10 imperdibili maestri del noir

Iniziamo una nuova stagione di articoli sul blog di The Westville Series con una carrellata di consigli letterari a tema noir. Ho selezionato dieci autori a mio parere imprescindibili per capire l’evoluzione e le sfumature della letteratura noir degli ultimi decenni. Ovviamente sia tratta di una piccola selezione, basata sulle mie letture più recenti e sul mio gusto personale: non me vogliate se ho tralasciato qualche nome degno di menzione. Ho volutamente ignorato gli scrittori italiani, semplicemente perché mi piacerebbe trattare il tema in separata sede, magari in uno dei prossimi articoli del blog. I vostri scrittori noir preferiti quali sono? Potete lasciare un breve commento con le vostre proposte di lettura. Ecco i miei suggerimenti, accompagnati anche da qualche suggerimento cinematografico. Buona lettura!

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Raymond Chandler

Come non citare il capostipite (a pari merito con Dashiell Hammett) del genere hard-boiled? Le indagini del detective Philip Marlowe – prototipo dell’investigatore solitario, tormentato, bevitore e perennemente al verde – sono entrate nell’immaginario collettivo, anche grazie a numerose fortunate trasposizioni cinematografiche. Tutti i sette romanzi con protagonista Marlowe sono di qualità altissima, e vi consiglio vivamente di leggerli tutti. Se dovessi scegliere un titolo, non esiterei a dire Il lungo addio, un capolavoro assoluto della letteratura americana del ‘900, non solo noir.

noir

Jo Nesbo

Più di trenta milioni di copie vendute (dato aggiornato al 2017, quindi sono verosimilmente molte di più): basterebbe questo ad annoverare il norvegese Jo Nesbo tra i massimi esponenti del noir mondiale. Nesbo rappresenta il portabandiera di quella scuola noir nord-europea che tanta fortuna sta raccogliendo negli ultimi anni. Trame complesse con colpi di scena a ogni finale di capitolo, e una scrittura semplice e molto scorrevole, fanno dei romanzi di Nesbo magnifici noir-thriller dall’alto tasso di coinvolgimento. La lunga serie con protagonista Harry Hole rappresenta il manifesto letterario dell’autore norvegese: i romanzi possono essere letti slegati l’uno dall’altro, anche se la vita del protagonista è in continua evoluzione. Romanzi consigliati: Il pettirosso, Polizia, e L’uomo di neve.

Jean Claude Izzo

Francese di chiara origine italiana, Izzo è un esponente di spicco della corrente chiamata noir mediterraneo. Imperdibile la sua trilogia marsigliese, da leggere in rigoroso ordine di pubblicazione, composta di Casino Totale, Chourmo e Solea. Protagonista l’ex poliziotto disilluso Fabio Montale. Scrittura semplice ma raffinatissima e molto evocativa, e intrecci brillanti che vanno a pescare nel marcio dei bassifondi di Marsiglia, sono i punti forti di una trilogia a dir poco incantevole e poetica. Unico rammarico, la morte dell’autore nel gennaio del 2000, a soli 54 anni.

James Ellroy

The Mad Dog, il cane pazzo della letteratura americana. James Ellroy è un autore unico per stile, capacità narrativa, complessità d’intreccio e produttività, con una vita privata ricca di episodi incredibili (dall’omicidio – ancora insoluto – della madre, alla vita da vagabondo prima di diventare scrittore) che aggiunge un tocco di fascino a uno scrittore che non ne avrebbe certo bisogno. Bastano, infatti, i suoi romanzi, capolavori assoluti del genere. Imprescindibile la quadrilogia di Los Angeles, un must read, tra cui spicca il magistrale L.A. Confidential, da cui è stato tratta la celebre (e godibile) pellicola.

Edward Bunker

Il re dei romanzi carcerari Edward Bunker si è meritatamente ritagliato un posto nell’élite della letteratura noir grazie a potenti drammi ambientati nelle peggiori carceri degli States. Nelle sue opere, la brutalità delle condizioni dei detenuti e l’incapacità del sistema di “riformare” i criminali sono condannate senza mezzi termini. Dopo decenni a fare dentro e fuori dalle prigioni degli Stati Uniti, Bunker inizia una felice carriera di scrittore e buon attore, ricevendo in età avanzata i doverosi riconoscimenti. Must read: Cane mangia cane, Come una bestia feroce, e l’autobiografico Educazione di una canaglia.

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Don Winslow

Letterariamente figlio di James Ellroy, Winslow si è imposto all’attenzione della scena letteraria mondiale con alcuni appassionanti noir ambientati tra California e Messico. Una scrittura più secca di un Martini e un minimalismo all’ennesima potenza fanno da contraltare a una sopraffina capacità di elaborazione di intrecci intricatissimi. L’inverno di Frankie Machine può essere il punto di partenza per un lettore che non conosce Winslow. Il suo capolavoro è senza dubbio Il potere del cane, monumentale primo volume di un’elettrizzante trilogia sul narcotraffico messicano.

Elmore Leonard

Il prolifico e poliedrico Elmore Leonard ha raggiunto la fortuna commerciale in Italia in seguito ad alcune ottime trasposizioni cinematografiche, che hanno fatto riscoprire la sua arte al grande pubblico italiano, che lo aveva ingiustamente ignorato fino a quel momento. Leonard vanta una produzione vastissima, perlopiù ambientata nei bassifondi di Detroit. La maestria nella costruzione dei dialoghi e un’attenzione meticolosa per le ambientazioni fanno di Leonard uno degli autori noir imprescindibili per ogni amante del genere. Out of Sight, Lo sconosciuto n.89 e Punch al Rum rappresentano un buon punto di avvicinamento alla sua opera. Da non disdegnare, infine, la sua produzione western.

Manuel Vazquez Montalban

Spagnolo di Barcellona, scrittore e giornalista con la passione per il calcio e la gastronomia, Vazquez Montalban deve la sua fama alla fortunata e lunghissima serie di romanzi con protagonista l’investigatore privato Pepe Carvalho, altra figura romantica entrata nell’immaginario collettivo. Per un primo approccio con il mondo di Carvalho, suggerisco di iniziare dai primi romanzi della serie, in particolare La solitudine del manager e I mari del sud.

Dennis Lehane

Il bostoniano Dennis Lehane è uno dei nomi di punti del poliziesco contemporaneo, grazie anche ad alcune celebri e ben riuscite trasposizioni cinematografiche, tra cui ricordo Shutter Island, Mystic River e La legge della notte. Una scrittura di alto livello, trame originali e un’attenzione particolare alla caratterizzazione psicologica dei personaggi sono i punti di forza della prosa elegante di Lehane. Letture consigliate: La casa buia e La morte non dimentica.

Brian Panowich

Volto nuovo della scena letteraria americana, l’ex pompiere Brian Panowich ha stupito con il suo esordio Bull Mountain, datato 2015, cui ha fatto seguito quattro anni dopo, Come leoni. I due romanzi narrano la storia della famiglia di contrabbandieri Burroughs: tra distillerie abusive, laboratori di metamfetamine, fucili, pick up e sparatorie, Panowich imbastisce una coinvolgente saga famigliare southern noir, ambientata nella natura selvaggia delle montagne della Georgia, negli Stati Uniti.

Alberto Staiz

Colpisci e scappa, il noir underground dalla Scozia

La letteratura è viva e vegeta, e lo si vede nelle fiere.

