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10 imperdibili maestri del noir

Iniziamo una nuova stagione di articoli sul blog di The Westville Series con una carrellata di consigli letterari a tema noir. Ho selezionato dieci autori a mio parere imprescindibili per capire l’evoluzione e le sfumature della letteratura noir degli ultimi decenni. Ovviamente sia tratta di una piccola selezione, basata sulle mie letture più recenti e sul mio gusto personale: non me vogliate se ho tralasciato qualche nome degno di menzione. Ho volutamente ignorato gli scrittori italiani, semplicemente perché mi piacerebbe trattare il tema in separata sede, magari in uno dei prossimi articoli del blog. I vostri scrittori noir preferiti quali sono? Potete lasciare un breve commento con le vostre proposte di lettura. Ecco i miei suggerimenti, accompagnati anche da qualche suggerimento cinematografico. Buona lettura!

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Raymond Chandler

Come non citare il capostipite (a pari merito con Dashiell Hammett) del genere hard-boiled? Le indagini del detective Philip Marlowe – prototipo dell’investigatore solitario, tormentato, bevitore e perennemente al verde – sono entrate nell’immaginario collettivo, anche grazie a numerose fortunate trasposizioni cinematografiche. Tutti i sette romanzi con protagonista Marlowe sono di qualità altissima, e vi consiglio vivamente di leggerli tutti. Se dovessi scegliere un titolo, non esiterei a dire Il lungo addio, un capolavoro assoluto della letteratura americana del ‘900, non solo noir.

noir

Jo Nesbo

Più di trenta milioni di copie vendute (dato aggiornato al 2017, quindi sono verosimilmente molte di più): basterebbe questo ad annoverare il norvegese Jo Nesbo tra i massimi esponenti del noir mondiale. Nesbo rappresenta il portabandiera di quella scuola noir nord-europea che tanta fortuna sta raccogliendo negli ultimi anni. Trame complesse con colpi di scena a ogni finale di capitolo, e una scrittura semplice e molto scorrevole, fanno dei romanzi di Nesbo magnifici noir-thriller dall’alto tasso di coinvolgimento. La lunga serie con protagonista Harry Hole rappresenta il manifesto letterario dell’autore norvegese: i romanzi possono essere letti slegati l’uno dall’altro, anche se la vita del protagonista è in continua evoluzione. Romanzi consigliati: Il pettirosso, Polizia, e L’uomo di neve.

Jean Claude Izzo

Francese di chiara origine italiana, Izzo è un esponente di spicco della corrente chiamata noir mediterraneo. Imperdibile la sua trilogia marsigliese, da leggere in rigoroso ordine di pubblicazione, composta di Casino Totale, Chourmo e Solea. Protagonista l’ex poliziotto disilluso Fabio Montale. Scrittura semplice ma raffinatissima e molto evocativa, e intrecci brillanti che vanno a pescare nel marcio dei bassifondi di Marsiglia, sono i punti forti di una trilogia a dir poco incantevole e poetica. Unico rammarico, la morte dell’autore nel gennaio del 2000, a soli 54 anni.

James Ellroy

The Mad Dog, il cane pazzo della letteratura americana. James Ellroy è un autore unico per stile, capacità narrativa, complessità d’intreccio e produttività, con una vita privata ricca di episodi incredibili (dall’omicidio – ancora insoluto – della madre, alla vita da vagabondo prima di diventare scrittore) che aggiunge un tocco di fascino a uno scrittore che non ne avrebbe certo bisogno. Bastano, infatti, i suoi romanzi, capolavori assoluti del genere. Imprescindibile la quadrilogia di Los Angeles, un must read, tra cui spicca il magistrale L.A. Confidential, da cui è stato tratta la celebre (e godibile) pellicola.

Edward Bunker

Il re dei romanzi carcerari Edward Bunker si è meritatamente ritagliato un posto nell’élite della letteratura noir grazie a potenti drammi ambientati nelle peggiori carceri degli States. Nelle sue opere, la brutalità delle condizioni dei detenuti e l’incapacità del sistema di “riformare” i criminali sono condannate senza mezzi termini. Dopo decenni a fare dentro e fuori dalle prigioni degli Stati Uniti, Bunker inizia una felice carriera di scrittore e buon attore, ricevendo in età avanzata i doverosi riconoscimenti. Must read: Cane mangia cane, Come una bestia feroce, e l’autobiografico Educazione di una canaglia.

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Don Winslow

Letterariamente figlio di James Ellroy, Winslow si è imposto all’attenzione della scena letteraria mondiale con alcuni appassionanti noir ambientati tra California e Messico. Una scrittura più secca di un Martini e un minimalismo all’ennesima potenza fanno da contraltare a una sopraffina capacità di elaborazione di intrecci intricatissimi. L’inverno di Frankie Machine può essere il punto di partenza per un lettore che non conosce Winslow. Il suo capolavoro è senza dubbio Il potere del cane, monumentale primo volume di un’elettrizzante trilogia sul narcotraffico messicano.

Elmore Leonard

Il prolifico e poliedrico Elmore Leonard ha raggiunto la fortuna commerciale in Italia in seguito ad alcune ottime trasposizioni cinematografiche, che hanno fatto riscoprire la sua arte al grande pubblico italiano, che lo aveva ingiustamente ignorato fino a quel momento. Leonard vanta una produzione vastissima, perlopiù ambientata nei bassifondi di Detroit. La maestria nella costruzione dei dialoghi e un’attenzione meticolosa per le ambientazioni fanno di Leonard uno degli autori noir imprescindibili per ogni amante del genere. Out of Sight, Lo sconosciuto n.89 e Punch al Rum rappresentano un buon punto di avvicinamento alla sua opera. Da non disdegnare, infine, la sua produzione western.

Manuel Vazquez Montalban

Spagnolo di Barcellona, scrittore e giornalista con la passione per il calcio e la gastronomia, Vazquez Montalban deve la sua fama alla fortunata e lunghissima serie di romanzi con protagonista l’investigatore privato Pepe Carvalho, altra figura romantica entrata nell’immaginario collettivo. Per un primo approccio con il mondo di Carvalho, suggerisco di iniziare dai primi romanzi della serie, in particolare La solitudine del manager e I mari del sud.

Dennis Lehane

Il bostoniano Dennis Lehane è uno dei nomi di punti del poliziesco contemporaneo, grazie anche ad alcune celebri e ben riuscite trasposizioni cinematografiche, tra cui ricordo Shutter Island, Mystic River e La legge della notte. Una scrittura di alto livello, trame originali e un’attenzione particolare alla caratterizzazione psicologica dei personaggi sono i punti di forza della prosa elegante di Lehane. Letture consigliate: La casa buia e La morte non dimentica.

