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L’ispettore Callaghan: violenza nelle strade di San Francisco

Westville news prosegue la carrellata di consigli cinematografici noir. Dopo Bullitt e Il braccio violento della legge, chiudiamo un’ipotetica trilogia di polizieschi seminali con il primo film della fortunata serie dell’ispettore Callaghan: Il caso scorpio è tuo!

I violenti anni settanta

Uscito nelle sale nel 1971 (lo stesso anno de Il braccio violento della legge), il primo film della leggendaria serie dell’ispettore Callaghan ha proseguito quell’opera di rinnovamento del genere, già analizzata nelle pagine di Westville News. Clint Eastwood, in uno dei ruoli più iconici di tutta la sua filmografia, ha saputo interpretare un personaggio passato alla storia per la brutalità dei metodi e una spiccata tendenza all’insubordinazione. Più che rivoluzionare il ruolo del detective protagonista, Eastwood ha saputo accentuare caratteristiche già proprie dei due protagonisti dei film precedentemente analizzati in questa sede. Spietato, immune a qualsiasi ordine dei superiori, freddo, consapevole della reiterata impotenza del dipartimento di polizia, Callaghan diventa un moderno cowboy metropolitano. Solo contro tutti, e mosso da un senso del dovere che rasenta la testardaggine. Il fine giustifica i mezzi: tutto è lecito per arrivare alla soluzione del caso. Anche utilizzare metodi brutali, al limite della legalità.

Scorpio

Liberamente ispirato a un reale fatto di cronaca – l’ignoto serial killer Zodiac – L’ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! mette in scena un’epica battaglia tra un misterioso killer che minaccia San Francisco con omicidi causali a scopo di lucro (Andy Robinson) e l’ispettore della polizia Harry Callaghan (Clint Eastwood). Noto per la sua intransigenza, i metodi duri e la tendenza all’insubordinazione, Callaghan viene assegnato al caso, ribattezzato Scorpio. Si tratta di un misterioso serial killer che uccide in maniera apparentemente casuale, colpendo la popolazione di San Francisco senza distinzione di razza, religione, sesso ed età. Il rapimento di una giovane ragazza e la conseguente richiesta di un grosso riscatto portano Callaghan a uno scontro con il killer.

Callaghan

Clint Eastwood nei panni dell’ispettore Callaghan (foto via:cinema.everyeye.it)

Autoincaricatosi di consegnare il riscatto, Callaghan ferisce Scorpio, che riesce tuttavia a fuggire. La fuga è però breve e Scoprio viene arrestato, dopo essere stato torturato dall’ispettore, nel tentativo di scoprire le sorti della giovane rapita. Rilasciato proprio in virtù delle torture subite, Scorpio prosegue i suoi crimini arrivando a sequestrare uno scuolabus con alcuni piccoli innocenti a bordo. Seguirà lo scontro finale con Callaghan, in una sequenza passata alla storia.

Callaghan, poliziotto e giustiziere

Eastwood interpreta un personaggio ormai entrato nella leggenda. Brutale, senza pietà, incontrollabile, sempre al limite della legge in tutte le sue azioni, Callaghan non si fa problemi quando l’unica soluzione è quella di insubordinarsi e agire al di là della legge. Il poliziotto diventa giudice e giuria al tempo stesso. Una soluzione estrema ma che sembra essere l’unica, in una San Francisco dove la violenza dilaga e la polizia appare impotente. Callaghan diventa un modello al quale ispirarsi. Basti pensare al Charles Bronson de Il Giustiziere della notte, o al Bruce Willis della serie di Die Hard e de L’ultimo Boy Scout. Protagonisti solitari, dai metodi poco ortodossi, ma assolutamente capaci, mossi da un alto senso del dovere e da un concetto di giustizia tutto personale.

Don Siegel, maestro d’azione

Il grande successo de L’ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! – titolo tradotto brutalmente, come era consuetudine negli anni settanta – è merito anche della sapiente regia di Don Siegel, un maestro del poliziesco anni settanta (da riscoprire molte perle della sua filmografia, tra cui, consigliatissimi, Fuga da Alcatraz e Chi ucciderà Charlie Varrick?) che ha contribuito a riscriverne i linguaggi e i temi, iniettando una massiccia dose di violenza a un genere ancora troppo legato a romantici canoni del passato.

