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Il mercato del libro è in crescita, come leggere la statistica 2018

Il mercato del libro è in crescita netta da tre anni. Mentre tra il 2015 e il 2017 ci sono stati degli incrementi decisi e decisivi, questo 2018 sta vedendo la chiusura sempre in zona positiva, seppur stabile da inizio anno. Una battuta d’arresto, in una crescita così forte, è economicamente comprensibile, se si considera che il mercato del libro ha vissuto una crisi davvero lunghissima. Secondo l’associazione italiana editori (AIE) si tratta d una crescita sostanzialmente piatta, che tuttavia passa in secondo piano, se analizziamo la performance italiana al Buchmesse di Francoforte, il più famoso incontro editoriale, volto allo scambio dei diritti per la pubblicazione di autori.

Gli editori nel mercato del libro

Partiamo dal presupposto che il colosso Amazon non fornisce dati all’AIE. Secondo molti è un comportamento scorretto, perché non fornire dati di vendita impedisce di creare una statistica, potenzialmente utile per aiutare chi di questo mercato ci vive. Ma la politica di Amazon è ferrea, e divulgare informazioni di terzi non è compito suo. Se le case editrici che utilizzano il marketplace digitale sono libere di divulgare i loro dati di vendita all’AIE di loro pugno, e di certo Amazon non lo impedisce. Gli stessi accusatori affermano che il comportamento di Amazon sarebbe un impedimento all’autorità pubblica, riguardo “provvedimenti” eventuali, senza però spiegare in che modo l’attività di vendita online creerebbe questi presupposti.

Ad ogni modo sono le piccole e medie case editrici ad avere la meglio, con crescite significative. Ottima notizia per i piccoli autori, che vedono la loro base di credibilità aumentare notevolmente, assottigliando così il divario con autori più “spinti”. Tuttavia sono i settori dell’editoria per l’infanzia e la letteratura per ragazzi a segnare la vera svolta nella crescita editoriale, e la fiction straniera in seconda battuta.

Le librerie nel mercato del libro

Secondo le stime, le librerie rimangono il punto fisso dei lettori, ma per leggere il dato è necessario incrociarlo con quanto detto poco sopra. Sono quindi le librerie specializzate nella letteratura per l’infanzia e adolescenza che respirano meglio. Inutile parlare delle grandi catene, che vivono grazie a un marketing selvaggio e ai proventi delle attività collaterali. Le librerie indipendenti, specie quelle generiche, soffrono di più per mancanza di assortimento, l’assenza di una politica di sconto e fedeltà del cliente e l’arretratezza rispetto al mercato contemporaneo. Tuttavia è evidente che la maggior parte dei generi letterari sta subendo una crisi intestina, e malgrado la moltitudine di copie vendute da parte di autorevoli e illustri nomi del romanzo contemporaneo, ciò non è sufficiente a garantire vita facile alle piccole attività commerciali.

Gli autori nel mercato del libro

In questo insieme di dati, statistiche e previsioni, ci sono gli autori emergenti. La crescita delle piccole e medie case editrici potrebbe apparire come un incentivo fondamentale agli autori che si affacciano per la prima volta nel mondo dell’editoria. Tuttavia, l’elevatissimo numero di case editrici di piccole e piccolissime dimensioni ha causato un “sovraffollamento” nel mercato del libro: tantissime le pubblicazioni mensili, la maggior parte delle quali si perdono nei meandri della distribuzione, finendo per favorire i “soliti noti”. Una casa editrice ha il compito non solo di pubblicare libri, ma anche di promuoverli, distribuirli, e sponsorizzarli, utlizzando al massimo le potenzialità del web, indispensabile per la promozione di un prodotto nella società di oggi.
Discorso a parte è rappresentato dalle moltissime case editrici che popolano il mare dell’editoria a pagamento. Il consiglio è quello di evitare, sempre e comunque, chi promette pubblicazioni in cambio di soldi.

Il consiglio principale è sempre quello di valutare una prospettiva carrieristica in base a diversi fattori, alcuni dei quali davvero fondamentali. A fare da padrone tra questi ci sono: capacità di comprendere il mercato, competenze nel mondo del marketing, capacità di coltivare conoscenze genuine e tantissima pazienza. Se siete già muniti di una buona quantità di Maalox, avete una marcia in più!

Regalare un romanzo per Natale: come affrontare la scelta

Suonerà un po’ strano che due autori emergenti vogliano dare consigli su come regalare un romanzo per Natale. Ma d’altra parte, prima di volerci trasformare in scrittori, siamo stati (e continuiamo a essere) innanzitutto lettori, appassionati, consumatori incalliti di pagine stampate. Il nostro approccio agli scaffali delle librerie è molto critico, talvolta scettico, a causa di un mercato ormai confuso e sempre più guasto. Come tanti altri consumatori, anche noi siamo sfiduciati da un mercato del libro che da moltissimi anni a questa parte continua a propinare romanzi da classifica, a prezzi improponibili.

