Narcos: il narcotraffico al tempo di Netflix

Nel mese di febbraio dell’anno in corso, Netflix ha pubblicato la seconda stagione di Narcos: Messico. Si tratta della quinta serie di una delle produzioni di più grande successo tra quelle distribuite dalla nota società californiana. È tempo quindi di fare un bilancio generale e spiegare perché Narcos rappresenta una chicca irrinunciabile per tutti gli amanti delle serie televisive, in particolare per gli appassionati del genere crime.

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Pablo Escobar

La peculiarità di Narcos, fin dall’esordio nel 2015, è sempre stata quella di raccontare la storia del narcotraffico sviluppando una trama basata su fatti realmente accaduti, con l’aggiunta di una componente di fiction ricca di colpi di scena e degna del miglior crime movie. Le prime tre serie di Narcos ruotano attorno al narcotraffico colombiano, e in particolare alla figura di Pablo Escobar, probabilmente il più famoso e spietato narcotrafficante della storia.

La storia di Escobar la conosciamo tutti: l’ascesa negli anni ’70; la ricchezza negli anni’80 e il conseguente tentativo di scalata ai vertici della politica colombiana; gli omicidi spietati; la corruzione dilagante; la guerra con i cartelli rivali e i tentativi della DEA di catturarlo. Nel 1991 Escobar si arrende e patteggia l’incarcerazione nella Cattedrale, carcere di lusso appositamente costruito per la sua detenzione, dal quale fuggirà l’anno successivo. Si scatena una caccia all’uomo senza precedenti, che porterà alla disgregazione del cartello, fino all’epilogo, con la morte di un Escobar ormai braccato e impotente, nel 1993, durante una fuga per i tetti di Medellin.

The Cali Cartel

La terza serie vede l’ascesa del Cartello di Cali, che raggiunge l’apice colmando il vuoto di potere creatosi con la morte di Escobar e la disgregazione del cartello di Medellin. Con atteggiamento da affaristi che agiscono nell’ombra e lontani dall’ostentata spocchia di Escobar, i quattro leader del cartello di Cali arriveranno a dominare il narcotraffico americano, fino a quando la DEA non scenderà in campo per annientarli, forti anche dell’aiuto di Jorge Salcedo, capo della sicurezza del cartello che, vistosi negare la possibilità di abbandonare il business per ritirarsi a vita privata, deciderà di contattare la DEA, diventando uno dei testimoni chiave nella lotta al narcotraffico.

Narcos: Messico

La quarta e la quinta stagione di Narcos spostano la loro attenzione sul Messico degli anni ‘80, dove lo spietato trafficante Miguel Angel Felix Gallardo (interpretato dal messicano Diego Luna) riunisce tutti i cartelli messicani in una federazione di narcotrafficanti. Dediti alla coltivazione e allo spaccio di erba e – in parte – eroina, i messicani intuiscono la potenzialità del commercio della cocaina – richiestissima negli Stati Uniti – e si propongono prima come corrieri per i colombiani, diventando poi i veri re dello spaccio di droga mondiale. L’uccisione, dopo una lunga tortura, dell’agente della DEA Kiki Camarena condurrà verso l’escalation nella guerra ai cartelli messicani, con la conseguente caduta di Felix Gallardo.

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Diego Luna in “Narcos: Messico” (hollywoodreporter.com)

La seconda serie di Narcos: Messico si conclude proprio con l’arresto, e la successiva estradizione negli Stati Uniti, del capo della federazione: un fatto che porterà, a livello storico, alla disgregazione della federazione e a una conseguente lunghissima e cruenta guerra tra cartelli, che trascinerà il Messico in una vera e propria guerra civile. Sarà questo il soggetto della (probabile ma ancora non annunciata) nuova serie?

Le caratteristiche

La peculiarità del format – in particolare delle prime due serie – è la fortissima connotazione storica, frutto di un magistrale lavoro di ricerca degli sceneggiatori e del lavoro di consulenza di Javier Peňa e Steve Murphy (interpretati nella serie dai bravi, Pedro Pascal e Boyd Holbrook), i due agenti della DEA che hanno dedicato parte della loro carriera alla ricerca del più grande narcotrafficante della storia. È proprio la voce narrante di Steve Murphy quella che, accompagnando lo spettatore durante le prime due serie, racconta gli sviluppi politico-sociali della caccia a Escobar, coadiuvata da immagini d’epoca e di repertorio della Colombia anni ’70 e ’80: un espediente che contestualizza lo sviluppo della trama fornendo una base storico-politica solidissima. Il risultato è qualcosa a metà strada tra la docuserie, il documentario storico-biografico e una crime story degna delle migliori sceneggiature hollywoodiane.

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Steve Murphy e Javier Pena intrepretati da Boyd Holbrook e Pedro Pascal (hallofseries.com)

La terza serie di Narcos è accompagnata dalla voce narrante di Javier Peňa, impegnato – questa volta senza il suo compagno Murphy – nello smantellamento del cartello di Cali, i cui leader, acerrimi nemici di Escobar, avevano già fatto la loro comparsa nelle prime due serie. Il format, vincente e molto originale, viene riproposto anche nelle due serie messicane, narrate questa volta dall’agente della DEA Walt Breslin, personaggio simbolico che non ha basi storiche ma che riunisce nella sua figura tutti gli agenti che hanno contribuito alla lotta al narcotraffico.

Storia e fiction

Divertendosi nella ricerca delle informazioni in rete, in particolare sulle biografie delle decine di personaggi che compaiono nella narrazione, si può facilmente comprendere come la serie sia eccezionalmente sviluppata e documentata e – nonostante alcune licenze narrative volte a fornire maggior chiarezza nello sviluppo della narrazione, evitando naturali tempi morti e aumentando la spettacolarizzazione dell’intreccio – i fatti storici costituiscano lo scheletro imprescindibile sul quale la serie si muove. Le inesattezze storiche e gli elementi di fiction, seppur presenti, non intaccano una ricostruzione dei fatti a mio modo di vedere chiara e affidabile.

Da un punto di vista puramente cinematografico, Narcos vanta una produzione di altissimo livello, forte di una ricostruzione scenografica perfetta degli anni ’70 e ’80, e di un intreccio ricco di tensione e colpi di scena a ripetizione, come da miglior tradizione crime e noir. Da non dimenticare il cast, composto di attori di grande spessore, equamente divisi tra statunitensi e sudamericani, alcuni dei quali già affermati a Hollywood. Tra tutte spicca l’interpretazione di Escobar, fornita da un ispiratissimo Wagner Moura, abile a mostrare al pubblico tutte le sfaccettature di un criminale spietato e sanguinario, diviso tra l’amore sconfinato per la sua famiglia e le sanguinarie e testarde ambizioni criminali. Degno di nota anche Michael Peňa nelle vesti di Kiki Camarena.

Further readings

Per chi volesse – come fatto dal sottoscritto – approfondire la storia del narcotraffico e le vicende storiche che hanno costituito la base di Narcos, la lista delle letture è particolarmente lunga. Per fare un esempio, la vita di Pablo Escobar è l’oggetto di decine di pubblicazioni, tra cui ben due libri scritti dal figlio Juan Pablo, un romanzo biografico frutto della penna dalla moglie Victoria e persino un memoir scritto dall’affascinante giornalista colombiana Virginia Vallejo, amante di Escobar dal 1983 al 1987.
Nel mare delle pubblicazioni, suggerisco Caccia a Pablo Escobar (Newton Compton Editori), scritto da Steve Murphy e Javier Peňa: l’appassionante racconto autobiografico delle rispettive vite e carriere dei due agenti della DEA, fino al momento in cui si trovano in Colombia, uno al fianco dell’altro, per dare la caccia al più grande criminale del periodo.