Questo è quello che ho pensato durante la fiera Book Pride a Milano, lo scorso 16 Marzo. Probabilmente qualche addetto ai lavori non sarà d’accordo con me, d’altra parte l’economia di questo paese attraversa ormai uno stallo perenne, dovuto a un cambiamento radicale che ancora non è riuscito a superare, con la complicità dei soliti noti.
Ad ogni modo, ai miei occhi da fruitore, ho potuto notare tante persone appassionate e coinvolte, tanti bambini e molti curiosi.
Tra le varie case editrici, mi sono imbattuto in una realtà a me ancora sconosciuta, ma grazie alla quale ho scoperto una perla della letteratura noir scozzese: Doug Johnstone e il suo Colpisci e Scappa.
Attirato dalle copertine che si mostravano con grafiche fresche, moderne, lontane anni luce dal marketing da quattro soldi dei vecchi giganti, mi sono interessato al parco autori di CasaSirio. La piccola casa editrice, nella figura di Martino, mi ha consigliato quello che secondo lui era un ottimo prodotto.
Fatto questo dovuto preambolo, mi lancio a parlare del romanzo che ho finito di leggere giusto un paio di giorni fa.

Colpisci e scappa Doug Johnstone

Scheda Libro

  • Titolo: Colpisci e Scappa
  • Autore: Doug Jonhstone
  • Casa Editrice: CasaSirio
  • Consigliato: Si
  • Acquista: Amazon

Trama

Cosa faresti se dopo una notte brava, all’insegna di alcool e droghe, in compagnia della tua bellissima ragazza e di tuo fratello maggiore, ti ritrovassi stupidamente al volante della tua utilitaria per le strade sopra Edimburgo, e colpissi accidentalmente il boss della malavita della città, uccidendolo?

colpisci e scappa doug johnstone westville news

Questa era proprio la freschezza che stavo cercando. Una storia nuova, che colpisse il lato più curioso della mia sete di letture.
Affondo la testa tra le pagine di Colpisci e Scappa, alla ricerca di un brivido continuo.
Vengo accontentato.
L’intreccio si palesa subito nelle prime pagine. Conosciamo quindi Billy, il nostro protagonista. Aspirante giornalista, dipendente dalle droghe e estremamente riflessivo. Zoe è la sua fidanzata, a dire di Billy, oltre le sue possibilità, e Charlie, fratello maggiore, dottore e spacciatore di farmaci rubati al lavoro. Si percepisce che tra i tre c’è un’ottima intesa. A legare i fratelli l’amore per la madre, scomparsa anni prima, lasciandoli definitivamente orfani. In tutto questo Zoe fa un po’ da mamma, permettendo ai due di vivere sotto il suo tetto. Billy e Zoe sono anche colleghi al giornale, lui per la cronaca, lei per la moda.
Attorno si accalcano una serie di personaggi molto ben caratterizzati, e in qualche modo intrecciati tra loro. Rose, il mentore di Billy, una donna adulta e consapevole del suo corpo, che sfrutta la complicità sessuale con il capitano di polizia, in cambio di soffiate per la sua carriera. Ma Rose è anche una figura materna per Billy, a tratti premurosa e comprensiva nei confronti di una promessa del giornalismo d’inchiesta, che cela dietro la sua fortuna da prima pagina il terribile segreto: è un assassino.
Adele è la moglie del defunto boss mafioso, persa in una vita di violenza, ma anche una madre amorevole per suo figlio Ryan.
Insomma, tematiche che tornano nei vari rapporti tra i personaggi, in un susseguirsi di violenza, droga, e surrealismo urbano moderno degno di una Edimburgo affascinante e pericolosa.

Doug Johnstone

Doug Johnstone colpisci e scappa scrittore

Non si può certo dire che Johnstone non sia un autore prolifico, oltre che un uomo di cultura e sport.
Con ben 9 romanzi in 12 anni, il romanziere scozzese si è guadagnato il titolo di “gioiello della narrativa crime” convincendo il pubblico e la critica per la sua capacità di infondere nel lettore quella sana voglia di girare pagina dopo pagina, alla scoperta della verità.
Ma Johnstone non è solo uno scrittore. Laureato in fisica, con un dottorato in fisica nucleare, prima di dedicarsi alla letteratura, ha progettato un sistema di guida radar missilistico per aeromobili.
Doug Johnston è anche batterista e calciatore dilettante, per la sua squadra di scrittori di Edimburgo.

Considerazioni su colpisci e scappa

Ho amato l’approccio crudo e diretto di una narrazione che tralascia dettagli superficiali per concentrarsi sui risvolti psicologici, e sul rapporto tra i personaggi. Johnstone guida abilmente il suo protagonista in un vortice di violenza e moralità dissacrante, alla ricerca del lato più crudo della natura umana.
Non sono mai stato a Ediburgo, ma grazie a Doug Johnstone, è come se avessi vissuto il meglio e il peggio di una città affascinante.
Billy tuttavia è palesemente un anti-eroe, a volte fin troppo, risultando a tratti incomprensibile nelle sue scelte, e talvolta addirittura disgustoso.
La narrazione è scorrevole e piacevole nella maggior parte del romanzo, ma pecca molto nelle scene d’azione, dove il realismo paradossale di una situazione al limite del grottesco, lascia il posto alla banalità di film d’azione thriller americani, con malviventi oltre lo stereotipo.

Nel complesso, questo romanzo del 2012 è davvero interessante, coinvolgente e infonde la voglia di leggere tutta la bibliografia dell’autore, alla ricerca della prossima storia frizzante e agghiacciante allo stesso tempo.

Vittorio Bottini

Il mercato del libro è in crescita, come leggere la statistica 2018

Il mercato del libro è in crescita netta da tre anni. Mentre tra il 2015 e il 2017 ci sono stati degli incrementi decisi e decisivi, questo 2018 sta vedendo la chiusura sempre in zona positiva, seppur stabile da inizio anno. Una battuta d’arresto, in una crescita così forte, è economicamente comprensibile, se si considera che il mercato del libro ha vissuto una crisi davvero lunghissima. Secondo l’associazione italiana editori (AIE) si tratta d una crescita sostanzialmente piatta, che tuttavia passa in secondo piano, se analizziamo la performance italiana al Buchmesse di Francoforte, il più famoso incontro editoriale, volto allo scambio dei diritti per la pubblicazione di autori.

Gli editori nel mercato del libro

Partiamo dal presupposto che il colosso Amazon non fornisce dati all’AIE. Secondo molti è un comportamento scorretto, perché non fornire dati di vendita impedisce di creare una statistica, potenzialmente utile per aiutare chi di questo mercato ci vive. Ma la politica di Amazon è ferrea, e divulgare informazioni di terzi non è compito suo. Se le case editrici che utilizzano il marketplace digitale sono libere di divulgare i loro dati di vendita all’AIE di loro pugno, e di certo Amazon non lo impedisce. Gli stessi accusatori affermano che il comportamento di Amazon sarebbe un impedimento all’autorità pubblica, riguardo “provvedimenti” eventuali, senza però spiegare in che modo l’attività di vendita online creerebbe questi presupposti.