Brian Panowich

Volto nuovo della scena letteraria americana, l’ex pompiere Brian Panowich ha stupito con il suo esordio Bull Mountain, datato 2015, cui ha fatto seguito quattro anni dopo, Come leoni. I due romanzi narrano la storia della famiglia di contrabbandieri Burroughs: tra distillerie abusive, laboratori di metamfetamine, fucili, pick up e sparatorie, Panowich imbastisce una coinvolgente saga famigliare southern noir, ambientata nella natura selvaggia delle montagne della Georgia, negli Stati Uniti.

Alberto Staiz

Colpisci e scappa, il noir underground dalla Scozia

La letteratura è viva e vegeta, e lo si vede nelle fiere.

Questo è quello che ho pensato durante la fiera Book Pride a Milano, lo scorso 16 Marzo. Probabilmente qualche addetto ai lavori non sarà d’accordo con me, d’altra parte l’economia di questo paese attraversa ormai uno stallo perenne, dovuto a un cambiamento radicale che ancora non è riuscito a superare, con la complicità dei soliti noti.
Ad ogni modo, ai miei occhi da fruitore, ho potuto notare tante persone appassionate e coinvolte, tanti bambini e molti curiosi.
Tra le varie case editrici, mi sono imbattuto in una realtà a me ancora sconosciuta, ma grazie alla quale ho scoperto una perla della letteratura noir scozzese: Doug Johnstone e il suo Colpisci e Scappa.
Attirato dalle copertine che si mostravano con grafiche fresche, moderne, lontane anni luce dal marketing da quattro soldi dei vecchi giganti, mi sono interessato al parco autori di CasaSirio. La piccola casa editrice, nella figura di Martino, mi ha consigliato quello che secondo lui era un ottimo prodotto.
Fatto questo dovuto preambolo, mi lancio a parlare del romanzo che ho finito di leggere giusto un paio di giorni fa.

Colpisci e scappa Doug Johnstone

Scheda Libro

  • Titolo: Colpisci e Scappa
  • Autore: Doug Jonhstone
  • Casa Editrice: CasaSirio
  • Consigliato: Si
  • Acquista: Amazon

Trama

Cosa faresti se dopo una notte brava, all’insegna di alcool e droghe, in compagnia della tua bellissima ragazza e di tuo fratello maggiore, ti ritrovassi stupidamente al volante della tua utilitaria per le strade sopra Edimburgo, e colpissi accidentalmente il boss della malavita della città, uccidendolo?

colpisci e scappa doug johnstone westville news

Questa era proprio la freschezza che stavo cercando. Una storia nuova, che colpisse il lato più curioso della mia sete di letture.
Affondo la testa tra le pagine di Colpisci e Scappa, alla ricerca di un brivido continuo.
Vengo accontentato.
L’intreccio si palesa subito nelle prime pagine. Conosciamo quindi Billy, il nostro protagonista. Aspirante giornalista, dipendente dalle droghe e estremamente riflessivo. Zoe è la sua fidanzata, a dire di Billy, oltre le sue possibilità, e Charlie, fratello maggiore, dottore e spacciatore di farmaci rubati al lavoro. Si percepisce che tra i tre c’è un’ottima intesa. A legare i fratelli l’amore per la madre, scomparsa anni prima, lasciandoli definitivamente orfani. In tutto questo Zoe fa un po’ da mamma, permettendo ai due di vivere sotto il suo tetto. Billy e Zoe sono anche colleghi al giornale, lui per la cronaca, lei per la moda.
Attorno si accalcano una serie di personaggi molto ben caratterizzati, e in qualche modo intrecciati tra loro. Rose, il mentore di Billy, una donna adulta e consapevole del suo corpo, che sfrutta la complicità sessuale con il capitano di polizia, in cambio di soffiate per la sua carriera. Ma Rose è anche una figura materna per Billy, a tratti premurosa e comprensiva nei confronti di una promessa del giornalismo d’inchiesta, che cela dietro la sua fortuna da prima pagina il terribile segreto: è un assassino.
Adele è la moglie del defunto boss mafioso, persa in una vita di violenza, ma anche una madre amorevole per suo figlio Ryan.
Insomma, tematiche che tornano nei vari rapporti tra i personaggi, in un susseguirsi di violenza, droga, e surrealismo urbano moderno degno di una Edimburgo affascinante e pericolosa.

Doug Johnstone

Doug Johnstone colpisci e scappa scrittore

Non si può certo dire che Johnstone non sia un autore prolifico, oltre che un uomo di cultura e sport.
Con ben 9 romanzi in 12 anni, il romanziere scozzese si è guadagnato il titolo di “gioiello della narrativa crime” convincendo il pubblico e la critica per la sua capacità di infondere nel lettore quella sana voglia di girare pagina dopo pagina, alla scoperta della verità.
Ma Johnstone non è solo uno scrittore. Laureato in fisica, con un dottorato in fisica nucleare, prima di dedicarsi alla letteratura, ha progettato un sistema di guida radar missilistico per aeromobili.
Doug Johnston è anche batterista e calciatore dilettante, per la sua squadra di scrittori di Edimburgo.

Considerazioni su colpisci e scappa

Ho amato l’approccio crudo e diretto di una narrazione che tralascia dettagli superficiali per concentrarsi sui risvolti psicologici, e sul rapporto tra i personaggi. Johnstone guida abilmente il suo protagonista in un vortice di violenza e moralità dissacrante, alla ricerca del lato più crudo della natura umana.
Non sono mai stato a Ediburgo, ma grazie a Doug Johnstone, è come se avessi vissuto il meglio e il peggio di una città affascinante.
Billy tuttavia è palesemente un anti-eroe, a volte fin troppo, risultando a tratti incomprensibile nelle sue scelte, e talvolta addirittura disgustoso.
La narrazione è scorrevole e piacevole nella maggior parte del romanzo, ma pecca molto nelle scene d’azione, dove il realismo paradossale di una situazione al limite del grottesco, lascia il posto alla banalità di film d’azione thriller americani, con malviventi oltre lo stereotipo.

Nel complesso, questo romanzo del 2012 è davvero interessante, coinvolgente e infonde la voglia di leggere tutta la bibliografia dell’autore, alla ricerca della prossima storia frizzante e agghiacciante allo stesso tempo.

Vittorio Bottini

Il mercato del libro è in crescita, come leggere la statistica 2018

Il mercato del libro è in crescita netta da tre anni. Mentre tra il 2015 e il 2017 ci sono stati degli incrementi decisi e decisivi, questo 2018 sta vedendo la chiusura sempre in zona positiva, seppur stabile da inizio anno. Una battuta d’arresto, in una crescita così forte, è economicamente comprensibile, se si considera che il mercato del libro ha vissuto una crisi davvero lunghissima. Secondo l’associazione italiana editori (AIE) si tratta d una crescita sostanzialmente piatta, che tuttavia passa in secondo piano, se analizziamo la performance italiana al Buchmesse di Francoforte, il più famoso incontro editoriale, volto allo scambio dei diritti per la pubblicazione di autori.