Per quanto riguarda le vicende messicane, data la complessità, la durata e la quantità di figure coinvolte nella guerra alla droga, il mio suggerimento è quello di immergersi nella lettura della Trilogia del Cartello di Don Winslow, composta da Il potere del cane, Il cartello e Il confine, tutti editi da Einaudi. Lo scrittore americano ricostruisce la storia del narcotraffico messicano, imbastendo una storia fittizia ma fortemente basata sulle vicende e sui personaggi realmente esistiti: la tecnica di mescolare fiction e storia portata alla ribalta da James Ellroy con American Tabloid, applicata, in questo caso, alla storia del narcotraffico.

Alberto Staiz

10 imperdibili maestri del noir

Iniziamo una nuova stagione di articoli sul blog di The Westville Series con una carrellata di consigli letterari a tema noir. Ho selezionato dieci autori a mio parere imprescindibili per capire l’evoluzione e le sfumature della letteratura noir degli ultimi decenni. Ovviamente sia tratta di una piccola selezione, basata sulle mie letture più recenti e sul mio gusto personale: non me vogliate se ho tralasciato qualche nome degno di menzione. Ho volutamente ignorato gli scrittori italiani, semplicemente perché mi piacerebbe trattare il tema in separata sede, magari in uno dei prossimi articoli del blog. I vostri scrittori noir preferiti quali sono? Potete lasciare un breve commento con le vostre proposte di lettura. Ecco i miei suggerimenti, accompagnati anche da qualche suggerimento cinematografico. Buona lettura!

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Raymond Chandler

Come non citare il capostipite (a pari merito con Dashiell Hammett) del genere hard-boiled? Le indagini del detective Philip Marlowe – prototipo dell’investigatore solitario, tormentato, bevitore e perennemente al verde – sono entrate nell’immaginario collettivo, anche grazie a numerose fortunate trasposizioni cinematografiche. Tutti i sette romanzi con protagonista Marlowe sono di qualità altissima, e vi consiglio vivamente di leggerli tutti. Se dovessi scegliere un titolo, non esiterei a dire Il lungo addio, un capolavoro assoluto della letteratura americana del ‘900, non solo noir.

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Jo Nesbo

Più di trenta milioni di copie vendute (dato aggiornato al 2017, quindi sono verosimilmente molte di più): basterebbe questo ad annoverare il norvegese Jo Nesbo tra i massimi esponenti del noir mondiale. Nesbo rappresenta il portabandiera di quella scuola noir nord-europea che tanta fortuna sta raccogliendo negli ultimi anni. Trame complesse con colpi di scena a ogni finale di capitolo, e una scrittura semplice e molto scorrevole, fanno dei romanzi di Nesbo magnifici noir-thriller dall’alto tasso di coinvolgimento. La lunga serie con protagonista Harry Hole rappresenta il manifesto letterario dell’autore norvegese: i romanzi possono essere letti slegati l’uno dall’altro, anche se la vita del protagonista è in continua evoluzione. Romanzi consigliati: Il pettirosso, Polizia, e L’uomo di neve.

Jean Claude Izzo

Francese di chiara origine italiana, Izzo è un esponente di spicco della corrente chiamata noir mediterraneo. Imperdibile la sua trilogia marsigliese, da leggere in rigoroso ordine di pubblicazione, composta di Casino Totale, Chourmo e Solea. Protagonista l’ex poliziotto disilluso Fabio Montale. Scrittura semplice ma raffinatissima e molto evocativa, e intrecci brillanti che vanno a pescare nel marcio dei bassifondi di Marsiglia, sono i punti forti di una trilogia a dir poco incantevole e poetica. Unico rammarico, la morte dell’autore nel gennaio del 2000, a soli 54 anni.

James Ellroy

The Mad Dog, il cane pazzo della letteratura americana. James Ellroy è un autore unico per stile, capacità narrativa, complessità d’intreccio e produttività, con una vita privata ricca di episodi incredibili (dall’omicidio – ancora insoluto – della madre, alla vita da vagabondo prima di diventare scrittore) che aggiunge un tocco di fascino a uno scrittore che non ne avrebbe certo bisogno. Bastano, infatti, i suoi romanzi, capolavori assoluti del genere. Imprescindibile la quadrilogia di Los Angeles, un must read, tra cui spicca il magistrale L.A. Confidential, da cui è stato tratta la celebre (e godibile) pellicola.

Edward Bunker

Il re dei romanzi carcerari Edward Bunker si è meritatamente ritagliato un posto nell’élite della letteratura noir grazie a potenti drammi ambientati nelle peggiori carceri degli States. Nelle sue opere, la brutalità delle condizioni dei detenuti e l’incapacità del sistema di “riformare” i criminali sono condannate senza mezzi termini. Dopo decenni a fare dentro e fuori dalle prigioni degli Stati Uniti, Bunker inizia una felice carriera di scrittore e buon attore, ricevendo in età avanzata i doverosi riconoscimenti. Must read: Cane mangia cane, Come una bestia feroce, e l’autobiografico Educazione di una canaglia.

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Don Winslow

Letterariamente figlio di James Ellroy, Winslow si è imposto all’attenzione della scena letteraria mondiale con alcuni appassionanti noir ambientati tra California e Messico. Una scrittura più secca di un Martini e un minimalismo all’ennesima potenza fanno da contraltare a una sopraffina capacità di elaborazione di intrecci intricatissimi. L’inverno di Frankie Machine può essere il punto di partenza per un lettore che non conosce Winslow. Il suo capolavoro è senza dubbio Il potere del cane, monumentale primo volume di un’elettrizzante trilogia sul narcotraffico messicano.

Elmore Leonard

Il prolifico e poliedrico Elmore Leonard ha raggiunto la fortuna commerciale in Italia in seguito ad alcune ottime trasposizioni cinematografiche, che hanno fatto riscoprire la sua arte al grande pubblico italiano, che lo aveva ingiustamente ignorato fino a quel momento. Leonard vanta una produzione vastissima, perlopiù ambientata nei bassifondi di Detroit. La maestria nella costruzione dei dialoghi e un’attenzione meticolosa per le ambientazioni fanno di Leonard uno degli autori noir imprescindibili per ogni amante del genere. Out of Sight, Lo sconosciuto n.89 e Punch al Rum rappresentano un buon punto di avvicinamento alla sua opera. Da non disdegnare, infine, la sua produzione western.

Manuel Vazquez Montalban

Spagnolo di Barcellona, scrittore e giornalista con la passione per il calcio e la gastronomia, Vazquez Montalban deve la sua fama alla fortunata e lunghissima serie di romanzi con protagonista l’investigatore privato Pepe Carvalho, altra figura romantica entrata nell’immaginario collettivo. Per un primo approccio con il mondo di Carvalho, suggerisco di iniziare dai primi romanzi della serie, in particolare La solitudine del manager e I mari del sud.

Dennis Lehane

Il bostoniano Dennis Lehane è uno dei nomi di punti del poliziesco contemporaneo, grazie anche ad alcune celebri e ben riuscite trasposizioni cinematografiche, tra cui ricordo Shutter Island, Mystic River e La legge della notte. Una scrittura di alto livello, trame originali e un’attenzione particolare alla caratterizzazione psicologica dei personaggi sono i punti di forza della prosa elegante di Lehane. Letture consigliate: La casa buia e La morte non dimentica.