Ad ogni modo sono le piccole e medie case editrici ad avere la meglio, con crescite significative. Ottima notizia per i piccoli autori, che vedono la loro base di credibilità aumentare notevolmente, assottigliando così il divario con autori più “spinti”. Tuttavia sono i settori dell’editoria per l’infanzia e la letteratura per ragazzi a segnare la vera svolta nella crescita editoriale, e la fiction straniera in seconda battuta.

Le librerie nel mercato del libro

Secondo le stime, le librerie rimangono il punto fisso dei lettori, ma per leggere il dato è necessario incrociarlo con quanto detto poco sopra. Sono quindi le librerie specializzate nella letteratura per l’infanzia e adolescenza che respirano meglio. Inutile parlare delle grandi catene, che vivono grazie a un marketing selvaggio e ai proventi delle attività collaterali. Le librerie indipendenti, specie quelle generiche, soffrono di più per mancanza di assortimento, l’assenza di una politica di sconto e fedeltà del cliente e l’arretratezza rispetto al mercato contemporaneo. Tuttavia è evidente che la maggior parte dei generi letterari sta subendo una crisi intestina, e malgrado la moltitudine di copie vendute da parte di autorevoli e illustri nomi del romanzo contemporaneo, ciò non è sufficiente a garantire vita facile alle piccole attività commerciali.

Gli autori nel mercato del libro

In questo insieme di dati, statistiche e previsioni, ci sono gli autori emergenti. La crescita delle piccole e medie case editrici potrebbe apparire come un incentivo fondamentale agli autori che si affacciano per la prima volta nel mondo dell’editoria. Tuttavia, l’elevatissimo numero di case editrici di piccole e piccolissime dimensioni ha causato un “sovraffollamento” nel mercato del libro: tantissime le pubblicazioni mensili, la maggior parte delle quali si perdono nei meandri della distribuzione, finendo per favorire i “soliti noti”. Una casa editrice ha il compito non solo di pubblicare libri, ma anche di promuoverli, distribuirli, e sponsorizzarli, utlizzando al massimo le potenzialità del web, indispensabile per la promozione di un prodotto nella società di oggi.
Discorso a parte è rappresentato dalle moltissime case editrici che popolano il mare dell’editoria a pagamento. Il consiglio è quello di evitare, sempre e comunque, chi promette pubblicazioni in cambio di soldi.

Il consiglio principale è sempre quello di valutare una prospettiva carrieristica in base a diversi fattori, alcuni dei quali davvero fondamentali. A fare da padrone tra questi ci sono: capacità di comprendere il mercato, competenze nel mondo del marketing, capacità di coltivare conoscenze genuine e tantissima pazienza. Se siete già muniti di una buona quantità di Maalox, avete una marcia in più!

Country Dark di Chris Offutt: crudo, graffiante, epico, imperdibile

Dopo qualche settimana di silenzio – assolutamente motivato, ve lo possiamo assicurare – tornano i consigli letterari del blog di Westville. Oggi parliamo di Country Dark di Chris Offutt, una delle novità più interessanti della presente stagione letteraria. Stiamo parlando di un romanzo che, dopo il clamore dettato dalla novità, non finirà certo nel dimenticatoio, ma andrà a soggiornare stabilmente nello scaffale dedicato ai vostri romanzi preferiti. Il perché ve lo spieghiamo nell’articolo.

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Chris Offutt

Il pubblico italiano ha avuto modo di apprezzare le doti di questo scrittore sessantenne originario del Kentucky con la raccolta di racconti Nelle terre di nessuno, pubblicata lo scorso anno da Minimum Fax, una realtà editoriale da sempre attenta a quello che di buono accade nel panorama letterario statunitense. Dopo il meritato successo di questa prima pubblicazione, nel mese di giugno di quest’anno è comparso sugli scaffali delle librerie Country Dark, secondo romanzo di Chris Offutt, autore anche di due raccolte di racconti e tre memoir, di prossima pubblicazione sul mercato italiano.

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Chris Offutt (foto via: www.minimaetmoralia.it)

Country Dark

Il romanzo si apre con il taciturno protagonista Tucker, plurimedagliato reduce della guerra di Corea, impegnato nel ritorno nell’aspra e selvaggia terra natia, quel Kentucky popolato da fuorilegge, ancora dominato dalla natura selvaggia che ne detta i ritmi di vita e le abitudini. Sulla strada del ritorno, Tucker incontra Rhonda e se ne innamora, non dopo averla salvata dalle aggressioni a sfondo sessuale perpetrate dallo zio.

Dieci anni dopo, la coppia è sposata e conduce una vita felice, unita da un amore reciproco viscerale e dall’affetto incondizionato per i numerosi figli avuti, alcuni dei quali disgraziatamente nati con dei deficit psichici. Nel frattempo, Tucker si è trasformato in un esperto contrabbandiere di alcool alle dipendenze del furbo Beanpole. Tuttavia, una grave minaccia incombe sull’equilibrio della famiglia. Tucker non esiterà a imbracciare nuovamente le armi per difendere le persone che ama, arrivando a mettere sul piatto la propria vita in un’escalation di violenza inaudita ma razionale.

offuttViolento, autentico, crudo: vero

Country Dark è una lettura imprescindibile per chiunque ami la letteratura americana, in particolare per coloro che amano quei setting rurali made in usa. Quella raccontata da Country Dark è una storia cruda, violenta, viscerale, ma sempre dominata dall’amore, la forza motrice di tutte le azioni intraprese da Tucker: l’amore per la sua famiglia, per la sua casa e per la sua terra. Violenza efferata si alterna ciclicamente con una dolcezza commovente, in un microcosmo rurale e selvaggio, lontano anni luce dalla contemporaneità, ma dotato di quella sincerità che spesso manca nella società di oggi, in tutti i livelli.

Offutt è un fuoriclasse della scrittura, e in questo romanzo dimostra tutte le sue qualità. Una sapiente scelta lessicale pennella le dettagliate descrizioni naturalistiche, mentre nei dialoghi, asciutti e graffianti, l’autore si esibisce in una capacità di sintesi efficace e fuori dal comune. Differenti tonalità di colore si mescolano creando un affresco incantevole e dal fascino intramontabile. Siamo sicuri che Country Dark diventerà in poco tempo un classico della letteratura americana contemporanea. Pertanto, vi invitiamo a prenderlo seriamente in considerazione nel momento in cui vi trovate tra gli scaffali delle librerie per scegliere le letture da portare con voi in vacanza.

Alberto Staiz

Il bar delle grandi speranze: speranza nell’umanità

Il bar delle grandi speranze è vita

Voglio fare una premessa. Questo non è un articolo scritto per il SEO, o una recensione dell’ultimo romanzo letto, una ruffianata marchettara e nemmeno un canonico post da blog. Il mio è un tentativo disperato di scrivere l’ode per le quattrocentottantasei pagine, ringraziamenti compresi, tra le più toccanti che abbia mai letto.

Il romanzo

Il bar delle grandi speranze è un romanzo, ma è anche un resoconto dettagliato della vita di una persona qualunque, nata a ridosso di una delle aree metropolitane più popolate del mondo: lo stato di New York.
La storia comincia con il narratore che ricorda la sua infanzia. La mancanza di un padre, la presenza di una madre forte. La narrazione fa capire subito al lettore che il protagonista non è il narratore stesso, ma tutte le persone, iconici attori in una scena teatrale surreale, che gli ruotano attorno. La loro storia è il viaggio più bello che io abbia mai letto. Aggiungere altro sarebbe come uscire dallo schermo e spaccarvi la faccia. Rovinarvi la sorpresa di leggere questo romanzo equivarrebbe ad un tremendo delitto imperdonabile. Tanto varrebbe trovarvi uno ad uno e tormentarvi con metodi di tortura israeliani.