Dove andareun romanzo per natale

Se il regalo che volete per i vostri cari, amanti o colleghi dev’essere particolare, dal contenuto acuto e ricercato, allora la libreria indipendente è sicuramente il posto giusto dove cercarlo. Grazie alla mitologica figura del libraio, conoscitore consolidato del lato più umano e meno commerciale del romanzo, sarete sicuramente in grado di giungere a un risultato più che soddisfacente, senza dover girare ore per gli scaffali stracolmi delle grandi catene, dovendosi rapportare spesso con personale purtroppo sottopagato, quindi poco motivato, e ancor meno preparato.

Come regalare un romanzo per Natale

Sia chiaro, la nostra non è certo una battaglia contro le grandi catene, anzi, si tratta di consigli volti a risvegliare la parte più emozionante di un regalo sentito. Sicuramente a molti è capitato di trovarsi in difficoltà all’ultimo, non sapendo che pesci prendere, ed entrare quindi in una libreria a caso e chiedere l’ultimo di Tizio, o il nuovo di Caio, già elegantemente esposti sul banco all’entrata, magari in un’espositore dedicato. Probabilmente la domanda giusta da porsi dovrebbe essere: questo libro costa tanto, ma quanto vale realmente come regalo?

Andare alla ricerca del giusto prodotto, che soddisfi i gusti del ricevente, non è certo semplice, e senza prenderci in giro, è difficile di questi tempi trovare il tempo per farlo, soprattutto durante la frenesia del periodo pre-natalizio. Ma voler bene a qualcuno, in un momento storico in cui si è molto divisi, arrabbiati, e in cui molte persone non perdono occasione per pestare i piedi agli altri, significa anche rinunciare a un po’ di tempo per altre attività, e dedicarsi ad una scelta un po’… romantica, in senso lato.

regalare un romanzo per natale preziosoRegalo prezioso o da discount

Regalare un romanzo per Natale, come abbiamo già detto, può essere visto in diversi modi. Per citare questo articolo di Wired: “L’importante, qualsiasi siano le scelte, è sempre una cosa sola: leggere e far leggere. Anche (e soprattutto) a Natale.”
Ma siamo davvero sicuri che l’importante sia questo? Una lettura di bassa qualità, dove per qualità s’intende il contenuto, ludico o settoriale che sia, è un giusto regalo?

Per intenderci, se doveste regalare qualcosa al vostro compagno, o a vostra moglie, preferireste un regalo di qualità, o una qualsiasi cosa, considerando come condizione sufficiente quella di avere un regalo per il 25 di Dicembre? Tutto dipende ovviamente dalla considerazione che avete di loro.
Un libro è un prodotto artistico-commerciale, pertanto ci sono diversi fattori che portano alla scelta dell’acquisto: il nome dell’autore, la trama, il marketing di copertina, il prezzo ecc. Ma quando l’acquisto dev’essere fatto per qualcun altro cambia tutto. Le domande si differenziano per insicurezza: gli piacerà? Sarà il regalo giusto? Sarà in linea con il genere che gli piace? 

 

Westville

Westville Romanzo

Westville Romanzo

Non abbiamo la presunzione di dire che Westville sia il regalo giusto da fare a Natale, ma saremmo sciocchi a non proporlo. Passiamo la palla a voi, che siate alla ricerca di un noir moderno, o un regalo più underground. Quello che possiamo consigliarvi vivamente è fare un giro nelle librerie indipendenti che lo ospitano, parlare con i proprietari e il personale, e scegliere il romanzo perfetto da regalare a Natale, a chiunque amiate.

Ricordiamo che Westville è disponibile, a scaffale nelle seguenti librerie:

  1. Nuova Terra, Via Giolitti 14, Legnano (Milano)
  2. Trittico, Via San Vittore 3, Milano
  3. Il Domani, Via Carducci angolo Piazzale Cadorna, Milano

Potete ordinare Westville in qualsiasi libreria del circuito Mondadori o Feltrinelli, in alternativa acquistarlo sui grandi store online come Amazon, IBS e altri.

Marketing editoriale, per capire meglio se stessi come autori

Capita di arrivare ad un punto del proprio percorso professionale, e sentirsi con le spalle al muro. Questa sensazione è da sempre riconosciuta e ricorrente nella vita di chi sceglie di mettersi in proprio, o di fare carriera, ed essere parte di una piramide alimentare ferrea e tipicamente occidentale.
Fino a qualche tempo fa non era una sensazione nota a chi del lavoro ne faceva solo un’attività funzionale ad un ritorno economico. Se ci sforziamo di pensare canonicamente, una persona impiegata con contratto a tempo indeterminato è impegnata nel suo lavoro per le sole ore riguardanti il suo contratto.
Purtroppo capita, e ultimamente mi sembra succeda sempre più spesso, che ad un numero sempre maggiore di persone la propria vita stia stretta. Paradossalmente noto questa tendenza anche tra chi, al contrario di come ho detto poco fa, svolge una professione routinaria in cambio di uno stipendio fisso. Le bollette da pagare e il tetto sopra la testa non sono più le uniche preoccupazioni, ma il benessere odierno ci porta giustamente a desiderare delle soddisfazioni maggiori, personali. Dei traguardi che ci rendano orgogliosi.

marketing editoriale città frenesia

La frenesia delle grandi città ci aiuta a trovare spunti di scrittura, ma è tiranna per quanto riguarda il tempo da dedicare alle attività di marketing editoriale

Nel frastuono delle città

Sarà la vita stressante, i cambiamenti repentini del mercato, l’avanzare rocambolesco, scomposto e travolgente della tecnologia, ma ho l’impressione che sempre più persone si sentano legate, attanagliate dal mondo circostante e quasi soffocate da un mondo che si fatica a capire verso quale direzione stia andando.