Gli editori nel mercato del libro

Partiamo dal presupposto che il colosso Amazon non fornisce dati all’AIE. Secondo molti è un comportamento scorretto, perché non fornire dati di vendita impedisce di creare una statistica, potenzialmente utile per aiutare chi di questo mercato ci vive. Ma la politica di Amazon è ferrea, e divulgare informazioni di terzi non è compito suo. Se le case editrici che utilizzano il marketplace digitale sono libere di divulgare i loro dati di vendita all’AIE di loro pugno, e di certo Amazon non lo impedisce. Gli stessi accusatori affermano che il comportamento di Amazon sarebbe un impedimento all’autorità pubblica, riguardo “provvedimenti” eventuali, senza però spiegare in che modo l’attività di vendita online creerebbe questi presupposti.

Ad ogni modo sono le piccole e medie case editrici ad avere la meglio, con crescite significative. Ottima notizia per i piccoli autori, che vedono la loro base di credibilità aumentare notevolmente, assottigliando così il divario con autori più “spinti”. Tuttavia sono i settori dell’editoria per l’infanzia e la letteratura per ragazzi a segnare la vera svolta nella crescita editoriale, e la fiction straniera in seconda battuta.

Le librerie nel mercato del libro

Secondo le stime, le librerie rimangono il punto fisso dei lettori, ma per leggere il dato è necessario incrociarlo con quanto detto poco sopra. Sono quindi le librerie specializzate nella letteratura per l’infanzia e adolescenza che respirano meglio. Inutile parlare delle grandi catene, che vivono grazie a un marketing selvaggio e ai proventi delle attività collaterali. Le librerie indipendenti, specie quelle generiche, soffrono di più per mancanza di assortimento, l’assenza di una politica di sconto e fedeltà del cliente e l’arretratezza rispetto al mercato contemporaneo. Tuttavia è evidente che la maggior parte dei generi letterari sta subendo una crisi intestina, e malgrado la moltitudine di copie vendute da parte di autorevoli e illustri nomi del romanzo contemporaneo, ciò non è sufficiente a garantire vita facile alle piccole attività commerciali.

Gli autori nel mercato del libro

In questo insieme di dati, statistiche e previsioni, ci sono gli autori emergenti. La crescita delle piccole e medie case editrici potrebbe apparire come un incentivo fondamentale agli autori che si affacciano per la prima volta nel mondo dell’editoria. Tuttavia, l’elevatissimo numero di case editrici di piccole e piccolissime dimensioni ha causato un “sovraffollamento” nel mercato del libro: tantissime le pubblicazioni mensili, la maggior parte delle quali si perdono nei meandri della distribuzione, finendo per favorire i “soliti noti”. Una casa editrice ha il compito non solo di pubblicare libri, ma anche di promuoverli, distribuirli, e sponsorizzarli, utlizzando al massimo le potenzialità del web, indispensabile per la promozione di un prodotto nella società di oggi.
Discorso a parte è rappresentato dalle moltissime case editrici che popolano il mare dell’editoria a pagamento. Il consiglio è quello di evitare, sempre e comunque, chi promette pubblicazioni in cambio di soldi.

Il consiglio principale è sempre quello di valutare una prospettiva carrieristica in base a diversi fattori, alcuni dei quali davvero fondamentali. A fare da padrone tra questi ci sono: capacità di comprendere il mercato, competenze nel mondo del marketing, capacità di coltivare conoscenze genuine e tantissima pazienza. Se siete già muniti di una buona quantità di Maalox, avete una marcia in più!

Country Dark di Chris Offutt: crudo, graffiante, epico, imperdibile

Dopo qualche settimana di silenzio – assolutamente motivato, ve lo possiamo assicurare – tornano i consigli letterari del blog di Westville. Oggi parliamo di Country Dark di Chris Offutt, una delle novità più interessanti della presente stagione letteraria. Stiamo parlando di un romanzo che, dopo il clamore dettato dalla novità, non finirà certo nel dimenticatoio, ma andrà a soggiornare stabilmente nello scaffale dedicato ai vostri romanzi preferiti. Il perché ve lo spieghiamo nell’articolo.

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Chris Offutt

Il pubblico italiano ha avuto modo di apprezzare le doti di questo scrittore sessantenne originario del Kentucky con la raccolta di racconti Nelle terre di nessuno, pubblicata lo scorso anno da Minimum Fax, una realtà editoriale da sempre attenta a quello che di buono accade nel panorama letterario statunitense. Dopo il meritato successo di questa prima pubblicazione, nel mese di giugno di quest’anno è comparso sugli scaffali delle librerie Country Dark, secondo romanzo di Chris Offutt, autore anche di due raccolte di racconti e tre memoir, di prossima pubblicazione sul mercato italiano.

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Chris Offutt (foto via: www.minimaetmoralia.it)

Country Dark

Il romanzo si apre con il taciturno protagonista Tucker, plurimedagliato reduce della guerra di Corea, impegnato nel ritorno nell’aspra e selvaggia terra natia, quel Kentucky popolato da fuorilegge, ancora dominato dalla natura selvaggia che ne detta i ritmi di vita e le abitudini. Sulla strada del ritorno, Tucker incontra Rhonda e se ne innamora, non dopo averla salvata dalle aggressioni a sfondo sessuale perpetrate dallo zio.

Dieci anni dopo, la coppia è sposata e conduce una vita felice, unita da un amore reciproco viscerale e dall’affetto incondizionato per i numerosi figli avuti, alcuni dei quali disgraziatamente nati con dei deficit psichici. Nel frattempo, Tucker si è trasformato in un esperto contrabbandiere di alcool alle dipendenze del furbo Beanpole. Tuttavia, una grave minaccia incombe sull’equilibrio della famiglia. Tucker non esiterà a imbracciare nuovamente le armi per difendere le persone che ama, arrivando a mettere sul piatto la propria vita in un’escalation di violenza inaudita ma razionale.

offuttViolento, autentico, crudo: vero

Country Dark è una lettura imprescindibile per chiunque ami la letteratura americana, in particolare per coloro che amano quei setting rurali made in usa. Quella raccontata da Country Dark è una storia cruda, violenta, viscerale, ma sempre dominata dall’amore, la forza motrice di tutte le azioni intraprese da Tucker: l’amore per la sua famiglia, per la sua casa e per la sua terra. Violenza efferata si alterna ciclicamente con una dolcezza commovente, in un microcosmo rurale e selvaggio, lontano anni luce dalla contemporaneità, ma dotato di quella sincerità che spesso manca nella società di oggi, in tutti i livelli.

