche di alcuni uomini, Williams su tutti, che nel tentativo di salvarsi, si trasformano a loro volta in salvatori. Purtroppo, come la realtà ci ha raccontato, undici uomini sono comunque rimasti uccisi dalle fiamme, ma la forza di alcuni ha permesso di limitare questo numero, che altrimenti sarebbe stato ben più tragico. Vi segnalo questo bellissimo articolo che parla delle differenze tra il film e la realtà, comparando anche gli attori con le loro controparti reali.

Westville News real Deepwater Horizon movieLa pellicola è stata concepita con dovizia di particolari, e un investimento notevole. Circa 156 milioni di dollari sono stati investiti dalla Lions Gate, nei quali è compresa la realizzazione del più grande set acquatico della storia del cinema. La piattaforma Deepwater Horizon è stata ricostruita all’86% della sua grandezza reale, in una vasca dalle proporzioni bibliche. A far lievitare notevolmente il budget, oltre al cast, sono state le molteplici esplosioni e gli effetti speciali molto curati, che hanno fatto guadagnare al film una nomination agli oscar.

Personalmente ho trovato questo film davvero emozionante. Al di là della storia personale dei sopravvissuti, vedere sullo schermo un film basato su una simile tragedia mi ha un po’ fatto riflettere. Quello che ancora di più mi ha dato da pensare è stato però lo scarso successo che ha ottenuto, ad esempio, al box office italiano. Un film passato totalmente in sordina, che pochi hanno visto e che i più hanno snobbato, quando in realtà è una pellicola che ha avuto il merito di mettere d’accordo critica e pubblico, in direzione positiva.

…e Westville?

Come molti sanno, o hanno capito, Westville ha preso ispirazione proprio da questo triste episodio. In un periodo di forte stress sociale, in particolare il 2010, non poteva che generare rabbia e frustrazione. Dopo qualche anno questa rabbia si è riversata nel romanzo sopracitato, andando a delineare una tragedia simile a quella reale, che fa da sfondo alla Louisiana post disastro descritta all’interno delle pagine del libro. Ad oggi sono passati quasi 10 anni, e questo disastro, le immagini di questa tragedia, mi provocano ancora rabbia e frustrazione.

Ci auguriamo che Westville sia per tutti fonte di intrattenimento ed emozione, ma anche un monito, almeno nel suo piccolo. Essere consapevoli e interessati non può certo fare del male.

Vittorio Bottini


Potete acquistare Westville…

Potete acquistare Westville su tutti i circuiti della carta stampata, da Amazon a Mondadori, da IBS a Webster e Libreria Universitaria, da Feltrinelli a SBC Edizioni.


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L’eclettico factotum Don Winslow tra i maestri del poliziesco contemporaneo

Proseguiamo la nostra personalissma rubrica di consigli letterari, continuando la lista di autori di genere poliziesco/noir che, in un modo o nell’altro, hanno influenzato lo sviluppo e la stesura di Westville.

Un tratto comune alla maggior parte delle librerie italiane è la presenza in vetrina di un numero di autori ricorrenti: scrittori molto famosi e al tempo stesso molto prolifici, che ogni anno sono in grado di sfornare una nuova pubblicazione. Tra questi c’è Don Winslow, uno scrittore che, romanzo dopo romanzo, è diventato uno dei massimi esponenti del poliziesco americano contemporaneo. Una storia personale particolare e affascinante la sua, che lo ha portato alla scrittura solo dopo aver svolto innumerevoli esperienze lavorative.

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Don Winslow

FACTOTUM – Nato nel 1961 a New York, prima di diventare un professionista della crime fiction, Winslow ha cambiato una moltitudine di professioni differenti: gestore di una catena di teatri, guida turistica in Africa, fino alla fondamentale esperienza di investigatore privato, che gli ha fornito il background perfetto dal quale pescare i soggetti per le sue storie poliziesche.

Una carriera iniziata in sordina quella di Winslow, con la serie di romanzi – pubblicati all’inizio degli anni ’90 – che hanno come protagonista l’investigatore Neal Carey. Winslow ha poi deciso di abbandonare la professione investigativa per concentrarsi unicamente sulla scrittura.

IL SUCCESSO – Dopo il buon successo di Morte e vita di Bobby Z, pubblicato nel 1997, è arrivata la consacrazione nel decennio successivo: il masteripiece Il potere del cane (2005), mastodontica opera incentrata sul traffico di droga tra Messico e California; L’inverno di Frankie Machine (2006), appassionante storia di un killer della mafia ormai pacificamente in pensione, richiamato da un boss al quale deve un favore per un ultimo, difficile, lavoro; La pattuglia dell’alba (2008), incentrato sulle indagini del surfista Boone Daniels, ex poliziotto e investigatore a tempo perso. Questi sono solo alcuni dei titoli più significativi che hanno reso Winslow un maestro del poliziesco contemporaneo, apprezzato non solo in patria ma anche nel resto del mondo.

PROSA SECCA E AFFILATA – I romanzi di Winslow sono un puro concentrato di azione, ricchi in ogni singola pagina di colpi di scena, ribaltamenti, tradimenti e storie che si intrecciano e si annodano, sbrogliandosi in finali originali e sempre inaspettati.

Winslow è un maestro nella costruzione dell’intreccio, vere e proprie opere di architettura narrativa. Inoltre un plauso va anche al suo stile di prosa sempre molto secca e costituita da frasi brevi e incalzanti: uno stile godibile e meno superficiale di quello che si potrebbe pensare a una prima occhiata, che aggiunge un tocco in più a romanzi che hanno dalla loro già un’elaborazione tematica molto complessa.