Sicuramente vivere la frenesia contemporanea ci offre lo stimoli per conoscere molte realtà, e avere gli spunti giusti per scrivere storie alternative e interessanti. Ma c’è un grande rovescio della medaglia: il tempo materiale per poi promuovere queste storie. Tra le preoccupazioni, i doveri, le incombenze e le problematiche casuali, ci diamo ancora spazio per vivere e sognare. 

 

Purtroppo succede

A molti appassionati della “carta stampata” succede di voler scrivere un libro, ad un certo punto della vita. Il problema è la preparazione che si può avere nell’affrontare “il dopo”. Scrivere un libro è un piccolo passo verso la realizzazione di un progetto, che comprende specialmente l’essere letto. Tolta la soddisfazione di poter vedere una copia del proprio romanzo riposta sullo scaffale della libreria di casa, è davvero importante per un libro essere sfogliato e vissuto intensamente. Lo stesso destino spetta all’autore, quello di essere spogliato, capito o frainteso, ed essere posto al centro dell’attenzione. Il prodotto dell’ingegno di qualcuno merita di essere assaporato. Ma un romanzo, come ben sappiamo, non è solo fantasia, è anche esperienza, sogni, e in parte, almeno in parte, un brainstorming di quello che succede intorno allo scrittore, in quel determinato momento.

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Il marketing editoriale può diventare stressante, se non si ha il tempo di seguirlo adeguatamente

Perché parliamo di marketing

Non può non essere considerata, nel processo che trasforma l’idea in un prodotto, la parte di marketing che convoglia le fatiche di un autore verso il suo pubblico. Avere la possibilità di sviluppare un concept per la copertina è il primo passo sicuramente, ovvero trovare una casa editrice che non inserisca un lavoro accurato dentro una collana dalla copertina anonima e uguale per tutti. Ma anche scavalcando questo enorme ostacolo ci si trova davanti al divertente quanto delirante compito di studiare l’immagine che il romanzo dovrà avere sullo scaffale di una libreria, piuttosto che sulla schermata di uno store online come Amazon. Le basi del marketing spesso sono complicate perché non si conosco i meccanismi che veicolano le scelte che l’apparato sensoriale ci impone, o semplicemente perché non si è in grado di fare un’analisi di mercato.

 

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UnLead ha trasformato la nostra idea in concretezza, puntando così a colpire il lettore prima ancora di aver scoperto di cosa si tratta

Come fare

Qualunque sia lo stile di vita, la preparazione accademica o gli interessi che ruotano attorno alla vostra sfera personale, sappiate che promuovere un romanzo è un lavoro lungo, faticoso e spesso poco soddisfacente, in termini economici. Gli ostacoli sono molti, e le nozioni di marketing necessarie non sono certo da meno. Quello che possiamo fare noi, è continuare a elargire consigli per quella che è la nostra preparazione accademica, e la nostra esperienza sul campo, nella speranza di potervi essere d’aiuto quanto più possibile. Abbiamo già scritto alcuni articoli, come La copertina di un romanzo è importante, e continueremo a farlo, fermo restando che se l’impegno prefissato vuole essere professionale, allora vi consigliamo di rivolgervi a dei professionisti del settore. Esistono diverse figure che possono indirizzarvi verso la giusta interpretazione commerciale della vostra opera, siano agenti letterari oppure aziende specializzare in comunicazione, come UnLead, che ha saputo trasformare un’idea nello scatto di copertina del nostro romanzo.

Vittorio Bottini

Il romanzo nei social media, marketing virale o sforzo inutile?

Mi è capitato di parlare con dei colleghi riguardo l’utilità di promuovere sui social media il proprio romanzo. Da qui l’ispirazione per questo articolo che, ci tengo a precisare, non vuole essere né una guida, né l’incipit di un corso sull’utilizzo degli algoritmi dei social media. Lascio questo arduo compito ai blog specializzati, anche se bisogna sempre essere sicuri delle corrette fonti di informazione. Quello che più si avvicina alla realtà sono ovviamente le pagine di aiuto ufficiali, come quella sui news feed di Facebook, che possono assicurarvi un’infarinatura generale in un linguaggio universale. Se l’argomento vi interessa, in fondo al post lascerò un paio di link di quelli che io considero dei blog che forniscono informazioni interessanti, e non le solite pagine pregne di nulla. Si tratta comunque di un parere personale, che non pretende la verità assoluta.

Romanzi e obiettivi

Torniamo al nostro quesito. Non è raro, quando si scrive un romanzo, considerare ciecamente la pubblicazione come un obiettivo principale. Parlando per esperienza, e so che moltisocial-media-westville-blog comprenderanno quello che sto per dire, ci si affanna nella chiusura di un contratto, come fosse fonte di acqua fresca in un deserto.