Offutt è un fuoriclasse della scrittura, e in questo romanzo dimostra tutte le sue qualità. Una sapiente scelta lessicale pennella le dettagliate descrizioni naturalistiche, mentre nei dialoghi, asciutti e graffianti, l’autore si esibisce in una capacità di sintesi efficace e fuori dal comune. Differenti tonalità di colore si mescolano creando un affresco incantevole e dal fascino intramontabile. Siamo sicuri che Country Dark diventerà in poco tempo un classico della letteratura americana contemporanea. Pertanto, vi invitiamo a prenderlo seriamente in considerazione nel momento in cui vi trovate tra gli scaffali delle librerie per scegliere le letture da portare con voi in vacanza.

Alberto Staiz

Il bar delle grandi speranze: speranza nell’umanità

Il bar delle grandi speranze è vita

Voglio fare una premessa. Questo non è un articolo scritto per il SEO, o una recensione dell’ultimo romanzo letto, una ruffianata marchettara e nemmeno un canonico post da blog. Il mio è un tentativo disperato di scrivere l’ode per le quattrocentottantasei pagine, ringraziamenti compresi, tra le più toccanti che abbia mai letto.

Il romanzo

Il bar delle grandi speranze è un romanzo, ma è anche un resoconto dettagliato della vita di una persona qualunque, nata a ridosso di una delle aree metropolitane più popolate del mondo: lo stato di New York.
La storia comincia con il narratore che ricorda la sua infanzia. La mancanza di un padre, la presenza di una madre forte. La narrazione fa capire subito al lettore che il protagonista non è il narratore stesso, ma tutte le persone, iconici attori in una scena teatrale surreale, che gli ruotano attorno. La loro storia è il viaggio più bello che io abbia mai letto. Aggiungere altro sarebbe come uscire dallo schermo e spaccarvi la faccia. Rovinarvi la sorpresa di leggere questo romanzo equivarrebbe ad un tremendo delitto imperdonabile. Tanto varrebbe trovarvi uno ad uno e tormentarvi con metodi di tortura israeliani.

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Moehringer il bar delle grandi speranze

J.R. Moehringer

J.R. Moehringer

L’autore è un giornalista da Pulitzer, ed è proprio questo il bello. Non leggeremo di come ha vinto il Pulitzer. Non è un’auto conclamazione, non ci troviamo di fronte alla masturbazione professionale di un uomo di successo, non leggeremo quasi cinquecento pagine di “guarda come sono figo”.
Sono stato catapultato in un mondo che non conoscevo. Non sono mai stato a in quei luoghi, ma girata l’ultima pagina di romanzo mi sono accorto di essere tornato da un viaggio importante. Mi sento cambiato. Poche volte mi è successo in vita mia che un romanzo, un film, una storia riuscisse a spostare gli assi della percezione della vita, nella mia testa. Moehringer è stato uno di quelli che ce l’ha fatta. Mi ha letteralmente gettato dentro il suo mondo, mi ha fatto conoscere i suoi amici, i suoi nemici, i suoi amori, la sua famiglia, come farebbe un buon amico, senza annoiarmi con aneddoti fine a se stessi.
Moehringer si è messo a nudo, e mette a nudo anche il lettore. Ti porta in un continuo ed emotivo riscoprire te stesso attraverso la sua vita, le persone e le situazioni che hanno caratterizzato la sua esistenza.

Il senso del viaggio

Ci sono state pagine che mi hanno fatto ridere, altre mi hanno fatto piangere, altre ancora incazzare. Poi ci sono state pagine che mi hanno fatto fare tutte e tre le cose contemporaneamente.
Ma la cosa più importante è che ogni capitolo mi ha lasciato qualcosa.
Potete leggere tutti i manuali di marketing del mondo. Potete leggere tutte le biografie di Musk, di Montemagno, di qualsiasi guru filantropo di successo. Ma nessuno vi mostrerà una vita genuina, svestita da ambizioni e successi come Il bar delle grandi speranze. Questo perché siamo ormai abituati a vedere la vita come un susseguirsi di successi professionali, di tentativi di accumulare cose e denaro. In realtà questo libro può sembrare un drammatico, può sembrare un’auto biografia, può sembrare un semplice un romanzo. Un prodotto da scaffale? La speculazione macabra di una vita? Beh, non lo è! 
Il bar delle gradi speranze è un vademecum per il lettore. Non ha la pretesa di insegnarti niente, se non lo vuoi. Se sei invece disposto ad accettarli, riuscirai a scorgere un sacco di avvertimenti e di profonde e interessanti visioni della vita.

“Ciao Mamma, io vado” [sono presenti spoiler in questo paragrafo]

Questo è il tipico romanzo che uno scrittore vorrebbe aver scritto, ma non vorrebbe aver vissuto. Soprattutto per noi italiani, la visione della vita U.S.A. non è semplice da comprendere. Grandi spostamenti, grandi sfide, grandi addii. Tutto è molto più in grande, più vasto. L’abbandono della famiglia, la ricerca della stabilità, la competitività scolastica e professionale. Ma anche le possibilità. L’idea che un ragazzo in difficoltà economica possa comunque sognare di andare in una delle università più prestigiose del paese… e grazie al suo impegno riuscirci, ha dell’incredibile. Almeno per noi italiani, che siamo perlopiù abituati ad una predestinazione rigida e imposta. Per me è davvero incredibile.

Publcans il bar delle grandi speranze

Il Publicans è il bar che ha contribuito alla formazione dell’autore. Ora ristrutturato e di una proprietà diversa vive ancora nel cuore di Manhasset.

Non voglio volutamente parlare del sentimentalismo nei confronti del bar. Non voglio scrivere una recensione, o sbattere la sinossi di una vita intera, riducendola a: “si! Quel tizio ama davvero i bar”. Semplicemente non voglio. Mi limiterò a dire che sono andato a vedere le foto, a “farmi un giro” per Manhasset con Google Street View, e alla fine ho capito una cosa. Di tutto quello che ho assimilato, l’ambientazione era del tutto irrilevante. Nella mia testa il Publicans di Moehringer aveva l’aspetto e i colori del bar che frequento io, il sapore di birra e cibo erano gli stessi di quelli che ordino io. Gli odori, i rumori, insomma… avete capito.

Conclusione

Non lo metterei in cima alla lista dei miei libri preferiti per l’ottima sintassi, il lessico appropriato per ogni situazione o per l’intreccio sapientemente architettato per non annoiare mai il lettore. Non perderei nemmeno un minuto a elencare alcune delle parti migliori, o peggiori, a meno che non mi trovassi al banco del pub, pronto a lanciarmi in qualche discussione approfondita.
Lo metto in cima per il “semplice” fatto che dopo averlo chiuso, la mia vita è cambiata. Non mi ha spiegato cosa devo fare per cavarmela, come prendere più clienti, come gestire i miei soldi.
Mi ha mostrato un lato sensibile, e umano, che credevo non esistesse al mondo.
Invece c’è.
Si trova un po’ ovunque, ma sono convinto che per i meno svegli, come me, ci sia bisogno di qualcuno che venga a mostrarcelo. Si può trovare per strada, nella redazione di qualche giornale, a casa dei nonni… e anche nel più antico bar di Manhasset.