Brian Panowich

Volto nuovo della scena letteraria americana, l’ex pompiere Brian Panowich ha stupito con il suo esordio Bull Mountain, datato 2015, cui ha fatto seguito quattro anni dopo, Come leoni. I due romanzi narrano la storia della famiglia di contrabbandieri Burroughs: tra distillerie abusive, laboratori di metamfetamine, fucili, pick up e sparatorie, Panowich imbastisce una coinvolgente saga famigliare southern noir, ambientata nella natura selvaggia delle montagne della Georgia, negli Stati Uniti.

Alberto Staiz

Colpisci e scappa, il noir underground dalla Scozia

La letteratura è viva e vegeta, e lo si vede nelle fiere.

Questo è quello che ho pensato durante la fiera Book Pride a Milano, lo scorso 16 Marzo. Probabilmente qualche addetto ai lavori non sarà d’accordo con me, d’altra parte l’economia di questo paese attraversa ormai uno stallo perenne, dovuto a un cambiamento radicale che ancora non è riuscito a superare, con la complicità dei soliti noti.
Ad ogni modo, ai miei occhi da fruitore, ho potuto notare tante persone appassionate e coinvolte, tanti bambini e molti curiosi.
Tra le varie case editrici, mi sono imbattuto in una realtà a me ancora sconosciuta, ma grazie alla quale ho scoperto una perla della letteratura noir scozzese: Doug Johnstone e il suo Colpisci e Scappa.
Attirato dalle copertine che si mostravano con grafiche fresche, moderne, lontane anni luce dal marketing da quattro soldi dei vecchi giganti, mi sono interessato al parco autori di CasaSirio. La piccola casa editrice, nella figura di Martino, mi ha consigliato quello che secondo lui era un ottimo prodotto.
Fatto questo dovuto preambolo, mi lancio a parlare del romanzo che ho finito di leggere giusto un paio di giorni fa.

Colpisci e scappa Doug Johnstone

Scheda Libro

  • Titolo: Colpisci e Scappa
  • Autore: Doug Jonhstone
  • Casa Editrice: CasaSirio
  • Consigliato: Si
  • Acquista: Amazon

Trama

Cosa faresti se dopo una notte brava, all’insegna di alcool e droghe, in compagnia della tua bellissima ragazza e di tuo fratello maggiore, ti ritrovassi stupidamente al volante della tua utilitaria per le strade sopra Edimburgo, e colpissi accidentalmente il boss della malavita della città, uccidendolo?

colpisci e scappa doug johnstone westville news

Questa era proprio la freschezza che stavo cercando. Una storia nuova, che colpisse il lato più curioso della mia sete di letture.
Affondo la testa tra le pagine di Colpisci e Scappa, alla ricerca di un brivido continuo.
Vengo accontentato.
L’intreccio si palesa subito nelle prime pagine. Conosciamo quindi Billy, il nostro protagonista. Aspirante giornalista, dipendente dalle droghe e estremamente riflessivo. Zoe è la sua fidanzata, a dire di Billy, oltre le sue possibilità, e Charlie, fratello maggiore, dottore e spacciatore di farmaci rubati al lavoro. Si percepisce che tra i tre c’è un’ottima intesa. A legare i fratelli l’amore per la madre, scomparsa anni prima, lasciandoli definitivamente orfani. In tutto questo Zoe fa un po’ da mamma, permettendo ai due di vivere sotto il suo tetto. Billy e Zoe sono anche colleghi al giornale, lui per la cronaca, lei per la moda.
Attorno si accalcano una serie di personaggi molto ben caratterizzati, e in qualche modo intrecciati tra loro. Rose, il mentore di Billy, una donna adulta e consapevole del suo corpo, che sfrutta la complicità sessuale con il capitano di polizia, in cambio di soffiate per la sua carriera. Ma Rose è anche una figura materna per Billy, a tratti premurosa e comprensiva nei confronti di una promessa del giornalismo d’inchiesta, che cela dietro la sua fortuna da prima pagina il terribile segreto: è un assassino.
Adele è la moglie del defunto boss mafioso, persa in una vita di violenza, ma anche una madre amorevole per suo figlio Ryan.
Insomma, tematiche che tornano nei vari rapporti tra i personaggi, in un susseguirsi di violenza, droga, e surrealismo urbano moderno degno di una Edimburgo affascinante e pericolosa.

Doug Johnstone

Doug Johnstone colpisci e scappa scrittore

Non si può certo dire che Johnstone non sia un autore prolifico, oltre che un uomo di cultura e sport.
Con ben 9 romanzi in 12 anni, il romanziere scozzese si è guadagnato il titolo di “gioiello della narrativa crime” convincendo il pubblico e la critica per la sua capacità di infondere nel lettore quella sana voglia di girare pagina dopo pagina, alla scoperta della verità.
Ma Johnstone non è solo uno scrittore. Laureato in fisica, con un dottorato in fisica nucleare, prima di dedicarsi alla letteratura, ha progettato un sistema di guida radar missilistico per aeromobili.
Doug Johnston è anche batterista e calciatore dilettante, per la sua squadra di scrittori di Edimburgo.

Considerazioni su colpisci e scappa

Ho amato l’approccio crudo e diretto di una narrazione che tralascia dettagli superficiali per concentrarsi sui risvolti psicologici, e sul rapporto tra i personaggi. Johnstone guida abilmente il suo protagonista in un vortice di violenza e moralità dissacrante, alla ricerca del lato più crudo della natura umana.
Non sono mai stato a Ediburgo, ma grazie a Doug Johnstone, è come se avessi vissuto il meglio e il peggio di una città affascinante.
Billy tuttavia è palesemente un anti-eroe, a volte fin troppo, risultando a tratti incomprensibile nelle sue scelte, e talvolta addirittura disgustoso.
La narrazione è scorrevole e piacevole nella maggior parte del romanzo, ma pecca molto nelle scene d’azione, dove il realismo paradossale di una situazione al limite del grottesco, lascia il posto alla banalità di film d’azione thriller americani, con malviventi oltre lo stereotipo.

Nel complesso, questo romanzo del 2012 è davvero interessante, coinvolgente e infonde la voglia di leggere tutta la bibliografia dell’autore, alla ricerca della prossima storia frizzante e agghiacciante allo stesso tempo.

Vittorio Bottini

7 sconosciuti a El Royale – l’hard boiled quasi perfetto

7 sconosciuti a el Royale è una pellicola del 2018, firmata da Drew Goddard, e interpretata, tra gli altri, da Jeff Bridges, Dakota Johnson, Lewis Pullman e Chris Hemsworth.
Il suo approccio da noir classico è sostenuto da una visione maniacale della fotografia, quest’ultima accentuata da un’ambientazione spazio-temporale evocativa e unica nel suo genere.
Le pecche non mancano, ma nel complesso il film merita di diventare una pietra miliare del cinema d’autore.