Immagini, pensi e ragioni.

Scrivi, cancelli e riscrivi.

Rileggi, correggi e rileggi.

Comunque quello che hai in testa è la firma di un contratto, seppur piccolo, quasi insignificante, che ti permetta di avere la distribuzione del tuo romanzo, senza doverti pagare la stampa. Poi subentrano le fatidiche domande. “Ce la farò? Piacerà a qualcuno? Troverò solo sciacalli che vorranno svuotarmi le tasche, fregandosene della fattura del mio romanzo?”
Il consiglio è di non soffermarsi troppo su questo aspetto. Come dicevamo qualche articolo fa, Genesi di un romanzo Noir, la scrittura è un’arte, va coltivata ed esercitata, e trattandola da tale, per il calcolo delle possibilità, prima o poi scriverete il vostro capolavoro personale. Quello che dovete focalizzare davvero è il dopo.
Dopo aver firmato un buon contratto, comincerà la parte tosta!

Genesi di un romanzo noir | Westville News Blog

Genesi di un romanzo noir | Westville News Blog

L’editoria è una corsa a ostacoli

Devo dire che pur lavorando giornalmente in questo settore più volte mi sono fatto la stessa domanda, anche se la risposta è pressoché ovvia. Immaginiamo il percorso editoriale di uno scrittore in erba come una corsa a ostacoli. Dunque partiamo dal presupposto che vi siate preparati, esercitati, e per anni avete allargato il vostro vocabolario e abituato la vostra mente ad essere creativa, proprio come un corridore sforza le sue gambe fino al massimo delle loro possibilità. Sfortunatamente per voi, così come per il corridore, polmoni capaci e gambe toniche non sono sufficienti per vincere. Subentrano delle variabili davvero indiscutibili.

Per un corridore sono le scarpette che indossa, il tipo di terreno, gli ostacoli, i suoi avversari… per lo scrittore, beh…

Gli ostacoli

Mettere il proprio romanzo sui social e sperare che da solo raggiunga dei livelli di interesse per il pubblico non è una strategia. Essere trovati, e suscitare interesse nel pubblico digitale è un lavoro. Questo va davvero capito, e per questo lo ripeto: è un lavoro!
Un conto è farlo per i vostri amici, per il gusto di dire “esiste”, è di scambiare quattro chiacchiere su un argomento interessante. Un altro paio di maniche è voler affrontare la propria vita creativa, dietro la tastiera, con la caparbietà dell’impresa. Bisogna investire denaro, tempo e sforzi per creare contenuti sempre freschi e interessanti, che siano appetibili sui fantomatici social media.

Investire nei social media?

Siamo alle solite. Viene creato uno strumento, e tutti pensano che basti accedervi per essere in pole position. Purtroppo non è così. Un buon professionista conosce i suoi strumenti, e se non

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La proposta business di Facebook

pensate di essere adatti a improvvisarvi professionisti del marketing, cercate qualcuno che lo sia. A maggior ragione se si parla di marketing digitale e social media. La capacità di improvvisare è sicuramente un’ottima alleata in un campo artistico e tecnico come la scrittura, ma sicuramente non basta quando si tratta di analizzare dati e usufruire di strumenti informatici complessi.
Attualmente non è possibile fare “lo scrittore a tempo indeterminato”, a meno che non siate consci che buona parte del lavoro dev’essere svolto al di fuori delle pagine del vostro romanzo.

Contatti con l’editore, accordi con le librerie, organizzare presentazioni, scegliere l’immagine di brand, pubblicizzare il prodotto, foto, video, creare contenuti generici, poi specifici… e non finisce qui.

La domanda quindi sorge spontanea: “in cosa sto investendo, visto che faccio tutto io?”

Se arrivate a porvi questa domanda, probabilmente state facendo un buon lavoro. 

Continueremo a parlare di questo argomento, e se vi è piaciuto, lasciate le vostre considerazioni sulla nostra pagina Facebook

Algoritmo di Facebook spiegato in maniera chiara? Qui.
Algoritmo di Instagram spiegato in maniera chiara? Qui.

Vittorio Bottini

 

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UnLead è: fotografia, videomaking, web design, marketing, advertising e soluzioni cloud

Editoria contemporanea: business digitale o cartaceo?

L’editoria contemporanea è caratterizzata da moltissimi lati business della comunicazione. Con l’avvento dell’era digitale i supporti si sono moltiplicati esponenzialmente, e anche l’editoria si è dovuta adattare. Schermi grandi, piccoli, 4:3 o 16/9, i telefoni e i tablet, chi li usa in verticale e chi in orizzontale, Kindle in crisi, e via discorrendo.

Cosa ha comportato realmente questo progressivo ma violento inserimento tecnologico in un settore, almeno in Italia, considerato ancora quasi totalmente analogico? Avevamo già aperto una parentesi parlando del design di copertina in questo articolo, e delle problematiche che i designer erano stati chiamati ad affrontare, ma le complicanze non si fermano.