Si trova anche in luoghi che non crederemmo, specialmente in questo periodo. Come il web, e Facebook, stracolmi di opinionismo e saccenza, ma scarico di comprensione e unione. Questo è quello che scrive la stampa locale sull’autore e sul suo libro.

Voglio ringraziare davvero J.R. Moehringer, che mi fa sentire in colpa di chiamarlo per nome, e probabilmente non leggerà mai queste parole. Lo ringrazio per essere stato in grado di mostrarmi l’umanità attraverso le pagine di un romanzo, in un periodo in cui fatico a trarre qualcosa di buono dall’arte, scambiata per commercio dagli artisti stessi.

Consigli

Questo è il primo romanzo che leggo di questo autore. Mi è stato caldamente consigliato dai miei cari amici e colleghi Alberto e Ivano, verso i quali nutro la più cieca e sincera fiducia in tutto, specialmente quando si parla di libri. Fiducia ripagata appieno. Mi era stato consigliato di continuare a leggere Moehringer, compresa la biografia del tennista Andre Agassi, scritta dalla penna dello stesso autore. Dopo aver letto il bar delle grandi speranze, andrei avanti comunque, a prescindere dal loro consiglio.

Vittorio Bottini

Quasi cinque anni dopo…

Leggo tanto. A volte troppo. Considero la lettura come uno dei miei quattro grandi vizi, assieme al fumo, al bere e alla musica rock. Credo di aver letto quasi un migliaio di libri nella mia vita. Il bar delle grandi speranze soggiorna stabilmente nel podio dei miei romanzi preferiti, dal momento in cui ho finito di leggerlo per la prima volta, quasi cinque anni fa. Se sia o no il miglior romanzo che abbia mai letto, non è questa la sede per discuterne. Per questo potete sempre farmi un fischio, tanto il modo di contattarmi è facile da trovare. Quello che è importante, è che Il bar delle grandi speranze è uno di quei romanzi che ti entrano nello spirito così a fondo, che non c’è verso di farli uscire. Diventano parte di te e cambiano il tuo modo di percepire il mondo. Perché quelle “speranze” contenute nello stesso titolo, non sono altro che le speranze che coltiviamo ogni giorno. Tutti noi. Nessuno escluso.

Credo di aver comprato una dozzina di copie di questo romanzo. Una per me, quasi cinque anni fa. E tutte le altre, in seguito, da regalare ad amici e parenti. E, ovviamente, a tutte le donne che ho amato.

Alberto Staiz

 

 

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Elliott Chaze, La fine di Wettermark: riscoprire i classici

Elliot Chaze fa parte di quel nutrito gruppo di scrittori che – si veda l’incredibile caso di Richard Yates – per le più svariate e incomprensibili ragioni, sono stati dimenticati sia dal pubblico che dalla critica. Per fortuna, a volte capita che questi autori vengano riscoperti e ripubblicati, facendo loro guadagnare l’attenzione che meritano.

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Elliott Chaze

Chaze Wettermark

Elliott Chaze

Questo è quello che sta accadendo con Elliot Chaze (1915-1990), un autentico maestro del noir letterario, ingiustamente dimenticato dalla critica e dal pubblico. Autore di una decina di romanzi, giornalista, paracadutista durante la Seconda Guerra Mondiale, Chaze si è ritagliato un piccolo spazio nella storia del noir. I suoi romanzi non sono polizieschi al 100%. Possono essere definiti come noir letterari. Al di là dell’intreccio, semplice e lontano anni luce dai complessi meccanismi ricchi di colpi di scena propri del noir più recente, i libri di Chaze brillano per una prosa elegante, efficace, colta ma mai sopra le righe. Grande spazio alle sapienti descrizioni dei setting e dei personaggi minori, pennellati con maestria da uno scrittore che fa dello stile asciutto ma brillante il suo marchio di fabbrica.

Dopo Il mio angelo ha le ali nere, è da poche settimane comparso sugli scaffali delle librerie anche La fine di Wettermark, un autentico manifesto delle capacità narrative di questo scrittore sconosciuto al grande pubblico.

La fine di Wettermark

La fine di Wettermark è il secondo romanzo di Elliot Chaze pubblicato in Italia dalla editrice Mattioli 1885. Cliff Wettermark è un uomo medio, nel vero senso della parola. Un antieroe. Un uomo comune, con tutti i suoi pregi e difetti. Romanziere fallito, giornalista licenziato malamente dall’Associated Press prima e dal Times-Picayune poi, Wettermark campa con una collaborazione per il piccolo giornale della cittadina di Catherine, Mississippi.

Un vita frustrante e senza stimoli quella del protagonista. Un debito di 400 dollari con la banca; la moglieWettermark Margaret bisognosa di cure dentarie e un lavoro senza sbocchi, ne stimoli. Un matrimonio, quello tra Cliff e Margaret, che si trascina stancamente giorno dopo giorno senza la felicità dei primi anni, alimentato solo dalla consuetudine e dalla paura di rimanere soli.

Il punto di svolta arriva nel momento in cui Wettermark scrive per il giornale di una insolita rapina avvenuta in una banca locale. Un furto quasi improvvisato, apparentemente semplice e senza spargimenti di sangue, il cui colpevole sembra volatilizzato nel nulla. Wettermark riflette sull’accaduto e, come mosso da una forza implacabile, decide di organizzare una rapina per poter finalmente sanare i suoi problemi economici.

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Ironico, tragico, disilluso: un must read

La fine di Wettermark rappresenta un manifesto assoluto del buon scrivere. La prosa di Chaze è elegante, colta ma mai ridondante. In defintiva molto efficace. Il romanzo, la cui trama è indubbiamente semplice, alterna ironia, scetticismo, disillusione nichilista a speranza, tensione e azione. Una sapiente mescola di elementi molto diversi tra loro, ma perfettamente amalgamati. La fine di Wettermark (datato 1969) può essere definito come un noir-non noir. Noir per la tematica di fondo, le parti ricche di tensione, e l’incalzare dell’intreccio. Non-noir per la forte componente narrativa e sociale presente nelle sue pagine e per lo stile di scrittura di Chaze, raffinato ed efficace, al pari di tanti scrittori molto più blasonati. La fine di Wettermark rappresenta un classico da riscoprire senza se e senza ma. In defintiva, un must read.