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Moehringer il bar delle grandi speranze

J.R. Moehringer

J.R. Moehringer

L’autore è un giornalista da Pulitzer, ed è proprio questo il bello. Non leggeremo di come ha vinto il Pulitzer. Non è un’auto conclamazione, non ci troviamo di fronte alla masturbazione professionale di un uomo di successo, non leggeremo quasi cinquecento pagine di “guarda come sono figo”.
Sono stato catapultato in un mondo che non conoscevo. Non sono mai stato a in quei luoghi, ma girata l’ultima pagina di romanzo mi sono accorto di essere tornato da un viaggio importante. Mi sento cambiato. Poche volte mi è successo in vita mia che un romanzo, un film, una storia riuscisse a spostare gli assi della percezione della vita, nella mia testa. Moehringer è stato uno di quelli che ce l’ha fatta. Mi ha letteralmente gettato dentro il suo mondo, mi ha fatto conoscere i suoi amici, i suoi nemici, i suoi amori, la sua famiglia, come farebbe un buon amico, senza annoiarmi con aneddoti fine a se stessi.
Moehringer si è messo a nudo, e mette a nudo anche il lettore. Ti porta in un continuo ed emotivo riscoprire te stesso attraverso la sua vita, le persone e le situazioni che hanno caratterizzato la sua esistenza.

Il senso del viaggio

Ci sono state pagine che mi hanno fatto ridere, altre mi hanno fatto piangere, altre ancora incazzare. Poi ci sono state pagine che mi hanno fatto fare tutte e tre le cose contemporaneamente.
Ma la cosa più importante è che ogni capitolo mi ha lasciato qualcosa.
Potete leggere tutti i manuali di marketing del mondo. Potete leggere tutte le biografie di Musk, di Montemagno, di qualsiasi guru filantropo di successo. Ma nessuno vi mostrerà una vita genuina, svestita da ambizioni e successi come Il bar delle grandi speranze. Questo perché siamo ormai abituati a vedere la vita come un susseguirsi di successi professionali, di tentativi di accumulare cose e denaro. In realtà questo libro può sembrare un drammatico, può sembrare un’auto biografia, può sembrare un semplice un romanzo. Un prodotto da scaffale? La speculazione macabra di una vita? Beh, non lo è! 
Il bar delle gradi speranze è un vademecum per il lettore. Non ha la pretesa di insegnarti niente, se non lo vuoi. Se sei invece disposto ad accettarli, riuscirai a scorgere un sacco di avvertimenti e di profonde e interessanti visioni della vita.

“Ciao Mamma, io vado” [sono presenti spoiler in questo paragrafo]

Questo è il tipico romanzo che uno scrittore vorrebbe aver scritto, ma non vorrebbe aver vissuto. Soprattutto per noi italiani, la visione della vita U.S.A. non è semplice da comprendere. Grandi spostamenti, grandi sfide, grandi addii. Tutto è molto più in grande, più vasto. L’abbandono della famiglia, la ricerca della stabilità, la competitività scolastica e professionale. Ma anche le possibilità. L’idea che un ragazzo in difficoltà economica possa comunque sognare di andare in una delle università più prestigiose del paese… e grazie al suo impegno riuscirci, ha dell’incredibile. Almeno per noi italiani, che siamo perlopiù abituati ad una predestinazione rigida e imposta. Per me è davvero incredibile.

Publcans il bar delle grandi speranze

Il Publicans è il bar che ha contribuito alla formazione dell’autore. Ora ristrutturato e di una proprietà diversa vive ancora nel cuore di Manhasset.

Non voglio volutamente parlare del sentimentalismo nei confronti del bar. Non voglio scrivere una recensione, o sbattere la sinossi di una vita intera, riducendola a: “si! Quel tizio ama davvero i bar”. Semplicemente non voglio. Mi limiterò a dire che sono andato a vedere le foto, a “farmi un giro” per Manhasset con Google Street View, e alla fine ho capito una cosa. Di tutto quello che ho assimilato, l’ambientazione era del tutto irrilevante. Nella mia testa il Publicans di Moehringer aveva l’aspetto e i colori del bar che frequento io, il sapore di birra e cibo erano gli stessi di quelli che ordino io. Gli odori, i rumori, insomma… avete capito.

Conclusione

Non lo metterei in cima alla lista dei miei libri preferiti per l’ottima sintassi, il lessico appropriato per ogni situazione o per l’intreccio sapientemente architettato per non annoiare mai il lettore. Non perderei nemmeno un minuto a elencare alcune delle parti migliori, o peggiori, a meno che non mi trovassi al banco del pub, pronto a lanciarmi in qualche discussione approfondita.
Lo metto in cima per il “semplice” fatto che dopo averlo chiuso, la mia vita è cambiata. Non mi ha spiegato cosa devo fare per cavarmela, come prendere più clienti, come gestire i miei soldi.
Mi ha mostrato un lato sensibile, e umano, che credevo non esistesse al mondo.
Invece c’è.
Si trova un po’ ovunque, ma sono convinto che per i meno svegli, come me, ci sia bisogno di qualcuno che venga a mostrarcelo. Si può trovare per strada, nella redazione di qualche giornale, a casa dei nonni… e anche nel più antico bar di Manhasset.

Si trova anche in luoghi che non crederemmo, specialmente in questo periodo. Come il web, e Facebook, stracolmi di opinionismo e saccenza, ma scarico di comprensione e unione. Questo è quello che scrive la stampa locale sull’autore e sul suo libro.

Voglio ringraziare davvero J.R. Moehringer, che mi fa sentire in colpa di chiamarlo per nome, e probabilmente non leggerà mai queste parole. Lo ringrazio per essere stato in grado di mostrarmi l’umanità attraverso le pagine di un romanzo, in un periodo in cui fatico a trarre qualcosa di buono dall’arte, scambiata per commercio dagli artisti stessi.

Consigli

Questo è il primo romanzo che leggo di questo autore. Mi è stato caldamente consigliato dai miei cari amici e colleghi Alberto e Ivano, verso i quali nutro la più cieca e sincera fiducia in tutto, specialmente quando si parla di libri. Fiducia ripagata appieno. Mi era stato consigliato di continuare a leggere Moehringer, compresa la biografia del tennista Andre Agassi, scritta dalla penna dello stesso autore. Dopo aver letto il bar delle grandi speranze, andrei avanti comunque, a prescindere dal loro consiglio.

Vittorio Bottini

Quasi cinque anni dopo…

Leggo tanto. A volte troppo. Considero la lettura come uno dei miei quattro grandi vizi, assieme al fumo, al bere e alla musica rock. Credo di aver letto quasi un migliaio di libri nella mia vita. Il bar delle grandi speranze soggiorna stabilmente nel podio dei miei romanzi preferiti, dal momento in cui ho finito di leggerlo per la prima volta, quasi cinque anni fa. Se sia o no il miglior romanzo che abbia mai letto, non è questa la sede per discuterne. Per questo potete sempre farmi un fischio, tanto il modo di contattarmi è facile da trovare. Quello che è importante, è che Il bar delle grandi speranze è uno di quei romanzi che ti entrano nello spirito così a fondo, che non c’è verso di farli uscire. Diventano parte di te e cambiano il tuo modo di percepire il mondo. Perché quelle “speranze” contenute nello stesso titolo, non sono altro che le speranze che coltiviamo ogni giorno. Tutti noi. Nessuno escluso.