7 sconosciuti a el royal westville news copertina

Scheda Film

  • Titolo originale: Bad Times at the El Royale
  • Durata: 141 min
  • Consigliato:
  • Voto: 4.5/5
  • Guarda su: Google Play

Trama

La pellicola è ambientata nel 1969.
Come nei più classici dei noir, il film si apre mostrandoci una persona che viene uccisa a sangue freddo da un killer, di cui non conosciamo l’identità. Il regista ci presenta subito dopo i personaggi attorno ai quali si snoda tutta la vicenda. Facciamo subito la conoscenza di padre Daniel Flynn (Jeff Bridges), un prete cattolico anziano, e di Darlene Sweet (Cynthia Erivo), una donna afroamericana che viaggia da sola, con bagagli molto voluminosi. I due fanno conoscenza nel parcheggio dell’albergo, per entrambi una tappa di viaggio.
Entriamo nel lussuoso El Royale, e facciamo la conoscenza di altri due personaggi. Il venditore Laramie Seymour Sullivan (Jon Hamm), uno spocchioso chiacchierone, che racconta il decadimento che ha subito l’albergo, di cui si dice storico frequentatore. Il concierge, Miles Miller, è poco più di un ragazzo, unico dipendente dell’albergo, da quando lo stesso è andato in rovina.
Miles si esibisce nella storica presentazione dell’albergo, la cui vera particolarità è di sorgere esattamente a metà tra due stati, ovvero tra la California e il Nevada. Una netta linea di demarcazione separa il lato dell’albergo in cui è permesso il gioco d’azzardo e una vita più sregolata, dalla più lussuosa e ordinata parte californiana.
Infine si aggiunge anche Emily. La ragazza ha modi bruschi e una mise palesemente hippy. Mancano ancora due persone all’appello, ma possiamo tranquillamente affermare che è qui che si apre la vicenda.
Si scoprirà poco dopo che ogni personaggio nasconde un segreto, così come lo stesso albergo nel quale alloggiano.

Comparto tecnico

7 sconosciuti a el Royale è la seconda fatica cinematografica per Goddard, come regista. La sua carriera di sceneggiatore comincia nel 2002 a Los Angeles, al lavoro su produzioni televisive.
Si può dire che questa pellicola sia una visione completa del regista, in quanto anche la sceneggiatura è firmata dallo stesso Goddard.
Il comparto tecnico si presenta altamente preparato a sviluppare l’idea del regista. Lo stesso sceglie come direttore della fotografia un maestro del concept: Seamus McGarvey. Il direttore della fotografia inglese si è affermato con diverse pellicole di successo, tra cui Godzilla, The Avengers e Cinquanta sfumature di grigio, ma è con il film d’autore che riesce ad esprimere la sua vera natura artistica.

Chris Hemsworth 7 sconosciuti a el royale

Infatti, come per Animali Notturni, pellicola del 2016 del regista e sceneggiatore Tom Ford, anche in 7 sconosciuti a El Royale si può notare una pulizia maniacale dell’immagine, e trova sfogo il concetto di simmetria, espresso anche nella location, a cavallo tra due stati. Infine i colori, dettati dai vari scenari, incidono molto sullo stato d’animo, che passa da una scanzonata ironia da rivista patinata di fine anni ’60, a un più tetro thriller a note gialle, degne di Agatha Christie.

Il cast – Attenzione, possibile spoiler!

jeff bridges 7 sconosciuti a el royale

Il cast vanta attori navigati, e più giovani, ma tutti talentuosi. Tutta la vicenda si snoda attorno agli stessi personaggi, isolati dal mondo.
Degno di gran nota è sicuramente Jeff Bridges, che riesce a interpretare un criminale pentito, alla fine dei suoi giorni, che continua però a mentire, e a cercare di recuperare un fantomatico bottino, abbandonato anni prima – si scoprirà poi – dall’uomo ucciso all’inizio. Insomma un ruolo non facile, che vede Bridges cimentarsi in un personaggio con diverse facce.
Grande interpretazione anche da parte di Lewis Pullman, attore di appena 26 anni, e figlio d’arte. Suo padre infatti è l’attore Bill Pullman, divenuto famoso principalmente negli anni ’90 con film del calibro di Ragazze vincenti, Indipendence Day e Strade perdute di David Lynch, un esempio poco brillante di neo-noir, di cui Pullman era il protagonista.
Pullman figlio interpreta il concierge dell’albergo, unico dipendente, e tossicodipendente, vive praticamente all’interno della struttura. Con un passato da eroe del Vietnam, unico sopravvissuto del suo plotone a un raid nemico, trova impiego a El Royale, ed costretto dai suoi capi a custodire il terribile segreto dell’albergo.
In perenne ricerca di una figura paterna e di redenzione, Lewis si lascia ingannare dal personaggio di Bridges, finendo poi per trovare lo scontro con la banda di Billy Lee, interpretato dallo statuario Chris Hemsworth. Billy è un hippy violento e sovversivo, impersonificazione del male della società, che per certi versi incarna la figura di Charles Manson. Oratore e abbindolatore, il ruolo di Hemsworth compare ben dopo la prima metà, denotando un cambio di toni. Pur mantenendo l’ironia che caratterizza la pellicola, il film diventa più violento, diretto e meno misterioso.

7 sconosciuti a el royale

Considerazioni finali sul film

La vera considerazione su 7 sconosciuti a El Royal può essere una sola: il cinema ha bisogno di film di questo calibro.
Queste sono pellicole che fanno bene a Hollywood, perché riportano il lato artistico del cinema a una dimensione più profonda, dove non a tutte le domande dev’esserci necessariamente una risposta. Alcuni argomenti sono più grandi di qualsiasi possibilità, anche per i protagonisti, che in questo caso sono palesemente degli anti eroi.
Tuttavia, quest’ultimo punto è stato anche il fulcro delle polemiche che non hanno permesso al film di Goddard di spiccare il volo e diventare un pieno successo. Malgrado il film abbia riscosso per lo più critiche positive, non è riuscito a convincere tutti.
Altro punto dolente è stato lo storytelling: una narrazione lenta, che aggiunge elementi connotativi degli anni ’60, come i riferimenti alla Manson’s Family e a J. Edgar Hoover, lasciati poi in sospeso.
Malgrado tutto ciò, 7 sconosciuti a El Royale è una chicca del cinema Hard Boiled, che lascia lo spettatore appassionatopiacevolmente inquieto.

The Dirt – Netflix ci regala i Motley Crue

Devo ammettere che ho cominciato a guardare The Dirt – il film sui Motley Crue – con una certa dose di scetticismo. Quando si tratta di lungometraggi, il colosso dello streaming ha spesso deluso le aspettative del pubblico.
Reduce infatti di un appena sufficiente Triple Frontier, produzione puramente Netflix con cast da serie A, non volevo costruirmi troppe aspettative.
Come per tanti altri fan del periodo glam metal, anche per me i Motley Crue hanno segnato l’adolescenza. Pensando più in grande, i Motley sono comunque una delle più grandi e iconiche band rock-metal esistenti.
Tornando al film, come dicevo, il mio scetticismo si è dipanato dopo poche scene.

the dirt motley crue netflix locandina

Scheda Film

  • Titolo originale: The Dirt
  • Durata: 108 min
  • Consigliato:
  • Voto: 3.5/5
  • Guarda su: Netflix

Il libro – il film

neil strauss motley crue the dirt netflix
Neil Strauss

Nel 2001 i Motley Crue pubblicano la loro autobiografia. 560 pagine contenenti alcune delle storie più belle, shockanti, dissacranti della storia della musica, dagli anni 70 a inizio 2000. Il libro si chiama The Dirt (Sperling&Kupfer), e narra l’inizio, l’ascesa, il declino e la ritrovata serenità di Nikki, Tommy, Mick e Vince, a.k.a. i Motley Crue.
Con lo zampino di Neil Strauss, abile giornalista del New York Times, di Rolling Stones, e autore di altre biografie, tra cui quella di Marilyn Manson e Jenna Jameson, il libro raggiunge presto le vette delle classifiche, diventando best seller. Fin da subito si vocifera di una trasposizione cinematografica, ma il progetto è ambizioso, più per marketing che per realizzazione, e rimane in sospeso per ben 18 anni.
Sarà proprio Netflix a prendere in mano i diritti, per realizzarne il film pubblicato il 22 Marzo 2019.