Starsene da soli è una faccenda delicata, l’intimità va calibrata in modo così fragile che – anche se uno l’ha desiderata – quando ne hai anche appena un poco di più di quello che ti serve, non è più affatto intimità. Non è più un lusso. Diventa solitudine, e la solitudine non è in alcun modo simile all’intimità, sebbene l’una e l’altra siano fatte della stessa sostanza.” (Elliott Chaze)

Dalla via Orefici al West-ville

Duemila battute, o forse il doppio. E perchè no arriviamo, sfrontatamente, a diecimila. Basterebbero tutte queste parole a farmi conoscere?

Domanda retorica che pongo a me stesso, ovvero, ne servirebbe una e una soltanto.

Meglio la seconda opzione. Una parola, dunque, nella quale si racchiude parte essenziale della mia vita. Essenziale e fondamentale: libri.

oreficiDevo giocoforza fare un abbondante salto nel mio passato; diciamo di circa trentasei anni: ricevetti un omaggio da una persona. Un regalo tanto futile e inutile (pensavo ingenuamente) quanto determinante per gli anni che seguirono: un libro. La dedica recitava: “non prendere alla lettera il titolo, ma servirà alla tua anima, al tuo percorso, alla tua cultura”. Il libro in questione era “L’idiota” di Dostoevskij, ufficialmente il mio primissimo libro. Iniziai col botto, insomma.

Non fu amore a prima vista, ma quello strano oggetto, lentamente, si rivelò essere “fonte meravigliosa” (per citare Amy Rand). Sorprendente, immaginifico, fantasioso, inquietante, misterioso. Proprio come la vita.

Un viaggio nel viaggio. Ogni volta una nuova Libreria il domani via orefici Westville newsOdissea. Quasi inevitabile, come fosse stato tracciato da un misterioso indovino, il mio tragitto verso il lavoro che attualmente svolgo: trovarsi all’interno di una storica libreria nel cuore di Milano.

Ventisei anni di grandi ed enormi soddisfazioni costellati soprattutto da una parola chiave: incontrare. L’incontro, casuale o no, che porta alla conoscenza. Che porta all’apertura. All’accoglienza. L’incontro che mi ha portato qui, oggi.

 

Da via Orefici ad oggi, una nuova opportunità

In questo preciso momento. L’incontro con due autori, due ragazzi, due amici. Un firmacopie, una bevuta, un concerto. Parole, racconti, storie. Proposte, sogni, illusioni. E perchè no, certezze. Dare un seguito alle aspettative, Concretizzarle, realizzarle.

Da quella via Orefici ad oggi, i famosi ponti ne hanno vista di acqua passare, ma la sfida è ancora aperta.

Anzi più che di sfida parlerei di opportunità.

Più azzeccato questo sostantivo. Lascia aperta ogni possibilità. Di crescere, soprattutto, ma anche di continuare la sfida verso se stessi. Migliorare per sentirsi sempre e in ogni caso, semplicemente, vivi.

Le prospettive e i miei programmi all’interno di Westville? Le scoprirò io medesimo strada facendo. Al momento solo un grazie alla N per chi ha avuto il cuore di volermi ospitare in un progetto ben strutturato e avviato solidamente da tempo.

Per intanto posso solo accennare che nel mio prossimo intervento la parola chiave sarà: CAOS.

 

 

 

Il caso Kellan, un noir di Franco Vanni

Il caso Kellan è un romanzo noir di fresca pubblicazione per Baldini & Castoldi (323 pp., 17 euro). L’autore, Franco Vanni, è un cronista giudiziario di Repubblica, che nel 2015 ha pubblicato Il clima ideale, suo primo romanzo. Uno scrittore ancora giovane, ma intraprendente e talentuoso, che ha saputo sfornare un ottimo noir che nulla ha da invidare a pubblicazioni di autori più blasonati.

Steno Molteni

L’accattivante protagonista de Il caso Kellan è Steno Molteni, un ventiseienne giornalista di cronaca nera per il settimanale “La Notte”. Donnaiolo e amante del buon bere, Steno guida una Maserati Ghibli del ’70 e vive nella stanza 301 dell’Albergo Villa Garibaldi, dove lavora come barman serale alle dipendenze del serafico signor Barzini. Una telefonata di Scimmia, amico e poliziotto della squadra mobile, informa Steno dell’uccisione di Kellan Armstrong, giovane figlio del console americano. Un delitto in apparenza misterioso, che tuttavia affonda le sue radici nell’ambiente degli incontri gay. Steno si mette sulle tracce degli “Spazzini”, una ignota banda di giovani omofobi che aggrediscono gli omosessuali nei luoghi scelti per i loro incontri.

KellanPolizia e servizi segreti sulle tracce di Kellan

Mentre Steno prosegue le sue indagini, la narrazione si sposta sulle ricerche effettuate dalla polizia, impegnata nella difficile soluzione del caso, capeggiata dall’agguerrito pubblico ministero Maria Cristina Tajani. Nello stesso tempo, il padre di Kellan si affida all’esperienza dell’amico Han, cuoco vietnamita al soldo della Cia. L’obbiettivo è scoprire la verità sull’uccisone del figlio, presentando all’opinione pubblica ancora ignara del delitto, una versione dei fatti che non infanghi la memoria di Kellan e di conseguenza non intacchi la carriera politica del padre.

Mistero e intrighi a Milano

Vanni confeziona un ottimo noir che affonda le sue radici nei classici del genere, e si sviluppa con originalità e verosimiglianza. La tradizione del noir metropolitano milanese (Scerbanenco su tutti) è presente nella penna di Vanni, che riesce nell impresa di non risultare “provinciale” o poco originale. L’intreccio del romanzo è ben costruito e i personaggi, nessuno escluso, sono molto ben caratterizzati: da Scimmia, alla dura Tajani, fino al mendicante Alberto, che tutte le notti si occupa di sorvegliare a vista la Maserati di Steno. Spicca su tutti il protagonista Steno. Giovane, determinato e intraprendente, con quel pizzico di insolito che lo rende ancor più affascinante. Un personaggio che ha tutte le carte in regola per poter diventare seriale.

Nota di merito anche per l’ambientazione. Una Milano cupa, sommersa dalla neve, (Jo Nesbo insegna), in perenne bilico tra il marciume dei bassifondi e lo splendore dell’alta società ricca e viziata.

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Noir milanese in salute

Franco Vanni dimostra, con Il caso Kellan, che la scena noir italiana è in ottima salute, potendo contare non solo sui grandi nomi ma anche su una folta schiera di giovani autori capaci e intraprendenti. Autori che hanno imparato la lezione alla perfezione e hanno le carte in regola per proseguire sulla strada tracciata dai grandi di questo genere.