Credo di aver comprato una dozzina di copie di questo romanzo. Una per me, quasi cinque anni fa. E tutte le altre, in seguito, da regalare ad amici e parenti. E, ovviamente, a tutte le donne che ho amato.

Alberto Staiz

 

 

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Fauda: ciliegie e caos

Avete presente le ciliegie. Si, proprio loro. Quanto sono buone, e quante tipologie ne esistono dalle nostre parti. Recuperando uno tra i classici luoghi comuni che le accompagnano: una tira l’altra.
Ma non sempre è così.

Ne esiste una “variante” confinata nel nostro vicino Oriente che se “mangiata” può recare danni irreversibili, se non letali. Una ciliegia sui generis per intenderci. Si chiama Duvdevan – ciliegia in ebraico – e non è una ciliegia, bensì un’unità di combattimento che opera principalmente in Cisgiordania. Terra difficile quella, unitamente a tutta la zona che abbraccia Gerusalemme est con la Striscia di Gaza. Terra piena di contrasti e contraddizioni, terra dove il sostantivo vita troppo spesso si lega al suo, drammatico, opposto. La Sayeret Duvdevan comunemente chiamata Unità 217, agisce entro i territori comportandosi e vivendo come le comunità arabe; da qui il termine: Mista’ arvim, letteralmente, vivere come gli arabi. Il camuffamento che rispecchi gli usi e i costumi, ma anche le consuetudini e il vivere quotidiano arabo – psicologia compresa – determina la buona riuscita o meno di un’operazione.

Fauda: caos

In questo contesto, riproponendo alla lettera il modus vivendi delle unità operative sul campo, e delle comunità arabe, nasce il tentativo – riuscito – di creare una serie televisiva israeliana che originariamente venne trasmessa sul canale Yes Oh, nel 2015, per poi confluire su Netflix a partire dal 2016: Fauda, che altro non significa che: caos. Non aspettatevi, come il famoso jingle pubblicitario del secolo scorso recitava: Effetti speciali. Nessuna sorpresa da questo versante: niente Daredevil o The Punisher di varia e dubbia natura. Quella di Fauda è la realtà che quotidianamente si vive, che spesso si sopporta, che sempre si accetta. Quella di Fauda è la storia di Doron membro di una unità Duvdevan, ripreso sul campo d’azione nell’intento di contrastare e porre fine alle iniziative di un terrorista e combattente di Hamas: Taofky Hamed.

Nella seconda stagione da pochi giorni su Netflix, gli avvenimenti cambieranno, come logica di copione necessita. Ma questo dualismo, questa contrapposizione, si riproporrà sotto altri termini. Due storie che corrono in parallelo. Due uomini sul filo perenne dell’incertezza. Due vite sempre pronte e coscienti che tutto, in un attimo, può venire meno. Dietro la macchina da presa Assaf Bernstein è bravo a lasciare nell’incertezza lo spettatore ed empatico nel saper gestire al meglio le emozioni dei protagonisti. A coadiuvarlo, i due creatori della serie: Lior Raz – Doron nella serie – e Avi Issacharoff .

Il caos rappresentato con abile maestria è figlio diretto di decenni di rivolte. Anni di incomprensioni, di odio, di rappresaglie e bombardamenti. Di tentativi di pace, subito o quasi, delegittimati da azioni terroristiche e innalzamenti di muri. L’impossibilità di arrivare a giusti compromessi, o quantomeno, di provarci. Fauda è anche questo tentativo: provare una nuova via. Vi sono “aperture” insperate, seppur, concedetemelo, su piani sentimentali e affettivi.

Il cast di Fauda

Niente spoiler

Senza troppo esporre – tradotto: niente spoiler – sceneggiatura e regia lasciano, seppur marginalmente, intravvedere questo, forse, ultimo disperato tentativo. Un dialogo necessario come il pane. Indispensabile come l’acqua.
Non ci sono vincitori, in Fauda.
E neppure vinti.

Chi rivendica la propria Terra, chi invece, vorrebbe riottenerla. Un contrasto che , come si diceva, ha origini lontane: dal 1948 ad oggi Israele e Palestina hanno inanellato una lunga, estenuante scia di sangue. Intellettuali arabi ed israeliani, società civile, giornalisti: in molti si sono prodigati – e si stanno prodigando – per ricucire questo enorme strappo.

Penso ad Edward Said scomparso nel 2003, a David Grossman e Amos Oz . E ancora, Amin Maalouf, Boualem Sansal. Emblematico poi l’esempio di Ali Salem, scrittore satirico egiziano: fece un viaggio in Israele per un tentativo, parole sue, di sradicare l’odio. Scrittori che hanno analizzato con assoluta obiettività e precisione la situazione, considerando anche e soprattutto, il punto di vista e le opinioni altrui. Il loro tentativo di trovare una riappacificazione però rimane spesso e volentieri isolato.

Quale futuro?

E allora il futuro di quelle terre rimane avvolto in una nebbia densa e misteriosa. Emblematica l’intervista rilasciata da una donna israeliana riguardo ai suoi due figli che raggiungono la scuola su autobus diversi. Fauda mette a nudo tutti gli aspetti del come si cerchi di sopravvivere in quei territori. Non giudica Fauda. Semplicemente, descrive senza mezzi termini, con un resoconto freddo e tagliente, le difficoltà che si verificano a breve distanza da noi. I personaggi e le vicende raccontate sono il perfetto specchio che, in misura minore, siamo costretti a vivere anche alle nostre latitudini: un esemplare, obiettivo, spietato racconto del caos che ci circonda.

Il suggerimento che mi permetto di darvi è di immergervi nelle due stagioni con imparzialità assoluta. Di lasciarvi coinvolgere da quelle che non sono “avventure” di supereroi; anzi qui si tratta esattamente del contrario. Come dicevo, niente effetti speciali, ma dura e cruda realtà. Valutare Fauda con un mero numero è riduttivo. La sceneggiatura è spartana. Direi quasi essenziale e limitata. Asciutta. Non cercate “pièce teatrali” di prim’ordine. Non ne troverete, e tutto sommato, non ve n’è necessità alcuna. Fauda rimane un documento trasposto in una serie televisiva. Una cronaca di fatti contemporanei in una variante fiction. Niente è lasciato al Caso in Fauda, ma è tutto nelle mani del Caos.

Consigli di lettura

In ultimo, mi permetto di aggiungere come postilla finale alcuni volumi consultati: sia chiaro, la produzione letteraria è vasta e infinita, ma alcuni libri esemplificativi e di chiara e cristallina consultazione potrebbero rendere più agevole un eventuale approfondimento.