Comparto tecnico

Ad essere sincero, i miei dubbi hanno cominciato a vacillare ancor prima di vedere la pellicola. Il comparto tecnico è composto da alcuni professionisti, che nel tempo hanno dato prova di saper gestire prodotti molto simili a The Dirt, sia nel concept, che nella realizzazione.
La penna è affidata alla sapiente mano di Tom Kapinos, nome che qualcuno troverà familiare. Kapinos ha firmato come sceneggiatore e produttore una delle serie fiction più cult del panorama statunitense: Californication.
Il compito di trasformare l’adattamento di Kapinos in pellicola è stato affidato a Tremaine dai Motley Crue in persona. Esatto. I quattro della gang più rumorosa di Hollywood hanno voluto essere co-produttori del film, mettendosi nella condizione di poter decidere a chi affidare la loro storia.
Jeff Tremain, co-autore di Jackass, ha dovuto convincere il quartetto di essere il visionario giusto. Forse sono state le capacità di Jeff di gestire scene d’azione documentaristiche esagitate a convincere i Motley, fatto sta che il suo lavoro non solo ha convinto la band, ma li ha emozionati.

Ecco un’intervista a Nikki Sixx che parla della scelta di affidare la regia del film a Jeff Tramaine.

Il cast

Ultima nota di merito va al cast. Un peso importante, quello di impersonare quattro leggende della musica mondiale.
Per gusto personale ho apprezzato moltissimo la performance di Colson Baker, alias del rapper statunitense Machine Gun Kelly, nei panni del batterista Tommy Lee. La sua performance, oltre ad essere spassosa, e tecnicamente convincente anche nelle parti suonate, ha un tono molto sincero.
Anche Daniel Webber riesce a risultare convincente, specialmente nelle scene drammatiche, mostrando un lato del cantante Vince Neil più inerente al libro, che all’immaginario collettivo.
Si distingue bene per recitazione Iwan Rheon, che pecca tuttavia nella fisicità, risultando ben distante dalla sua controparte reale.
Douglas Booth viene invece chiamato a interpretare il ruolo più carismatico e delicato di tutta la band. Nikki Sixx è la mente, e il canzoniere principale della band. L’attore inglese ha solo 26 anni, e riesce a portare a termine perfettamente il suo compito.

attori the dirt motley crue netflix

Differenze tra libro e film

Per ovvie esigenze di tempo, molte parti del libro sono state tagliate, accorpate, rimaneggiate e stravolte. Sono stati volutamente creati degli “errori“, forse per generare un continuo evidente, specialmente tra l’ascesa e l’apice della carriera del gruppo.
Ovviamente non si può passar troppo sopra a certi strafalcioni temporali, ma che volete farci: a volte la verità va sacrificata per un bene superiore, cioè la magia della pellicola.
Rimane comunque una fedele trasposizione, non certo documentaristica, ma d’atmosfera e di sentimento, che il pubblico chiede. Una storia tutta di pancia e attitudine, condita da aneddoti grotteschi, indecenze e un velo di nostalgica ammirazione per quattro ragazzi divenuti leggenda.

Ovviamente non a tutti è piaciuta la pellicola, spesso per concetto. La bassa morale della band, e alcune storie sulla misoginia del leader, Nikki, non sono passate inosservate. La più grande critica che viene fatta al film è proprio il modo in cui “lava via” le parti più scabrose del libro, specie quelle riguardanti l’approccio poco umano verso le donne.

Considerazioni finali su the Dirt

Il biopic dei Motley Crue è un film da vedere se siete appassionati di musica, e avete la mente abbastanza aperta da capire che il cinema non è fatto da ideali e giustizia, ma da persone, visioni, concetti e sperimentazione… e soldi.
Il film è tecnicamente ben fatto, con un ottimo storytelling e un ritmo incalzante. La fotografia è curata nelle parti concettuali, e trascurata il giusto nelle scene più frenetiche, risultando sempre dinamica.
L’interpretazione convince, anche se la recitazione a tratti lascia un po’ a desiderare.
Vera pecca? La durata. Decisamente corto per gli standard attuali.


Sicuramente il successo di Bohemian Rhapsody e A star is born, hanno acceso nuovamente l’interesse per le pellicole che hanno per sfondo il music business e i drammi da rockstar: un particolare settore di Hollywood che non si è mai fermato, ma ha avuto alti e bassi nel tempo, spesso legati all’industria discografica.
Basti pensare a film come Rock Star, forse una delle pellicole che si avvicina di più per età storica, al film dei Crue. Uscito nel 2001, in piena esplosione del rap americano, il film fu dichiarato un box-office bomb, ovvero un flop commerciale.
Ad ogni modo ho trovato The Dirt ben fatto, spassoso e romantico il giusto: un misto congeniale di depravazione hollywoodiana, dramma e musica ormai vintage, che probabilmente ha poco a che fare con quello che realmente è successo dietro le quinte, ma nel suo piccolo regala (meno di) due ore di svago con i propri amici e qualche birra.


Il mercato del libro è in crescita, come leggere la statistica 2018

Il mercato del libro è in crescita netta da tre anni. Mentre tra il 2015 e il 2017 ci sono stati degli incrementi decisi e decisivi, questo 2018 sta vedendo la chiusura sempre in zona positiva, seppur stabile da inizio anno. Una battuta d’arresto, in una crescita così forte, è economicamente comprensibile, se si considera che il mercato del libro ha vissuto una crisi davvero lunghissima. Secondo l’associazione italiana editori (AIE) si tratta d una crescita sostanzialmente piatta, che tuttavia passa in secondo piano, se analizziamo la performance italiana al Buchmesse di Francoforte, il più famoso incontro editoriale, volto allo scambio dei diritti per la pubblicazione di autori.

Gli editori nel mercato del libro

Partiamo dal presupposto che il colosso Amazon non fornisce dati all’AIE. Secondo molti è un comportamento scorretto, perché non fornire dati di vendita impedisce di creare una statistica, potenzialmente utile per aiutare chi di questo mercato ci vive. Ma la politica di Amazon è ferrea, e divulgare informazioni di terzi non è compito suo. Se le case editrici che utilizzano il marketplace digitale sono libere di divulgare i loro dati di vendita all’AIE di loro pugno, e di certo Amazon non lo impedisce. Gli stessi accusatori affermano che il comportamento di Amazon sarebbe un impedimento all’autorità pubblica, riguardo “provvedimenti” eventuali, senza però spiegare in che modo l’attività di vendita online creerebbe questi presupposti.

Ad ogni modo sono le piccole e medie case editrici ad avere la meglio, con crescite significative. Ottima notizia per i piccoli autori, che vedono la loro base di credibilità aumentare notevolmente, assottigliando così il divario con autori più “spinti”. Tuttavia sono i settori dell’editoria per l’infanzia e la letteratura per ragazzi a segnare la vera svolta nella crescita editoriale, e la fiction straniera in seconda battuta.

Le librerie nel mercato del libro

Secondo le stime, le librerie rimangono il punto fisso dei lettori, ma per leggere il dato è necessario incrociarlo con quanto detto poco sopra. Sono quindi le librerie specializzate nella letteratura per l’infanzia e adolescenza che respirano meglio. Inutile parlare delle grandi catene, che vivono grazie a un marketing selvaggio e ai proventi delle attività collaterali. Le librerie indipendenti, specie quelle generiche, soffrono di più per mancanza di assortimento, l’assenza di una politica di sconto e fedeltà del cliente e l’arretratezza rispetto al mercato contemporaneo. Tuttavia è evidente che la maggior parte dei generi letterari sta subendo una crisi intestina, e malgrado la moltitudine di copie vendute da parte di autorevoli e illustri nomi del romanzo contemporaneo, ciò non è sufficiente a garantire vita facile alle piccole attività commerciali.