Bull Mountain: lo spietato sud di Brian Panowich

Il 2015 ha visto l’esordio sul mercato editoriale di Bull Mountain, opera prima dello scrittore statunitense Brian Panowich. Un sucesso immediato, che ha portato il romanzo ad essere tradotto in numerose lingue. In Italia, Bull Mountain è stato pubblicato da NN editore nel 2017.

L’autore

Brian Panowich è stato, come recita il retro di copertina, musicista itinerante per molti anni, prima di stabilirsi in Georgia con la famiglia e trovare lavoro come pompiere. Poco importa quali siano state le sue esperienze nella vita. Fin dalle prime pagine di Bull Mountain, Panowich brilla per un talento cristallino, capace di partorire un romanzo d’esordio notevole, sincero e spietato, nel quale la natura umana si esprime in tutti suoi aspetti, dai legami famigliari alla violenza più brutale.

bull mountain

Bull Mountain

Il romanzo d’esordio di Panowich ruota attorno alle vicende della famiglia Burroughs, che da decenni gestisce il traffico di whiskey e metanfetamine di Bull Mountain, impervia località della Georgia immersa nei boschi. Il capofamiglia Halford ha ereditato la gestione dell’impero finanziario dal padre. Il fratello minore Clayton ha invece voltato le spalle alla famiglia e ai suoi traffici per diventare sceriffo della contea e sposare la bellissima Kate. L’agente federale Simon Holly si mette sulle tracce della famiglia Burroughs, mosso da motivazioni che sembrano andare al di là del semplice senso del dovere. Sarà questa la miccia che scatenerà una guerra brutale fatta di tradimenti, sangue, violenza e disperazione. Fino all’insapettato e soprendente epilogo, di cui non vogliamo anticiparvi nulla.

bull mountainCome Leoni

Come Leoni riprende la storia da dove si era conclusa nel precedente volume. Clayton si sta riprendendo dalle ferite, sia fisiche che psicologiche, causate dalla guerra scatenata dall’agente federale Holly. La moglie Kate e il piccolo Eben attendono con pazienza che Clayton si ristabilisca, non senza qualche litigio e incomprensione. Nel frattempo, l’impero dei Burroughs è stato in gran parte smantellato dai federali e molti altri fuorilegge attendono il momento propizio per impossessarsi del trono di Bull Mountain rimasto vacante. Una situazione di stallo che si interrompe con l’arrivo della famiglia Viner, una banda di fuorilegge spietata e crudele, comandata da un misteriosa donna senza scrupoli. Questa volta sarà Kate a recitare il ruolo di protagonista contro la minaccia dei Viner. Seguirà un’escalation di violenza brutale, fino a una conclusione sorprendente che lascia spazio a un (probabile) proseguimento della saga della famiglia Burroughs.

Il violento sud

Bull Mountain e Come Leoni rappresentano due letture godibilissime, scorrevoli e ben scritte, che tuttavia non si identificano come semplici letture d’intrattenimento. Panowich crea un mondo pericoloso ma affascinante, immerso nei boschi della Georgia, tra distillerie clandestine, pick up rombanti, laboratori di metanfetamine e diner sudici e desolati. Un ambiente nel quale si muovono personaggi spietati e disposti a tutto, mossi sia da una inesauribile sete di ricchezza, che da un senso della famiglia e un attacamento alla terra quasi biblico. Un mondo nel quale il confine tra giusto e sbagliato risulta sbiadito, confuso.



Tradizione e modernità

Gli echi della grande letteratura del sud degli Stati Uniti sono chiari in entrambi i romanzi, da Steinbeck e Faulkner, arrivando ai recenti Lansdale e McCarthy. Panowich ha assimilato la lezione alla perfezione, aggiungedo un tocco noir moderno, figlio della migliore tradizione del genere. Abilissimo nella costruzione dell’intreccio, Panowich organizza la narrazione con ripetuti salti temporali e flashback. Il risultato è una lettura che non lascia scampo, coinvolgente e molto potente. In una sola parola: consigliatissima!

Poliziesco, hard-boiled, noir, thriller: l’evoluzione del giallo nella storia della letteratura

Poliziesco, noir, neo-noir, hard-boiled, thriller. Tutti sottogeneri appartenenti a un unico grande ramo della letteratura, il giallo. Un genere florido, in salute, che può vantare moltissimi lettori in tutto il mondo. Un genere che ha ormai più di cento anni di vita e si è evoluto, è mutato, trasformandosi in molteplici forme. Oggi vogliamo fare un po’ di chiarezza. Non abbiamo la pretesa di scrivere un saggio, anzi. Lungi di noi pretendere di spiegare in un breve articolo l’evoluzione di un genere – a nostro parere e in contrasto con buona parte della critica contemporanea – complesso, autorevole e degno della stessa considerazione di forme di letteratura considerate più “nobili”.

L’idea è quella di spiegare alcune delle principali differenze tra i vari sottogeneri del giallo, con la speranza di poter aiutare i lettori nelle scelte di lettura, offrendo loro una panoramica chiara, in aggiunta a qualche consiglio di lettura. Con un occhio rivolto ovviamente a Westville, e alla sua collocazione all’interno di questa grande famiglia di sottogeneri letterari.

Il giallo

Iniziamo dalla definizione. Perchè in Italia (e solo in Italia) il poliziesco viene comunemente chiamato “Giallo”? La motivazione è semplice. Nel 1929 la Mondadori ha ideato una collana periodica di romanzi polizieschi, chiamata appunto Il Giallo Mondadori, dal colore scelto per la copertina dei volumi, il giallo appunto. In poco tempo, il termine “giallo” ha sostituito quello di “poliziesco” nella lingua italiana, per indicare un’opera letteraria (o cinematografica) che narra di fatti delittuosi e delle relative indagini ad essi connesse. Il termine è successivamente entrato anche nel gergo giornalistico per definire fatti di cronaca avvolti dal mistero.

La nascita

giallo

Edgar Allan Poe

Nonostante esistano in letteratura molti esempi di storie in cui sono presenti elementi riconducibili al giallo – ad esempio Delitto e Castigo di Dostoevskij – la nascita del genere viene comunemente fatta coincidere con la pubblicazione de I delitti della Rue Morgue. Uno spettacolare racconto, pubblicato nel 1841, nato dalla penna geniale di Edgar Allan Poe. Si tratta del primo di tre racconti in cui compare il personaggio di Auguste Dupin, nobile decaduto, ironico e brillante, che risolve casi molto complessi solamente leggendo le cronache dei delitti sui quotidiani. Un epilogo possibile grazie alle sue enormi capacità deduttive.

Dupin diventa il prototipo di investigatore “classico”, modello per il personaggio ben più celebre di Sherlock Holmes creato da Arthur Conan Doyle. Il primo romanzo in cui compare questo personaggio, Uno studio in rosso del 1887, si contende il primato di primo romanzo giallo con La pietra di luna di Wikie Collins.