Le nostre parole si basano su esperienze professionali dirette e ricerche nel settore, se avete informazioni da aggiungere, che possano completare quanto descritto, vi invitiamo a commentare il relativo post su Facebook, o semplicemente lasciare un post con il quale aprire un fruttuoso dibattito.

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Business editoriale

Parliamo di case editrici minori, dato che la nostra esperienza esula dai grandi colossi dell’editoria italiana. Il formato digitale viene spesso proposto agli autori esordienti, ma quasi mai è un’opzione obbligatoria, consigliata o incentivata. I contratti editoriali standard prevedono quasi sempre una parte aggiuntiva e separata in merito alla pubblicazione digitale. Come mai? Molte piccole case editrici nemmeno danno la possibilità di affrontare la pubblicazione digitale, e qualcuno si chiede: è plausibile nel 2017 non considerare questo tipo di lato dell’editoria contemporanea?

Numeri

Per capire appieno questa tendenza dobbiamo leggere i numeri e cercare di comprendere l’andamento del business. Ovviamente non possiamo permetterci di affrontare un’analisi del mercato, pertanto sarà fondamentale andare alla ricerca di dati reali, realistici e tangibili, al fine di farci un’idea sulle tendenze del mercato editoriale future.

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Stati Uniti e resto del mondo

Parliamo di States, dove è ambientato Westville, e del resto del mondo.

Attualmente gli Stati Uniti sono alla posizione numero 23 per ore di lettura spese durante la settimana dai consumatori di libri, una posizione sopra noi italiani, che mediamente ci dilettiamo nella lettura appena 5 ore e 36 minuti sui 7 giorni. I paesi asiatici, soprattutto del sud-est, danno prova di essere i maggior consumatori di libri, con paesi come India, Thailandia, China e Filippine, dove le ore settimanali dedicate alla lettura sono mediamente alte, dalle 7 alle 11 ore. Sei paesi europei alle prime posizioni, nelle quali troviamo Repubblica Ceca, Russia e Svezia. I dati sono raccolti nella NOP World Culture Score, una ricerca che si occupa di valutare la cultura e il grado di interessamento alla stessa in tutto il mondo. Qui la pagina ufficiale, dove sono presenti anche altri dati relativi alle ore spese nella lettura su internet, o a guardare la tv.

Ci teniamo però a precisare che questo dato non indica il grado di cultura distribuito nei suddetti paesi. Infatti un articolo contemporaneo del The Guardian ha mostrato i risultati di una ricerca inglese sui paesi con il maggior grado di cultura. Lo scopo della ricerca è quella di valutare i paesi in cui vengono maggiormente valorizzate le attività culturali legate all’istruzione e all’insegnamento. I paesi nordici, capitanati da Finlandia, Norvegia e Islanda, hanno dimostrato di voler investire sulla cultura più di chiunque altro. L’Italia non compare nelle prime dieci posizioni.

Editoria contemporanea: digitale o cartacea?

Abbiamo quindi un quadro esaustivo sull’interessamento letterario del mondo, ma è realistico? Basti pensare che i più grandi scrittori contemporanei, e il più imponente business letterario, vengono dallo stesso paese di lettori che spendono appena 5 ore a settimana circa nella lettura. A questo punto ci domandiamo: il vero business è digitale o cartaceo? Il motivo di quest’indagine risiede nella curiosità di capire se l’editoria, e soprattutto il pubblico, ritengono la lettura un’intrattenimento moderno, o se questo viene rilegato in quei passatempi datati, destinati a scomparire con il passaggio delle generazioni.

Torniamo nel nostro Bel Paese. Secondo un’indagine ISTAT del 2015, la più recente recuperabile, appena l’8,2% della popolazione italiana legge libri su supporti digitali. Anche negli States non troviamo cifre più rincuoranti, con poco più del 20%, calato del 50% circa rispetto l’anno precedente, secondo il New York Times, il business dell’e-book non si può considerare solido.

presentare un romanzo Westville news comunicazione mockup

Bisogna spaventarsi?

Ci sono i fermi sostenitori della carta stampata, una tradizione che, secondo alcuni, non può e non deve morire, mentre altri si sono totalmente scostati del libro tradizionale preferendo il supporto digitale. Quindi l’editoria contemporanea da chi viene rappresentata?

Attualmente i numeri parlano chiaro, vedendo il cartaceo ancora come mezzo di lettura preferito dalla maggior parte dei lettori. Westville è uscito in digitale da pochissimo (qui), e speriamo di farci presto un’idea sulle preferenze dei nostri lettori. La nostra opinione è ancora incerta, e rispecchia molto le pagine del nostro romanzo: subiamo il fascino della tradizione, del rapporto analogico nei confronti della vita, ma non siamo insensibili alle tematiche ambientali e tecnologiche.

Spunti e riflessioni per presentare un romanzo

Sembra sia passata un’eternità da quando la proto idea di Westville mi balenò in testa. Pensare che ancora non esisteva nemmeno il nome Westville. Eppure eccoci qui: due perfetti signor nessuno, che ogni tanto scherzano definendosi autori.