Imprescindibile

L’ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! È una pellicola imprescindibile per tutti gli amanti del noir moderno. Capostipite di una fortunata serie – ben quattro i sequel – Scorpio è un poliziesco ad alta tensione, ricco di azione. Un film che ha rivoluzionato i linguaggi del genere, aggiungendo importanti tasselli alla creazione del noir contemporaneo.

Il braccio violento della legge: il noir cambia pelle

Nuovo appuntamento cinematografrico del blog di Westville. Prosegue la carrellata di pellicole che hanno cambiato la storia del noir sul grande schermo. Dopo il cupo e affascinante Bullitt, ora è il turno de Il braccio violento della legge (titolo originale The French Connection), uscito nelle sale nel 1971.

Nuova Hollywood

Il celebre regista statunitense William Friedkin è indubbiamente passato alla storia per essere stato il regista de L’esorcista, uno dei più controversi e leggendari successi dell’intera storia del cinema. Tuttavia, Friedkin aveva già guadagnato un meritatissimo Oscar due anni prima, nel 1971, grazie al controverso Il braccio violento della legge. Un film che ha cambiato la storia del cinema, contribuendo alla nascita di quel movimento, chiamato “Nuova Hollywood”, che ha rappresentato forse l’apice assoluto del cinema d’oltreoceano per numero di capolavori prodotti in un periodo di tempo relativamente limitato. Rimanendo però in tema puramente noir, Il braccio violento della legge ha proseguito quell’opera di rinnovamento del genere, iniziata proprio con Bullitt. Pellicole seminali, che hanno contribuito in maniera sostanziale a traghettare il noir verso la sua dimensione definitiva.

Il braccio violento della legge

Roy Scheider e Gene Hackman

Il Braccio violento della legge

Jimmy Doyle (Gene Hackman) e Buddy Russo (Roy Scheider) sono due investigatori della Narcotici di New York. Due uomini dalla vita sregolata e solitaria. Due poliziotti dediti al lavoro, caratterizzati da metodi violenti e senza scrupoli. Dopo il fallimento di alcune operazioni, diversi indizi portano verso una grossa spedizione di droga proveniente da Marsiglia. Un traffico internazionale di droga gestito da un misterioso e benestante francese di nome Alain Charnier (Fernando Rey). Le indagini proseguono con difficoltà tra pedinamenti e false piste, fino ad assumere i contorni di una vera e propria ossessione. Il caso viene riassegnato, ma i due investigatori proseguono le indagini in solitaria. La svolta sembra arrivare con l’approdo al porto di New York di una nave proveniente dalla Francia. A bordo, un’auto carica di eroina. Seguono appostamenti, leggendari inseguimenti, retate, fino alla resa dei conti. L’epilogo sarà però amaro e sotto certi aspetti fallimentare.

Innovativo

Basato sulla storia vera di un effettivo maxi sequestro di eroina nell’ambito di un traffico internazionale, Il braccio violento della legge è un film rivoluzionario per linguaggio, contenuti e tecniche di montaggio. La differenza tra buoni e cattivi, seppur sempre chiara per tutta la durata del film, si assottiglia notevolmente. Charnier è un trafficante di droga gentiluomo, raffinato e colto. Doyle è un donnaiolo incallito. Un solitario misantropo. Un poliziotto irascibile e violento. Un anticonformista in perenne scontro con i suoi superiori. La New York descritta nelle sequenze del film è una città pericolosa, fredda, drogata, malfamata e desolante. Il setting diventa quindi reale e pulsante, e non più metaforico. Il finale amaro capovolge tutti i clichè del genere, introducendo nuove vie di interpretazione del noir, che qui raggiunge livelli assolutamente contemporanei per critica alla società, atmosfere e multidimensionalità dei personaggi.

il braccio violento della legge

Foto via: nydailynews.com

Hackman da Oscar

Il braccio violento della legge brilla in primis per un’interpretazione magistrale di tutto il cast. Su tutti, un superlativo Gene Hackman, non a caso premiato con l’Oscar come miglior attore protagonista. Ma i meriti non sono solamente suoi. Roy Scheider (protagonista quattro anni dopo del leggendario Lo squalo) è una spalla perfetta per gli istrionismi di Hackman. Infine, lo spagnolo Fernando Rey emana una classe e un’eleganza tipicamente europee, che aggiungono fascino e inconsuetudine al suo personaggio.