Gli autori nel mercato del libro

In questo insieme di dati, statistiche e previsioni, ci sono gli autori emergenti. La crescita delle piccole e medie case editrici potrebbe apparire come un incentivo fondamentale agli autori che si affacciano per la prima volta nel mondo dell’editoria. Tuttavia, l’elevatissimo numero di case editrici di piccole e piccolissime dimensioni ha causato un “sovraffollamento” nel mercato del libro: tantissime le pubblicazioni mensili, la maggior parte delle quali si perdono nei meandri della distribuzione, finendo per favorire i “soliti noti”. Una casa editrice ha il compito non solo di pubblicare libri, ma anche di promuoverli, distribuirli, e sponsorizzarli, utlizzando al massimo le potenzialità del web, indispensabile per la promozione di un prodotto nella società di oggi.
Discorso a parte è rappresentato dalle moltissime case editrici che popolano il mare dell’editoria a pagamento. Il consiglio è quello di evitare, sempre e comunque, chi promette pubblicazioni in cambio di soldi.

Il consiglio principale è sempre quello di valutare una prospettiva carrieristica in base a diversi fattori, alcuni dei quali davvero fondamentali. A fare da padrone tra questi ci sono: capacità di comprendere il mercato, competenze nel mondo del marketing, capacità di coltivare conoscenze genuine e tantissima pazienza. Se siete già muniti di una buona quantità di Maalox, avete una marcia in più!

Sabrina, e le terrificanti avventure di Netflix

Sta arrivando Halloween, e come ogni media che si rispetti, Netflix ha deciso di rilasciare alcuni titoli a tema horror. Sappiamo che la paura è uno dei sentimenti più radicati e sinceri dell’animo umano, e come ogni anno, in questo periodo, la corsa allo shock più traumatizzante è cominciata. Tra i vari titoli del colosso americano dello streaming, Netflix, spicca quello de Le terrificanti avventure di Sabrina.

le terrificanti avventure di Sabrina NetflixPer chi non lo sapesse, la serie trae ispirazione da alcune storie comparse per la prima volta nel 1962, sulla rivista Archie’s Mad House, per poi diventare una serie a fumetti a sé stante: Sabrina, the teenage witch. Il fumetto ha poi visto diverse rivisitazioni, sia nei toni, che nella grafica, e col passare dei decenni ha avuto un pubblico sempre nuovo grazie ai vari restyling.

Il suo picco di notorietà l’ha ottenuto a cavallo tra gli anni novanta e i primi anni del duemila con la produzione della sit-com Sabrina, vita da strega, nata a sua volta dal film per la tv omonimo. Malgrado questa serie fosse completamente distaccata da qualsiasi legame con il mondo horror – per favorire un pubblico più vario – ha ottenuto forti consensi. I toni da commedia hanno permesso infatti alla produzione di portare avanti la serie per ben sette anni, riuscendo a concludere la storia senza tagli prematuri. In questo lasso di tempo sono stati girati altri due film, sempre inseriti nell’universo della serie. Le attrici della serie, tra cui Melissa Joan Hart, che ha interpretato Sabrina, hanno ottenuto un notevole successo, e sono entrate nei cuori dei giovani spettatori.

Cos’ha quindi di diverso questa nuova serie, e perché Netflix ha voluto rispolverare quest’idea dal terrificante armadio impolverato della nonna?

Reboot – dalla vita da strega, a Le terrificanti avventure di Sabrina

le terrificanti avventure di Sabrina westville news Melissa Joan Hart è l’interprete della serie Sabrina, vita da strega

Ormai è tempo di reboot per qualsiasi cosa. Quindi perché non resettare anche le vecchie sit-com? Si, ma con stile!
Innanzitutto partiamo dal dire che il reboot vero e proprio arriva dal mondo dei fumetti. La rivista Archie’d Mad House, ora Archie Comics, all’inizio del 2014, decise di ringiovanire tutte le sue testate. Sabrina subisce una rivisitazione stilistica che darà vita all’idea di portare la giovane strega su Netflix.

Storia

Sabrina Spellman è una giovane mezza strega, orfana di entrambi i genitori. Viene cresciuta dalle zie, streghe anch’esse, Hilda e Zelda. Con loro vive anche il cugino Ambrose, uno stregone. La trama si concentra principalmente sul cambiamento nella vita di Sabrina, allo scadere del suo sedicesimo compleanno. Secondo la religione occulta, quel giorno coincide con un giuramento che tutte le streghe e gli stregoni sono chiamati a compiere, nei confronti della Bestia. Inoltre Sabrina dovrà conciliare la sua natura paranormale con quella di umana. Avrà quindi i problemi di una normale teenager, come la scuola, l’amicizia, l’amore e la rivalità.

Tematiche

Come ci si può aspettare da una fucina di successi (e qualche insuccesso sistematico) come Netflix, Le terrificanti avventure di Sabrina è condita di tematiche che esulano dal tema horror classico, e si addentrano nel tema dell’orrore quotidiano. Uno dei primi argomenti trattati nelle parti “umane” di Sabrina è quello del bullismo. La presenza di Susie, amica androgina di Sabrina, vuole giustificare a livello di sceneggiatura, atti di puro bullismo da parte di alcuni ragazzi popolari della scuola, anche in modo pesante.
La vendetta è anch’esso un tema trattato nella serie, infatti è Sabrina a sistemare la faccenda, convinta da un demone con le fattezze della sua professoressa, e aiutata di alcune streghe, obbligando i quattro ragazzi a compiere atti omosessuali tra di loro.
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Non è davvero chiaro se sia Sabrina a voler vendetta, spinta dal demone, o il demone stesso che insinua l’idea della vendetta. In ogni caso, il fatto che il dubbio esista la dice lunga sulle intenzioni dell’intreccio.
Arriviamo quindi al punto di comprendere come l’orrore classico, l’occulto e mistico effetto grafico, siano solo un mezzo per giungere alle paure reali. Le sequenze mostrano come i protagonisti siano più spaventati delle implicazioni morali, legali e comportamentali, che dalle attività paranormali.
Nel rapporto che c’è tra i personaggi di Sabrina e il diavolo, è la parola sottomissione a ricorrere più spesso. Anche davanti alla possibilità che l’anima della ragazza bruci per 333 anni all’inferno, è proprio il concetto della sottomissione che fa desistere la coraggiosa protagonista.

Altre tematiche interessanti, trattate in questa prima stagione, sono il rapporto con l’autorità, il maschilismo, il femminismo, la diversità di culto e la morale giurisprudenziale.

Tecnicamente…

Tecnicamente Le terrificanti avventure di Sabrina è una serie girata in modo ineccepibile. I set sono tutti architettati ottimamente, e la fotografia ben curata e varia non annoia la vista. Gli effetti speciali sono interessanti, e a volte anche più inquietanti di quello che ci si può aspettare. Tuttavia questi ultimi sono molto rari, e lasciano un po’ di insoddisfazione, se lo rapportiamo al marketing promosso da Netflix prima del lancio.

kiernan shipka westville news Kiernan Shika è la giovane interprete della nuova Sabrina

Se teniamo conto che nei gradi della paura, la paura stessa è solo al terzo posto, mentre il terrore al sesto, su sette gradi complessivi, possiamo pensare che Netflix abbia sbagliato a chiamare la sere: Le terrificanti avventure di Sabrina.