Presentare un romanzo

Una vita in riserva Westville presentare un romanzo

Premetto che questa è la prima volta che mi trovo ad affrontare questo tipo di sfida, mentre per il mio amico e collega, Alberto Staiz si tratta del secondo round. Il suo primo romanzo, “Una vita in riserva” (edizioni Leucotea) è stato presentato per ben tre volte, e in tutte le occasioni in maniera brillante, mi permetto di sentenziare.
Tuttavia, tornando a Westville, presentare un romanzo noir, o giallo, non è affatto semplice. La trama è contorta, intricata, e sono state usate soluzioni di narrazione abbastanza particolari da necessitare un’attenta lettura. Evitare gli spoiler è assolutamente un obbligo professionale e morale. Pertanto ci ritroviamo nella posizione di dover raccontarvi la vera natura di Westville, senza svelarvi nulla della trama.

Come fare?

Westville è il risultato di tante emozioni, tante idee e tanti ideali. Potete leggere alcune di queste premesse qui e qui. Questo “agglomerato umano”, trascritto su carta, e chiamato Westville, presenta diverse storie, intrecci, pensieri e contraddizioni ponderate a fondo. C’è la storia principale, poi ci sono tutte le altre storie parallele, o secondarie, che contribuiscono comunque all’economia del romanzo. Storie talvolta autobiografiche, almeno in parte, fatte di desideri e ambizioni, nostre o di chi conosciamo a fondo. Sommando le nostre esperienze, abbiamo ben sessant’anni di vita da cui abbiamo tratto le nostre idee.

Questa è la fortuna di avere la possibilità di presentare un romanzo. Avere tanto da raccontare. Il rovescio della medaglia è proprio come organizzare tutto questo materiale, senza annoiare o far perdere la concentrazione.

Parlare in pubblico

Ci sono tanti consigli pratici su come parlare in pubblico. Questi consigli servono soprattutto a chi soffre l’ansia da palcoscenico, ma sono utili anche a chi invece ne è immune, ma non conosce a fondo il linguaggio del corpo. Ecco alcuni consigli, che spero vivamente saranno utili a qualcuno.

Gli occhi

Alcune persone sono particolarmente sensibili al contatto visivo. Se siete tra queste, sapete quanto incrociare lo sguardo con qualcuno in platea con un’espressione particolare potrebbe farvi perdere il filo del discorso, o addirittura paralizzarvi. In questo caso il consiglio è scegliere, prima di cominciare la vostra presentazione, tre punti specifici in sala. Magari tre persone che per voi sono rassicuranti, o tre punti indefiniti, magari evidenziati da delle sedie vuote o delle borse appoggiate. Sceglieteli lontani tra loro. Quando inizierà la presentazione potrete continuare a saltare, con lo sguardo, da un punto all’altro di questi tre, dando l’impressione di interagire sempre con qualcuno di particolare, ma sempre diverso, senza necessariamente avere un rapporto diretto con uno sguardo penetrante.

Le braccia

presentare un romanzo steve jobsIl dilemma delle braccia è molto ricorrente. Cosa faccio? Dove le metto? Come le muovo? La scuola della comunicazione ci da indicazioni da un lato precise, dall’altro vaghe. Braccia incrociate ad esempio è un segno di chiusura, mentre troppo rigide e stese lungo i fianchi promuove una tensione ben visibile. Anche le mani hanno il loro ruolo, infatti non bisogna mai stringere i pugni, per non risultare aggressivi e “chiusi”, ma nemmeno sfregarle tra loro o irrigidirle troppo.
Ci sono tantissime altre regole che possono venire in nostro soccorso. Ad esempio un buon consiglio è quello di tenere un microfono in mano, se ne avete l’opportunità. In questo modo la vostra manualità sarà focalizzata dall’effettuare movimenti meccanici e necessari, man mano che la presentazione prosegue. In ogni caso tendete sempre ad aprire le braccia, accompagnate i vostri ascoltatori nel racconto “abbracciando” idealmente tutta la platea. Può sembrare una cavolata, ma personaggi controversi, per quanto amassero andare controcorrente, non operavano mai in “chiusura”. Uno su tutti era Steve Jobs. Quando presentava un nuovo prodotto, o un nuovo progetto, Jobs riusciva sempre a focalizzare l’attenzione sul contenuto del suo messaggio, poiché accompagnava la comunicazione parlata a quella gestuale.

La voce

Si, lo so. Vi si secca la gola, la voce tremula, e più la sentita insicura, più diventate insicuri a vostra volta. A me succedeva sempre, molto tempo fa, prima di un concerto. Non importava se suonassi in una platea, davanti a centinaia di persone sconosciute, o in un baretto davanti a quattro amici. La voce era sempre insicura e la gola secca. Per questo tipo di conseguenza fisico-chimica non ho mai trovato un rimedio, se non il maturare esperienza e serenità, prepararmi bene con allenamento e studio e portarmi sempre qualcosa da bere sul palco.

Ci vediamo alla presentazione

Fra qualche giorno (il 30 Marzo) faremo la prima presentazione di Westville. Speriamo di vedervi numerosi, così potrete vedere coi vostri occhi come siamo bravi a predicare bene ma a razzolare male!