Azione e tensione

Friedkin ha saputo coniugare massicce iniezioni di azione con la tensione e l’immobilità delle sequenze degli appostamenti. Scene nelle quali lo scorrere del tempo e la spossatezza dei protagonisti bucano lo schermo penetrando a fondo nell’osservatore. Travolgente la lunga sequenza in cui Hackman percorre Brooklyn a tutta velocità a bordo di una Pontiac, all’inseguimento di un convoglio sopraelevato nel quale si nasconde un sicario in fuga. Una delle car chase più famose e realistiche della storia del cinema.

Il regista è stato inoltre abile nel delineare i protagonisti, in tutti i loro turbamenti e contraddizioni. I poliziotti non sono più immacolati paladini della legge, ma uomini dalla morale dubbia, il cui senso della giustizia rasenta i limiti della legge stessa. Grazie a Il braccio violento della legge il poliziesco è diventato violento, spietato, estenuante e amaro. In una sola parola: credibile.

Bullitt: Steve McQueen reinventa il noir a Hollywood

Le pagine di Westville News tornano a raccontare storie di cinema. Dopo aver parlato dell’importanza del lavoro di Michael Mann a cavallo tra anni ’80 e ’90, facciamo qualche passo indietro e andiamo a vedere dove tutto è cominciato. Ci sono pellicole che hanno segnato indelebilmente la storia del noir cinematografico, riscrivendone le regole e gettando le basi del poliziesco contemporaneo. Stiamo parlando di film che, anche a distanza di trenta, quaranta o addirittura cinquant’anni, risultano ancora attuali. Pellicole che non hanno perso un briciolo del fascino che le ha contraddistinte all’epoca della prima uscita nelle sale. Uno dei caposaldi del noir moderno è rappresentato senza dubbio da Bullitt, una delle migliori interpretazioni in assoluto di un divo immortale come Steve McQueen.

Bullitt

La locandina di “Bullitt”

Frank Bullitt

L’ambizioso e arrogante politico Walter Chalmers (Robert Vaughn) incarica Frank Bullitt (Steve McQueen) glaciale ed esperto tenente della squadra omicidi, della protezione di Johnny Ross, testimone chiave in un processo contro la mafia. Nonostante la stretta sorveglianza, Ross viene gravemente ferito da due sicari nella stanza d’albergo dove era confinato sotto protezione. Trasportato in ospedale, Ross muore per le gravi ferite subite. Con la complicità di un medico accondiscendente, Bullitt nasconde la notizia della morte del testimone. In questo modo Bullitt evita l’ira di Chalmers e può proseguire le indagini. Colpi di scena, scambi di persona, sparatorie e leggendari inseguimenti per le strade di San Francisco porteranno Bullitt verso la soluzione del caso. Memorabile la sequenza finale, ambientata nell’Aeroporto Internazionale di San Francisco.

Cinquant’anni e non sentirli

Bullitt è un noir moderno e coinvolgente, capostipite di una nuova generazione di polizieschi dalle tinte cupe. Steve McQueen sfodera un’interpretazione ipnotica, forse la sua migliore in assoluto. Glaciale, taciturno, tormentato, Frank Bullit è diventato il modello di investigatore freddo e determinato. Un personaggio apparentemente insensibile ma in realtà molto turbato. Un uomo a tal punto dedito al lavoro da non lasciare spazio alla vita privata, nonostante una bella fidanzata innamorata lo aspetti a casa ogni notte.

Intreccio e azione

I pregi di Bullitt non finiscono però qui. La sequenza dell’inseguimento tra la Ford Mustang di Bullitt e la Dodge Charger dei sicari è entrata nella storia del cinema come prototipo di car chase. Una lunga sequenza di quasi dieci minuti nella quale i protagonisti sono il rombo delle due vetture e gli iconici saliscendi delle strade di San Francisco. Una sequenza notevole, considerando anche i mezzi dell’epoca, che ha avuto centinaia di imitazioni, la maggior parte delle quali però non raggiungono il fascino e la tensione dell’originale. Un plauso anche all’ipnotica colonna sonora jazz firmata da Lalo Schifrin, che supporta le scene fondamentali donando tensione e mistero. Che altro dire. Bullitt è un classico del poliziesco americano che non finisce mai di stupire, ancora attuale nonostante l’età: un’eterna fonte di ispirazione, dal fascino meravigliosamente intramontabile.