Alain Gresh, Israele, Palestina. La verità su un conflitto, Einaudi

Michael Bar-Zohar Nissim Mishal, Mossad, Feltrinelli

James Gelvin, Il conflitto israelo-palestinese. Cent’anni di guerre, Einaudi

Aaron Cohen, Fratelli guerrieri, Tea

L’espresso Nr.21 del 20 maggio 2018, Gaza brucia

Amos Oz, Contro il fanatismo, Universale Economica Feltrinelli

 

Come narrativa consiglio vivamente questi tre meravigliosi e intensi volumi:

David Grossman, Qualcuno con cui correre, Oscar Mondadori

Eshkol Nevo, La simmetria dei desideri, Beat bestseller

Susan Abulhawa, Ogni mattina a Jenin, Universale Economica Feltrinelli

Per chi vive a Milano e dintorni, potete reperire questi libri, e discuterne insieme a me, presso:

Libreria Il Domani
Piazzale Luigi Cadorna, 9, 20123 Milano MI – Più Info

I suddetti sono reperibili anche online:

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Elliott Chaze, La fine di Wettermark: riscoprire i classici

Elliot Chaze fa parte di quel nutrito gruppo di scrittori che – si veda l’incredibile caso di Richard Yates – per le più svariate e incomprensibili ragioni, sono stati dimenticati sia dal pubblico che dalla critica. Per fortuna, a volte capita che questi autori vengano riscoperti e ripubblicati, facendo loro guadagnare l’attenzione che meritano.

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Elliott Chaze

Chaze Wettermark

Elliott Chaze

Questo è quello che sta accadendo con Elliot Chaze (1915-1990), un autentico maestro del noir letterario, ingiustamente dimenticato dalla critica e dal pubblico. Autore di una decina di romanzi, giornalista, paracadutista durante la Seconda Guerra Mondiale, Chaze si è ritagliato un piccolo spazio nella storia del noir. I suoi romanzi non sono polizieschi al 100%. Possono essere definiti come noir letterari. Al di là dell’intreccio, semplice e lontano anni luce dai complessi meccanismi ricchi di colpi di scena propri del noir più recente, i libri di Chaze brillano per una prosa elegante, efficace, colta ma mai sopra le righe. Grande spazio alle sapienti descrizioni dei setting e dei personaggi minori, pennellati con maestria da uno scrittore che fa dello stile asciutto ma brillante il suo marchio di fabbrica.

Dopo Il mio angelo ha le ali nere, è da poche settimane comparso sugli scaffali delle librerie anche La fine di Wettermark, un autentico manifesto delle capacità narrative di questo scrittore sconosciuto al grande pubblico.

La fine di Wettermark

La fine di Wettermark è il secondo romanzo di Elliot Chaze pubblicato in Italia dalla editrice Mattioli 1885. Cliff Wettermark è un uomo medio, nel vero senso della parola. Un antieroe. Un uomo comune, con tutti i suoi pregi e difetti. Romanziere fallito, giornalista licenziato malamente dall’Associated Press prima e dal Times-Picayune poi, Wettermark campa con una collaborazione per il piccolo giornale della cittadina di Catherine, Mississippi.

Un vita frustrante e senza stimoli quella del protagonista. Un debito di 400 dollari con la banca; la moglieWettermark Margaret bisognosa di cure dentarie e un lavoro senza sbocchi, ne stimoli. Un matrimonio, quello tra Cliff e Margaret, che si trascina stancamente giorno dopo giorno senza la felicità dei primi anni, alimentato solo dalla consuetudine e dalla paura di rimanere soli.

Il punto di svolta arriva nel momento in cui Wettermark scrive per il giornale di una insolita rapina avvenuta in una banca locale. Un furto quasi improvvisato, apparentemente semplice e senza spargimenti di sangue, il cui colpevole sembra volatilizzato nel nulla. Wettermark riflette sull’accaduto e, come mosso da una forza implacabile, decide di organizzare una rapina per poter finalmente sanare i suoi problemi economici.

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Ironico, tragico, disilluso: un must read

La fine di Wettermark rappresenta un manifesto assoluto del buon scrivere. La prosa di Chaze è elegante, colta ma mai ridondante. In defintiva molto efficace. Il romanzo, la cui trama è indubbiamente semplice, alterna ironia, scetticismo, disillusione nichilista a speranza, tensione e azione. Una sapiente mescola di elementi molto diversi tra loro, ma perfettamente amalgamati. La fine di Wettermark (datato 1969) può essere definito come un noir-non noir. Noir per la tematica di fondo, le parti ricche di tensione, e l’incalzare dell’intreccio. Non-noir per la forte componente narrativa e sociale presente nelle sue pagine e per lo stile di scrittura di Chaze, raffinato ed efficace, al pari di tanti scrittori molto più blasonati. La fine di Wettermark rappresenta un classico da riscoprire senza se e senza ma. In defintiva, un must read.

Starsene da soli è una faccenda delicata, l’intimità va calibrata in modo così fragile che – anche se uno l’ha desiderata – quando ne hai anche appena un poco di più di quello che ti serve, non è più affatto intimità. Non è più un lusso. Diventa solitudine, e la solitudine non è in alcun modo simile all’intimità, sebbene l’una e l’altra siano fatte della stessa sostanza.” (Elliott Chaze)

Il soggetto del tuo romanzo: consigli per creare un prodotto

Se hai scritto un romanzo, o hai pensato ad un buon soggetto per esso, sicuramente ti è capitato di chiederti: sarà un buon soggetto?
In accordo con la definizione di “soggetto”, s’intende ovviamente la storia, completa di personaggi, settings e dinamiche.

Lo stesso ragionamento lo devi conseguentemente fare con il tuo personaggio principale. Le domande che puoi porti sono molteplici. Quello che leggerai qui di seguito è rivolto a chi sta meditando la stesura e la pubblicazione di un proprio soggetto, nell’interesse di trovare un compromesso soddisfacente tra prodotto artistico e prodotto vendibile. Continua a leggere per scoprire qualche trucchetto.

Il Protagonista

In questo ragionamento che voglio fare con te, cerca di considerare solo i romanzi che hanno lo scopo di diventare un prodotto da scaffale. Il tempo che passi a ricercare il soggetto giusto non è indifferente. Ogni scrittore, o aspirante tale ha un metodo, e non ne esistono di giusti sbagliati, veloci o lenti. I processi mentali che portano un soggetto ideale ad essere reale sono infiniti.

Il tuo protagonista deve incastrarsi nel tessuto sociale di riferimento. Se decidi di inserire il tuo soggetto in un contesto odierno, sappi che non è un lavoro semplice. Non puoi non considerare le variabili sociali, e le tematiche che smuovono le più accese polemiche, dal bar del paese ai vertici dei governi mondiali. La religione, l’emancipazione, l’omosessualità, e molti altri argomenti di attualità, che possono inficiare il prodotto, se non vengono inseriti sapientemente. Il lavoro alle spalle di questo perfezionamento non è indifferente, e può portare alla dilatazione inevitabile delle tempistiche, costringendoti a rivedere anche in parte, o totalmente, il tuo soggetto.

“Ma quindi se il mio protagonista vive nel passato, non avrò di questi problemi?” 

In un certo senso è anche peggio. Se quei tempi li hai vissuti, tanto meglio. Per la famosa regola del “scrivi ciò che conosci” sarai sicuramente avvantaggiato. Ma non dimenticare che, se hai deciso di vendere il tuo prodotto, deve mantenere un’appeal il più possibile generico. Prendiamo ad esempio un protagonista che si muove nel tessuto sociale dell’america coloniale. Come trattare alcune tematiche oggi controverse, ma accettate allora, come ad esempio il razzismo e la schiavitù? Di certo non puoi permetterti di descrivere il tuo protagonista come uno schiavista che considera la razza afroamericana inferiore a quella inglese. Esistono degli escamotage, come ad esempio

“Il mio protagonista dev’essere politically correct?