Flyer presentazione romanzo westville

data: Giovedì 30 Marzo 2017
dove: Via Binda 14 – 21053 Castellanza

al 111 Cafe di Castellanza, con birre artigianali, hamburger e molto altro…


Potete acquistare Westville…

Potete acquistare Westville su tutti i maggiori store online, da Amazon a Mondadori, da IBS a Webster e Libreria Universitaria, da Feltrinelli a SBC Edizioni.


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La copertina di un romanzo è importante?

Le logiche che veicolano il blogging mi suggeriscono di battere una cifra indefinita di caratteri, prima di rispondere alla domanda apparentemente banale del titolo di questo articolo, nel disperato tentativo di non farvi fuggire. Tuttavia, non sono un imbonitore, tanto meno il mio scopo è quello di abbindolarvi.
Questo articolo nasce dal palesarsi di una situazione ricorrente. Diverse persone si sono interessate all’argomento, e mi hanno posto diverse volte la domanda: come vi è venuta l’idea della copertina? Vi porto l’esempio di Westville non come regola, ma come bagaglio esperienziale da raccontarvi, cercherò quindi di condirlo con più informazioni possibili, alcune dipendenti dalle regole della comunicazione, altre dettate dalla logica o dall’emotività.

Premetto che non sono riuscito a racchiudere tutte le informazioni che volevo a causa dell’eccessiva lunghezza dell’articolo (ops!). Probabilmente amplierò alcuni argomenti che ritengo molto interessanti più avanti. Inoltre vi invito a considerare le seguenti parole come il frutto dell’esperienza professionale e artistica di un giovane italiano, non di uno che si crede arrivato, pertanto vi invito a commentare sulla pagina Facebook di Westville, per esprimere una vostra opinione in merito, e raccontarci la vostra esperienza!

Concepimento di una copertina

Mi è capitato di affrontare l’argomento più di una volta, ma ho sempre avuto l’impressione che la copertina di un romanzo venisse paragonata a quella di un album musicale, o alla cover di un dvd. Un’interpretazione, a mio parere, giusta solo in (piccola) parte.

Innanzitutto va considerato che, un paragone che sia trasversale per i campi artistici sopracitati, è davvero riduttivo. In tutte le categorie artistiche esistono dei generi e sottogeneri che racchiudono delle regole canoniche impossibili da non valutare. Seguire o meno questi “dogmi” è una scelta che l’artista è portato ad affrontare con conoscenza della propria area di competenza, per essere funzionale al risultato sperato. Ad esempio un disco di musica classica generalmente presenta copertine inerenti principalmente lo strumento preferito del compositore, o lo strumento protagonista dell’opera. Al contrario, in un album rock le tematiche della copertina sono spesso ispirate ai temi trattati nelle canzoni, o comunque trattasi di immagini provocatorie, irriverenti o sensazionalistiche. La scelta di infrangere questo equilibrio non va presa alla leggera.

Tenendo presente questo uso, come regola, è facile inquadrare un romanzo in base al suo aspetto esteriore. Ma allora perché si dice “non giudicare mai un libro dalla copertina“?

Il design

cos' è se vi sembra chipp kidd westville copertina di un romanzo

Da diversi anni a questa parte si sono accesi dibattiti in tutto il mondo dell’editoria, per quanto riguarda le regole canoniche del design di copertina. Illustri professionisti del settore si sono espressi, proponendo le loro idee che, anche se spesso opposte tra loro, vanno a completare un quadro esaustivo di quello che è il design dei libri contemporaneo: confuso e contraddittorio.
L’esempio arriva a noi da quelli che sono forse i due più importanti book designer al mondo. Chipp Kidd e Paul Sahre. A tal proposito vi consigliamo “Così è se vi sembra” un visual book scritto e curato da Chipp Kidd, in cui il designer inserisce sue fotografie, prodotte con un Iphone 5s, alternandole ad altre produzioni, spiegandone il potere, oltre la tecnica dello scatto.

Editoria digitale, cambia il design?

La visione dei due designer è opposta, ma in un certo senso rema nella stessa direzione. Il loro focus è puntato sul cambiamento radicale, nel design delle copertine, che ha portato Amazon, e tutta l’editoria digitale. Mentre il primo è fermamente convinto del cambiamento radicale, dovuto alla visualizzazione delle copertine come miniature sul web, l’altro sostiene che un buon design è quello che, indipendentemente dal materiale di cui è fatta, che sia digitale o cartacea, una copertina di un romanzo di ottima fattura è quella che riconosci anche da lontano.

Esiste una verità esclusiva?

In questi ultimi anni, l’unica verità che ho imparato è che il mercato è mutevole e statico allo stesso tempo. Col tempo cambiano le dinamiche di un unico e solo obiettivo: vendere.
Personalmente non trovo la vendita in sé un vero obiettivo, o meglio, nella nuova concezione del mercato non può più essere l’obiettivo finale. Piuttosto un’affermazione di impotenza.