La serie è davvero ben fatta, e spicca molto anche il cast, capitanato dalla giovane ma magistrale Kiernan Shipka.
La sceneggiatura de Le terrificanti avventure di Sabrina rimane però lì a metà. Non è un horror, non è una commedia, non è un thriller e non è un drammatico, ma a suo modo è un po’ tutti questi generi… sempre che non si abbia voglia di relegarlo semplicemente nel teen drama.

Ad ogni modo la nuova serie Netflix ha convinto la critica, e questo darà spazio agli autori per osare magari un po’ di più nella prossima stagione, attualmente già in lavorazione.

Quello che ci piacerebbe, per la seconda stagione, sarebbe vedere qualcosa di più forte, che si leghi meglio con la profondità dei temi trattati, che ci accompagni nel terrificante mondo della protagonista, più che in quello di una produzione un po’ ruffiana, seppure sopraffina, che vada bene per tutti (malgrado il V.M. 14 voluto dalla censura).

Trailer

Un saluto dal vecchio cast

Da Alberto a 4Fortys

La vita riserva sempre meravigliose sorprese soprattutto quando meno te le aspetti: sliding doors capaci di modificare in un solo attimo il corso degli eventi. Sulla mia strada, caso o meno, è giunto, inaspettato, questo fulmine a ciel sereno. Sulla mia strada,  la possibilità di poter intervistare uno tra i più grandi compositori e cantautori del nostro panorama musicale.
Un uomo che ha attraversato le ultime quattro decadi regalandoci stupore e sorpresa; canzoni immortali, vere e proprie poesie su pentagramma: un incantesimo perfetto in grado di sormontare anche le più complesse avversità che si sono paventate soprattutto a inizio carriera.
Combinazioni alchemiche perfette, trasmutate in armonia, musicalità e poetica. Canzoni che sono state in grado autonomamente di sfondare quel fronte artificioso, ostruzionistico e ipocrita di certa “industria discografica” in quel lontano 1979.

Alberto Fortis: un artista eclettico e innovatore

Artista eclettico, Alberto Fortis. Sperimentatore e innovatore al contempo: nelle sue vene scorrono il Pop,  l’R&B, il Soul e, un riuscito tentativo di approcciare (1984) al pseudo-Rap con Plastic Mexico.
Ricercatore dello spirito, sognatore avventuroso, in questi primi 40 anni di carriera Alberto Fortis ha saputo sempre mettersi in gioco, raccontando finemente se stesso, e i NOSTRI tanti noi stessi.  E lo ha fatto con lo strumento che più gli è consono: la sua musica, i suoi dischi.
In questo ultimo lavoro c’è una sorta di summa, un resoconto creativo, per nulla autocelebrativo. Niente in assoluto di autoreferenziale, anzi.

Fortis
Alberto Fortis (foto via: repubblica.it)

In 4Fortys – uscito a giugno per Azzurramusic – emerge prepotentemente lo spirito di rivisitazione e di reinvenzione di quel masterpiece che è Alberto Fortis uscito nel 1979: troveremo pezzi per piano e voce live in studio; verremo ammaliati dalla nuova versione di Settembre; saremo inchiodati ai sentimenti e ai ricordi con la coinvolgente versione de Il Duomo di notte: ma non basta, lo stupore continua con tre classici di Alberto completamente rivisitati. Inoltre tre brani live con la Milandony Melody Band.
Insomma un Loop ben congegnato, un progetto che salda il legame con il passato; rinvigorisce l’attuale, e guarda al futuro con ottimismo.

Un progetto del quale ci piacerebbe conoscere la sua nascita: da Alberto Fortis a 4Fortys, 40 anni sono alle spalle, cosa si trova di quel ragazzo esordiente in questo nuovo album?

Di quel ragazzo esordiente NON mi ritrovo alcune paia di ALL STAR che avevo comprato alla Vigilia del primo album e un po’ di fiducia in più nel “Mondo Musicale”. Di contro i percorsi seguiti anche all’estero e le esperienze che ti forgiano, rendono ancora più interessante una scommessa che continua a fondarsi su una sete di Bellezza e di Ricerca che è inversamente proporzionale alla notte sociale artistica che stiamo attraversando : e ne sono fiero

Cosa la ispira di più nel produrre i suoi pezzi: dove nasce lo spunto per comporre una canzone, e di conseguenza, un album. Guardarsi attorno, osservare la realtà circostante può essere sufficiente?

Essere ispirati e creare Ⓜ️usica, se davvero si è nati per quello, è una convergenza di DNA, stimoli esterni e metabolismo interno, che ha il DirittoDovere di essere poi esplicitato per la legge fondamentale dell’Arte: la Condivisione. È come l’intuizione: l’intuizione è la somma dell’immaginazione e della forza di volontà . “artisti” (qui è dovuto il minuscolo anche dopo il punto) come Young Signorino immaginano e si sforzano di fare schifo: e ,tutto sommato, dobbiamo ringraziarli, perché non Ci richiedono neanche troppa immaginazione per capire che ci riescono benissimo.

Milano è cambiata e tanto.  La metropoli del “tutto e subito”, in perenne cambiamento, liquida e individualista ha ancora margini di spazio per il sociale: si sente ancora figlio adottivo di una città nota per il suo famoso “Cör in man ” oppure se ne è distaccato?

Ⓜ️ilano rimane un’eccellenza italiana: se ci fossero 5 Milano in Italia, saremmo un Paese Leader Internazionalmente. L’Anima può benissimo convivere con la velocità, anzi, se ne può nutrire

Datacrazia, algoritmi, microcircuiti: quanto possono esser utili, e quanto ce ne dovremmo discostare, secondo lei c’è la possibilità di mediare in questo rapporto, oppure il rischio di  venirne sopraffatti è concreto?

Nternet è la metamorfosi del Libero Arbitrio e si stanno creando piani paralleli, fisici e virtuali: sta a Noi far sì che la meraviglia non diventi obsoleta e dannosa tentazione. Anche Caronte penso si possa annoiare del suo lavoro, ma cerca sempre di portare qualche bella Donna in barca.

Concerti, produzioni, video, interviste: come passa il tempo libero Alberto Fortis. Quali generi musicali ascolta? Legge libri, frequenta le mostre?

Tutto sommato il Tempo Libero non esiste: meglio allenarsi a una Ⓜ️ente Libera in un Tempo sempre più occupato. Anche quando si cammina e si ritira uno scontrino, c’è sempre fortunatamente una Signora Melodia che si annuncia e prende il suo Spazio nello Spazio. Preferisco le Mostre e l’afflato d’Arte immediato e in movimento: la lettura,forse, non nutre più come una volta, perché la Nostra Fantasia ormai esplora e lavora in modalità più tridimensionali. A volte leggere è come guardare la rotta sullo schermo intanto che si vola: preferisco guardare dal finestrino. Detto questo, prima bisogna saper leggere per capire la rotta

Il degrado culturale dei nostri tempi influenza, secondo lei, le nuove produzioni musicali: penso ai fenomeni social nati principalmente da You Tube e affini, laddove la parola “gavetta” non sembra venire minimamente contemplata: c’è un’eredità che rischia di essere smarrita?

Questa domanda ha già la sua parziale risposta al punto 2: la risposta soffia nel vento, il vento spazza via molte cose ma solleva anche la sabbia; e scopre la roccia quella solida. Pertanto niente viene cancellato: ciò che più è pericoloso è la distrazione e una volontà di indurla. Ma chi promuove il vuoto si ritroverà riempito di dolore, cosi come, al contrario, chi riempirà il suo dolore creerà spazi per volersi bene

Fortis
La copertina di 4Fortys

In questi giorni è attesa la sentenza della Corte di Strasburgo sulla tutela dei Diritti d’Autore: è possibile secondo lei limitare e contrastare i cosiddetti “colossi del web” oppure le Lobby dell’Industria culturale e musicale continueranno, come dire, a dettar la “LORO” legge?