Assolutamente no! Ma se decidi di sfoderare il tuo lato più contorto, aggressivo, decadente e dotato di Black Humor, sappi che l’impegno sarà drasticamente superiore. Devi essere sicuro di ledere il meno possibile la sensibilità dei tuoi lettori. Oppure sapere in che modo e quantità colpirli nel profondo, per spingerli a una riflessione introspettiva.

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Il Soggetto del tuo romanzo

La tua storia è avvincente? Riesce a tenere sempre il ritmo? Sa fare presa sul lettore, e spingerlo a girare una pagina dopo l’altra fino alla brillante soluzione finale?

Ovviamente queste sono domande che si pongono tutti gli scrittori (non solo alle prime armi). Far leggere il manoscritto a qualcuno, prima di proporlo a case editrici e agenzie letterarie è sicuramente un passo fondamentale, da non trascurare. Scegli attentamente il campione a cui consegnare in anteprima la tua storia. Devono essere persone fidate, a cui poter chiedere serietà e onestà intellettuale, ma soprattutto celerità in cambio di una semplice lettura in anteprima. Devi essere sicuro di individuare dei lettori capaci di darti delle indicazioni valevoli. Consiglio di sceglierli in base a due fattori: genere e abitudini letterarie. 

Genere

I componenti chimici di una buona storia sono – tra gli altri – la creatività e la passione. Questi due elementi sono in parte i “responsabili” della scelta quasi obbligata del genere. Scrivere un romanzo di genere vuol dire limitare automaticamente il proprio pubblico, in favore però di un’affezione più preponderante di chi quel genere “se lo mangia a colazione”. Quel che che ti può aiutare è cercare di imbastardire sapientemente il tuo soggetto. In un romanzo di fantascienza possono essere introdotti argomenti thriller o noir, così come in un romanzo d’avventura è semplice inserire degli elementi rosa, e così via.
Assicurati però che i tuoi elementi di contorno non siano mai preponderanti sul genere, o finirai per essere “bocciato” dai puristi di genere. Questi ultimi sono sicuramente una fetta di pubblico non trascurabile, meritevoli di mantenere in alto nomi illustri di un certo panorama. D’altra parte i puristi sono sicuramente in numero inferiore, e il prodotto potrebbe non generare i risultati agognati, se ci si limita a rivolgersi solo a loro. Quindi è bene che tu conosca i canoni e la storia del genere letterario in cui ti stai immergendo. Per darti un’idea ti consiglio la lettura di Poliziesco, hard-boiled, noir, thriller: l’evoluzione del giallo nella storia della letteratura e di Genesi di un romanzo noir, uno sguardo al genere. Puoi farti un’idea di quanto sia complesso incastrare il soggetto del tuo romanzo, nei canoni di un genere. Continua a leggere più sotto i nostri consigli.



Abitudini letterarie

Non soffermarti sul sesso, siamo nel 2018, e i preconcetti maschio e femmina sono di gran lunga superati, per fortuna! Se vuoi creare un prodotto vendibile il tuo pubblico di riferimento ideale non ha sesso. Il soggetto del tuo romanzo riesce a catturare l’attenzione di tutti gli appassionati perché insite nella storia ci sono tematiche e situazioni congeniali alla maggioranza dei lettori. Se togliamo il pubblico dell’infanzia, a cui l’editoria si rivolge con un sotto-settore e svariate collane specifiche, rimane una leggera distinzione tra le fasce di lettori, dove i più giovani, a dispetto di quanto molti dicono, leggono più di tutti. Lo sappiamo grazie all’ISTAT con questa indagine effettuata in occasione della giornata mondiale del libroSoggetto del tuo romanzo unesco
Comunque è un dato di fatto che i millenials, grazie anche ad un uso smodato di internet, leggono molto più delle generazioni passate. Anche se qui sforiamo un po’ dal seminato. Bisognerebbe fare una parentesi gargantuesca sul mondo editoriale. Per ora torniamo a pensare al nostro soggetto.

Scegli con attenzione il lettore, perché il suo giudizio dev’essere indicativo per il pubblico a cui volete rivolgervi. La domanda che devi porti infatti non è “a chi potrebbe piacere la mia storia?” ma “a chi si rivolge la mia storia?“. Una differenza davvero abissale, specie nell’aggressività intrinseca della domanda. Non risparmiarti di tornare indietro e rivedere l’intero soggetto, se ritieni che la tua storia non abbia un punto di riferimento tra il pubblico.

La location invece ha un valore preponderante. Molte persone sono legate al preconcetto dell’ambientazione. Spesso succede, soprattutto nei generi più tecnici, come i legal thriller, che il lettore si inibisca, e sia portato a snobbare un soggetto ambientato in un luogo diverso dal suo setting ideale. Innanzitutto devi conoscere perfettamente i meccanismi che regolano gli ambienti professionali e istituzionali che stai descrivendo. Fortunatamente, anche per questo caso, siamo nel 2018, e per raggiungere le informazioni necessarie serve solo tanta pazienza, una connessione a internet e un pc (o smartphone). Serve anche quella capacità giornalistica di indagare la verità, filtrare informazioni corrette, nella marea di baggianate della rete, e cercare i contatti giusti a cui chiedere l’impensabile. Non è facile, non è veloce e spesso e frustrante, oltre che estenuante. Ma se vuoi trasformare un tomo di carta in un prodotto vendibile, ti consiglio di prendere molto seriamente questa attività preparatoria. Questo non vuol dire scrivere un romanzo procedurale, ma anche per inventare la più assurda delle storie d’azione bisogna conoscere le regole. Avere la conoscenza del background in cui si muovono protagonisti e personaggi secondari da la sicurezza allo scrittore di poter infrangere determinate regole, senza scadere nell’assurdo. Inoltre fornisce materiale per meravigliare il pubblico con chicche e aneddoti davvero degne di nota. Non dimentichiamo infine i nostri amati puristi, che apprezzeranno sicuramente gli escamotage per raggirare regole di cui magari sono profondi conoscitori.

Nei polizieschi questa preferenza di setting è davvero forte. Qualcuno preferisce le storie poliziesche italiane, altri invece riescono a leggere solo quelle ambientate al nord Europa o negli States. Ogni storia ha il suo fascino, ma è innegabile che uno scrittore, prima di essere tale, è un lettore. Come tale anche tu avrai delle preferenze, e sicuramente devi ascoltarle, perché dalle parole che scriverai verrà fuori tutta la tua passione. Ma non è solo una questione di fascino. Se nella tua storia sono presenti tecnicismi legati al luogo in cui è ambientato, assicurati di conoscerli, e di sapere come infrangere i dogmi della burocrazia.

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Il compito più difficile

Quando avrai affrontato tutto ciò, e avrai superato il giudizio dei tuoi fidati tester, sarai pronto per scontrarti con la dura realtà. Trovare un editore, o affidarti alla giusta agenzia letteraria, e promuovere il soggetto del tuo romanzo. Ma questa è tutta un’altra storia, e conta poco, se non avrai preparato il tuo prodotto ad essere vendibile.