L’evoluzione del giallo deduttivo

Conan Doyle ha inaugurato un modello letterario unico almeno fino agli anni ’30 del Novecento. Miss Marple e Poirot di Agatha Christie, Ellery Queen, Philo Vance di S.S. Van Dine, Nero Wolfe di Rex Stout, ricalcano le strade battute per la prima volta da Sherlock Holmes. Benestanti, investigatori non per necessità bensì più per mettere in mostra la proprie capacità intellettuali, questi personaggi appartengono al filone di giallo deduttivo. Risolvono i misteri grazie alle loro capacità intellettive fuori dal comune, che permettono loro di cogliere particolari fondamentali considerati insignificanti da una mente normale.

Poliziesco, Hard-boiled e noir

Tra poliziesco e giallo la differenza è minima, a volte trascurabile. Nel poliziesco, più che nel giallo classico, le indagini costituiscono il perno fondamentale attorno al quale ruota tutta la vicenda. Inoltre, nel poliziesco sono le forze dell’ordine o detective privati i protagonisti che si occupano della soluzione del mistero. E’ proprio in questo contesto che, negli anni ’30, nasce l’hard-boiled, termine che può essere tradotto con “duro” o “sodo”. L’hard boiled è la prima forma di giallo moderno.

giallo

Raymond Chandler (nytimes.com)

Si differenzia dal giallo classico per un aumento considerevole della violenza contenuta nell’intreccio. I protagonisti dei romanzi hard-boiled sono poliziotti o detective privati duri, solitari, rudi, forti bevitori e fumatori accaniti. Corruzione, sesso, droga, violenza, sangue e sparatorie riempiono le pagine dei romanzi hard-boiled, che si caratterizzano come molto più amari, disillusi e radicati nella società – la quale viene sempre di riflesso aspramente criticata – rispetto ai romanzi riconducibili al giallo deduttivo.

Sam Spade di Dashiell Hammett e soprattutto Philip Marlowe di Raymond Chandler sono i capostipiti di un modello di investigatore che risulta ancora attuale ai giorni nostri, fonte di ispirazione per molti autori noir contemporanei. Consigliamo vivamente la lettura de Il lungo addio, sesto romanzo della serie con protagonista Philip Marlowe: un capolavoro assoluto della letteratura, dal fascino intramontabile.

Del resto, riguardo all’influenza di Marlowe nello sviluppo del personaggio di John McCarthy di Westville, abbiamo già parlato in un articolo apparso sul blog alcuni mesi fa.

L’hard-boiled viene comunemente chiamato noir al di fuori degli Stati Uniti. Alcuni critici differenziano i due generi sottolineando la maggior suspense del noir, e una maggiore azione dell’hard boiled, più incentrato sulla figura del detective protagonista. Per comodità si può tranquillamente considerare le due definizioni come sinonimi, anche se consapevoli delle differenze tra i due generi.

I sottogeneri

A partire dal secondo dopo guerra il giallo e il poliziesco si sono scomposti in una miriade di sottogeneri dalle sfumature molto differenti. Ecco un breve un elenco dei principali sottogeneri.

  1. Noir – Assimilabile all’hard-boiled per la profonda critica delle società emanata dalla storia e dall’ambientazione, il noir vede come protagonista spesso non l’investigatore ma una potenziale vittima, o un sospettato. I protagonisti del noir presentano molto spesso una forte connotazione autodistruttiva, conseguenza della disillusione derivata dal rapportarsi con un mondo corrotto e una società marcia
  2. Noir metropolitano – La città o la metropoli diventa parte integrante della storia, fornendo non solo un setting all’interno del quale i personaggi agiscono, ma fungendo da personaggio stesso. Capiscuola del noir metropolitano sono in primis Ed McBain e James Ellroy, cui andrebbe letta per intero la tetralogia di Los Angeles (La dalia nera, Il grande nulla, L.A. Confidential, White Jazz).
  3. Noir mediterrano – Questa scuola, tipica dei paesi mediterranei, unisce l’ambientazione metropolitana con un profondo messaggio sociale. Tra gli scrittori principali di questo filone segnaliamo Jean-Claude Izzo, la cui trilogia di Fabio Montale rappresenta una lettura imprescinbile, seguito da Manuel Vazquez Montalban. Lo scrittore catalano è l’autore della fortunata e lunghissima serie di Pepe Carvalho, investigatore privato di Barcellona, di cui consigliamo la lettura de I mari del Sud e La solitudine del Manager. In Italia questa scuola è molto florida, e vanta moltissimi autori capaci e talentuosi. Carofiglio, Lucarelli e De Cataldo, solo per citarne alcuni.
  4. Neo-Noir – termine di derivazione cinematografica, ma applicabile anche alla letteratura, il neo noir si identifica come un naturale proseguimento dei temi del noir, attualizzati però in chiave moderna e quindi estremizzati. Il confine tra buoni/cattivi e giusto/sbagliato si assottiglia, e un occhio viene rivolto alle nuove tecnologie.

Il thriller

Merita un capitolo a parte il thriller, che ha nello stesso termine (dall’inglese to thrill = rabbrividire, emozionare) la sua caratteristica principale, cioè quella di mantenere un alto tasso di tensione per tutta la durata della storia. Colpi di scena, ritmo incalzante, misteri, ripetuti ostacoli sulla strada del protagonista, falsi indizi e complotti. Questi gli ingredienti principali di una ricetta di facile presa sul pubblico.

giallo

Frederick Forsyth (tg24.sky.it)

Il thriller è un genere che ha avuto una storia molto florida anche nel cinema, e come per il noir, si è scomposto in numerosissimi sottogeneri. Thriller legale (John Grisham), medico (Patricia Cornwell, Kathy Reichs), di spionaggio (John Le Carrè), politico (Frederick Forsyth), religioso/storico (Umberto Eco) tecnologico (Tom Clancy), d’azione (Robert Ludlum). Questi sono solo alcuni dei principali sottogeneri del thriller, un genere in buona salute, capace di sfornare nuovi autori e nuove trame senza mai risultare ripetitivo.

Le scuole europee

Dalla lettura di questo articolo sembrerebbe che il giallo, con tutti i sottogeneri derivati, sia in qualche modo una prerogativa dei paesi anglofoni. In realtà le scuole europee godono di una storia lunga e variegata, al pari di quelle statunitensi e inglesi. Oggi i principali paesi produttori di noir sono Italia, Francia, Spagna e i Paesi Scandinavi, capaci di sfornare negli ulitmi alcuni autori che sono diventati dei fenomeni mondiali inarrestabili. Si veda il caso Jo Nesbo. Approfondiremo le varie scuole in separata sede nelle prossime settimane in articoli dedicati. Per il momento è tutto. Buona lettura!