È senz’altro possibile apportare dei rimedi, è molto difficile che vinca una volontà di farlo. È un indice della rituale stupidità in cui vive la maggior parte del Settore Musica: per quanto mi riguarda sono fermamente, ingenuamente convinto che, pur usando gli stessi codici molto discutibili, se venisse veicolato un prodotto generalmente più sostanziale e bello si venderebbe anche di più. Ma, come diceva un grande manager con cui ho lavorato per molti anni, non ho mai visto un asino diventare un cavallo. W L’Arte Musica e facciamo in modo che l’umiliazione, nuova Virtù dei Sensibili, non abbia senso se non per un motivo: trasformarsi in un magnifico colorato boomerang.

Paul Valery disse che il futuro non è più quello di una volta, lei come guarda al suo: cosa farà da grande Alberto Fortis?

Per quanto riguarda il Futuro, sto cercando Turo, perché se Turo fu, vuol dire che anche sarà: e lì c’è la Risposta

PS: i link social e siti web
www.facebook.com/fortisalberto/ 
http://www.albertofortis.it
https://twitter.com/albertofortis

True Detective 3 – tutto quello che c’è da sapere

True Detective 3 è finalmente una certezza. La HBO ha rilasciato il primo teaser trailer della terza stagione, comunicando che la messa in onda del primo episodio è prevista per il 3 gennaio 2019. La folgorante prima serie, con due magistrali Matthew McConaughey e Woody Harrelson come protagonisti, aveva scatenato l’entusiasmo collettivo. La seconda stagione aveva invece deluso le aspettative di pubblico e critica.

Il protagonista di True Detective 3

True detective 3
Mahershala Ali (foto via TvSerial)

Protagonista di True Detective 3 sarà il Premio Oscar Mahershala Ali, vincitore della statuetta per la pellicola Moonlight. Un nuovo caso, nuovi protagonisti e nuova ambientazione. Come da tradizione, per questa serie antologica, giudicata una delle migliori degli ultimi dieci anni. La terza stagione è ambientata sull’Altopiano d’Ozark. Si tratta di una regione geografica prevalentemente montuosa, situata al centro degli Stati Uniti, tra Missouri, Arkansas, Oklahoma e Kansas.

Il trailer

Nel trailer, della durata di circa un minuto, compare il detective della polizia di stato dell’Arkansas, Wayne Hays, raccontato in tre differenti epoche – come nel caso di Rusty Cohle durante la prima stagione – ossessionato dalla risoluzione di un caso.A spalleggiare Mahershala Ali sono presenti nel cast anche Mamie Gummer, Stephen Dorff e Carmen Ejogo. Altre indiscrezioni riguardano la regia: Daniel Sackheim ha diretto i primi due episodi ma, nel corso della stagione, dietro la macchina da presa si è posizionato anche lo stesso Nic Pizzolatto, sceneggiatore e creatore della serie. A proposito della sua abilità di scrittura, abbiamo già parlato in passato sulle pagine di Westville News.

Cosa aspettarsi?

Cosa dobbiamo aspettarci dalla terza stagione di True Detective? Un ritorno alla profondità della prima serie, applaudita come una delle migliori opere del decennio, forte di un intreccio complesso ma perfetto nel suo sviluppo e di un cast in forma smagliante nel quale spiccava un leggendario Matthew McConaughey. Oppure un mezzo flop, come quello rappresentato dalla seconda serie, potenzialmente molto buona ma priva di protagonisti all’altezza e penalizzata da un intreccio troppo complesso e molto meno coinvolgente rispetto alla prima stagione. Ai posteri l’ardua sentenza.

Country Dark di Chris Offutt: crudo, graffiante, epico, imperdibile

Dopo qualche settimana di silenzio – assolutamente motivato, ve lo possiamo assicurare – tornano i consigli letterari del blog di Westville. Oggi parliamo di Country Dark di Chris Offutt, una delle novità più interessanti della presente stagione letteraria. Stiamo parlando di un romanzo che, dopo il clamore dettato dalla novità, non finirà certo nel dimenticatoio, ma andrà a soggiornare stabilmente nello scaffale dedicato ai vostri romanzi preferiti. Il perché ve lo spieghiamo nell’articolo.

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Chris Offutt

Il pubblico italiano ha avuto modo di apprezzare le doti di questo scrittore sessantenne originario del Kentucky con la raccolta di racconti Nelle terre di nessuno, pubblicata lo scorso anno da Minimum Fax, una realtà editoriale da sempre attenta a quello che di buono accade nel panorama letterario statunitense. Dopo il meritato successo di questa prima pubblicazione, nel mese di giugno di quest’anno è comparso sugli scaffali delle librerie Country Dark, secondo romanzo di Chris Offutt, autore anche di due raccolte di racconti e tre memoir, di prossima pubblicazione sul mercato italiano.

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Chris Offutt (foto via: www.minimaetmoralia.it)

Country Dark

Il romanzo si apre con il taciturno protagonista Tucker, plurimedagliato reduce della guerra di Corea, impegnato nel ritorno nell’aspra e selvaggia terra natia, quel Kentucky popolato da fuorilegge, ancora dominato dalla natura selvaggia che ne detta i ritmi di vita e le abitudini. Sulla strada del ritorno, Tucker incontra Rhonda e se ne innamora, non dopo averla salvata dalle aggressioni a sfondo sessuale perpetrate dallo zio.

Dieci anni dopo, la coppia è sposata e conduce una vita felice, unita da un amore reciproco viscerale e dall’affetto incondizionato per i numerosi figli avuti, alcuni dei quali disgraziatamente nati con dei deficit psichici. Nel frattempo, Tucker si è trasformato in un esperto contrabbandiere di alcool alle dipendenze del furbo Beanpole. Tuttavia, una grave minaccia incombe sull’equilibrio della famiglia. Tucker non esiterà a imbracciare nuovamente le armi per difendere le persone che ama, arrivando a mettere sul piatto la propria vita in un’escalation di violenza inaudita ma razionale.

offuttViolento, autentico, crudo: vero

Country Dark è una lettura imprescindibile per chiunque ami la letteratura americana, in particolare per coloro che amano quei setting rurali made in usa. Quella raccontata da Country Dark è una storia cruda, violenta, viscerale, ma sempre dominata dall’amore, la forza motrice di tutte le azioni intraprese da Tucker: l’amore per la sua famiglia, per la sua casa e per la sua terra. Violenza efferata si alterna ciclicamente con una dolcezza commovente, in un microcosmo rurale e selvaggio, lontano anni luce dalla contemporaneità, ma dotato di quella sincerità che spesso manca nella società di oggi, in tutti i livelli.

Offutt è un fuoriclasse della scrittura, e in questo romanzo dimostra tutte le sue qualità. Una sapiente scelta lessicale pennella le dettagliate descrizioni naturalistiche, mentre nei dialoghi, asciutti e graffianti, l’autore si esibisce in una capacità di sintesi efficace e fuori dal comune. Differenti tonalità di colore si mescolano creando un affresco incantevole e dal fascino intramontabile. Siamo sicuri che Country Dark diventerà in poco tempo un classico della letteratura americana contemporanea. Pertanto, vi invitiamo a prenderlo seriamente in considerazione nel momento in cui vi trovate tra gli scaffali delle librerie per scegliere le letture da portare con voi in vacanza.

Alberto Staiz