 

Il caso Kellan, un noir di Franco Vanni

Il caso Kellan è un romanzo noir di fresca pubblicazione per Baldini & Castoldi (323 pp., 17 euro). L’autore, Franco Vanni, è un cronista giudiziario di Repubblica, che nel 2015 ha pubblicato Il clima ideale, suo primo romanzo. Uno scrittore ancora giovane, ma intraprendente e talentuoso, che ha saputo sfornare un ottimo noir che nulla ha da invidare a pubblicazioni di autori più blasonati.

Steno Molteni

L’accattivante protagonista de Il caso Kellan è Steno Molteni, un ventiseienne giornalista di cronaca nera per il settimanale “La Notte”. Donnaiolo e amante del buon bere, Steno guida una Maserati Ghibli del ’70 e vive nella stanza 301 dell’Albergo Villa Garibaldi, dove lavora come barman serale alle dipendenze del serafico signor Barzini. Una telefonata di Scimmia, amico e poliziotto della squadra mobile, informa Steno dell’uccisione di Kellan Armstrong, giovane figlio del console americano. Un delitto in apparenza misterioso, che tuttavia affonda le sue radici nell’ambiente degli incontri gay. Steno si mette sulle tracce degli “Spazzini”, una ignota banda di giovani omofobi che aggrediscono gli omosessuali nei luoghi scelti per i loro incontri.

KellanPolizia e servizi segreti sulle tracce di Kellan

Mentre Steno prosegue le sue indagini, la narrazione si sposta sulle ricerche effettuate dalla polizia, impegnata nella difficile soluzione del caso, capeggiata dall’agguerrito pubblico ministero Maria Cristina Tajani. Nello stesso tempo, il padre di Kellan si affida all’esperienza dell’amico Han, cuoco vietnamita al soldo della Cia. L’obbiettivo è scoprire la verità sull’uccisone del figlio, presentando all’opinione pubblica ancora ignara del delitto, una versione dei fatti che non infanghi la memoria di Kellan e di conseguenza non intacchi la carriera politica del padre.

Mistero e intrighi a Milano

Vanni confeziona un ottimo noir che affonda le sue radici nei classici del genere, e si sviluppa con originalità e verosimiglianza. La tradizione del noir metropolitano milanese (Scerbanenco su tutti) è presente nella penna di Vanni, che riesce nell impresa di non risultare “provinciale” o poco originale. L’intreccio del romanzo è ben costruito e i personaggi, nessuno escluso, sono molto ben caratterizzati: da Scimmia, alla dura Tajani, fino al mendicante Alberto, che tutte le notti si occupa di sorvegliare a vista la Maserati di Steno. Spicca su tutti il protagonista Steno. Giovane, determinato e intraprendente, con quel pizzico di insolito che lo rende ancor più affascinante. Un personaggio che ha tutte le carte in regola per poter diventare seriale.

Nota di merito anche per l’ambientazione. Una Milano cupa, sommersa dalla neve, (Jo Nesbo insegna), in perenne bilico tra il marciume dei bassifondi e lo splendore dell’alta società ricca e viziata.

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Noir milanese in salute

Franco Vanni dimostra, con Il caso Kellan, che la scena noir italiana è in ottima salute, potendo contare non solo sui grandi nomi ma anche su una folta schiera di giovani autori capaci e intraprendenti. Autori che hanno imparato la lezione alla perfezione e hanno le carte in regola per proseguire sulla strada tracciata dai grandi di questo genere.



Bull Mountain: lo spietato sud di Brian Panowich

Il 2015 ha visto l’esordio sul mercato editoriale di Bull Mountain, opera prima dello scrittore statunitense Brian Panowich. Un sucesso immediato, che ha portato il romanzo ad essere tradotto in numerose lingue. In Italia, Bull Mountain è stato pubblicato da NN editore nel 2017.

L’autore

Brian Panowich è stato, come recita il retro di copertina, musicista itinerante per molti anni, prima di stabilirsi in Georgia con la famiglia e trovare lavoro come pompiere. Poco importa quali siano state le sue esperienze nella vita. Fin dalle prime pagine di Bull Mountain, Panowich brilla per un talento cristallino, capace di partorire un romanzo d’esordio notevole, sincero e spietato, nel quale la natura umana si esprime in tutti suoi aspetti, dai legami famigliari alla violenza più brutale.

bull mountain

Bull Mountain

Il romanzo d’esordio di Panowich ruota attorno alle vicende della famiglia Burroughs, che da decenni gestisce il traffico di whiskey e metanfetamine di Bull Mountain, impervia località della Georgia immersa nei boschi. Il capofamiglia Halford ha ereditato la gestione dell’impero finanziario dal padre. Il fratello minore Clayton ha invece voltato le spalle alla famiglia e ai suoi traffici per diventare sceriffo della contea e sposare la bellissima Kate. L’agente federale Simon Holly si mette sulle tracce della famiglia Burroughs, mosso da motivazioni che sembrano andare al di là del semplice senso del dovere. Sarà questa la miccia che scatenerà una guerra brutale fatta di tradimenti, sangue, violenza e disperazione. Fino all’insapettato e soprendente epilogo, di cui non vogliamo anticiparvi nulla.

bull mountainCome Leoni

Come Leoni riprende la storia da dove si era conclusa nel precedente volume. Clayton si sta riprendendo dalle ferite, sia fisiche che psicologiche, causate dalla guerra scatenata dall’agente federale Holly. La moglie Kate e il piccolo Eben attendono con pazienza che Clayton si ristabilisca, non senza qualche litigio e incomprensione. Nel frattempo, l’impero dei Burroughs è stato in gran parte smantellato dai federali e molti altri fuorilegge attendono il momento propizio per impossessarsi del trono di Bull Mountain rimasto vacante. Una situazione di stallo che si interrompe con l’arrivo della famiglia Viner, una banda di fuorilegge spietata e crudele, comandata da un misteriosa donna senza scrupoli. Questa volta sarà Kate a recitare il ruolo di protagonista contro la minaccia dei Viner. Seguirà un’escalation di violenza brutale, fino a una conclusione sorprendente che lascia spazio a un (probabile) proseguimento della saga della famiglia Burroughs.

Il violento sud

Bull Mountain e Come Leoni rappresentano due letture godibilissime, scorrevoli e ben scritte, che tuttavia non si identificano come semplici letture d’intrattenimento. Panowich crea un mondo pericoloso ma affascinante, immerso nei boschi della Georgia, tra distillerie clandestine, pick up rombanti, laboratori di metanfetamine e diner sudici e desolati. Un ambiente nel quale si muovono personaggi spietati e disposti a tutto, mossi sia da una inesauribile sete di ricchezza, che da un senso della famiglia e un attacamento alla terra quasi biblico. Un mondo nel quale il confine tra giusto e sbagliato risulta sbiadito, confuso.



Tradizione e modernità

Gli echi della grande letteratura del sud degli Stati Uniti sono chiari in entrambi i romanzi, da Steinbeck e Faulkner, arrivando ai recenti Lansdale e McCarthy. Panowich ha assimilato la lezione alla perfezione, aggiungedo un tocco noir moderno, figlio della migliore tradizione del genere. Abilissimo nella costruzione dell’intreccio, Panowich organizza la narrazione con ripetuti salti temporali e flashback. Il risultato è una lettura che non lascia scampo, coinvolgente e molto potente. In una sola parola: consigliatissima!