Il mercato moderno è dettato da un costante perfezionamento, e da un continuo adeguamento del brand. Basti solo pensare ai software che si sono trasformate nelle ormai comuni app. Le grandi software house hanno smesso di produrre nuove versioni dei propri prodotti, preferendo gli abbonamenti ad aggiornamento continuo, per una presenza più costante del proprio “io” aziendale sul mercato (o in alcuni casi, perché costa meno produrre un risultato scadente, per poi perfezionarlo dopo la prima vendita, spacciandolo come “aggiornamento della sicurezza”)

Questa mentalità si è tradotta in un branding più selvaggio anche nel mercato dell’arte. Le opere letterarie, cinematografiche e musicali si sono trasformati in franchise in continua evoluzione. In alcuni casi si è arrivato a scomodare vecchi nomi, preferendo la riapertura di un brand, piuttosto che un roboot fine a sé stesso (vedi Ghostbuster, Star Trek ecc.)

Nell’editoria questo tipo di continuità esiste già da molto tempo, con un’intenzione sicuramente più seria e rispettosa verso il pubblico. Alcuni illustri nomi del settore (Ed McBain, Michael Connelly, Clive Cussler, e molti altri) ne hanno dato una magistrale dimostrazione. Abbiamo visto protagonisti di molte serie evolversi, invecchiare, avere figli o morire, e nonostante ciò i loro autori sono in grado di far continuare un franchise. Questo è il grande potere della letteratura contemporanea. Creatività selvaggia, operazioni di marketing accurate, distribuzione e qualità del target di vendita sono gli ingredienti delle ricette letterarie che tengono in vita l’editoria e la mitologia delle opere letterarie contemporanee. Non saprei dire con quale incidenza l’una sia più rilevante dell’altra, ma è chiaro quanto ormai sia consolidata questa sinergia.

Quindi? Parliamo di Westville

Era da un po’ che volevo scrivere questo articolo, ma ho desistito fino ad ora. Mi viene difficile parlare di un argomento del genere, da esordiente italiano ci si sente schiacciati sotto il peso delle segrete dinamiche degli imperi editoriali, delle lobby massoniche della carta stampata e dei mostri sacri del settore. Ma poi mi son ricordato che per tanto tempo ho lavorato in settori analoghi, e in tutti ci sono sempre i così detti “inarrivabili”, che poi così intoccabili non sono.
Parlare della copertina di Westville è un po’ come mettersi sotto analisi di fronte all’autorità più severa e competente che ci sia: il lettore. Proprio così.

Il tempo mi ha insegnato che possiamo discutere con chiunque si definisca professionista, con qualunque santone del settore, ma la loro parola conta quanto la mia… un bel niente, e non voglio lanciarmi in volgarità. Il giudizio più severo è quello del lettore, del fruitore, dell’acquirente, dell’investitore. Si tratta di un’analisi profonda, e l’attesa introspettiva che ci si auto-infligge davanti a qualcuno che ha letto il tuo romanzo, ascoltato il tuo cd, osservato il tuo disegno è estenuante. Cerchi di rimanere lucido, soprattutto per chi come me, è abituato al commercio, ma non è solo quello. Sei coinvolto, sei emotivo, sei a pezzi… per favore, torniamo alla copertina!


 

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Tematiche

Costruire la copertina di Westville non è stato così semplice come si possa pensare, e sicuramente il risultato finale è stato frutto del perfezionamento e del perfezionismo. Le tematiche della storia sono molteplici, prime fra tutte l’ambientalismo, perpetrato in maniera giusta o sbagliata che sia, poi il tema familiare, l’influenza del governo nella lotta alla droga e così via. Abbiamo scelto di non inserire nulla di tutto ciò. Questa scelta rispecchia il lato umano dei personaggi, che come naturale che sia, antepongono il loro “io” a tutti gli argomenti di cui si interessano.
Westville è un po’ come i suoi protagonisti, e antepone l’economia della sua essenza, a tutti i contenuti, di qualsiasi natura esse siano.

Composizione

Per questo motivo siamo arrivati a porre in copertina alcuni elementi che potrebbero caratterizzare i personaggi, ma abbastanza comuni da non tessere le lodi di uno dei due personaggi, piuttosto che l’altro. Solo un elemento stona, e spicca. Un biglietto da visita che recita in chiaro due nomi: quello di Monica Cordier e quello della British American New Energy, gli unici due elementi che davvero stonano nella città di Westville.

Scelte Artistiche

Mi hanno chiesto: perché il bianco? Solitamente le copertine dei noir, o dei thriller sono scure, il colore predominante è il nero, o il rosso, in alcuni casi il giallo, che evidenzia la natura intricata della trama. Il bianco viene usato quasi esclusivamente nelle serie, come quelle del detective Bosh di Michael Connelly… abbiamo forse voluto lasciare un messaggio?

Produzione

Per produrre questa fotografia ci siamo avvalsi del sig. Gabriele Giudici, fotografo pluridecennale di UnLead. La sua composizione ci è sembrata perfetta, poiché l’equilibrio tra gli oggetti, e le ombre sapientemente colte, davano l’idea di una scrivania incredibilmente naturale, pur presentando una componente di bianco assolutamente innaturale, quasi disturbante, quasi un tentativo di andare oltre la realtà. Infine il biglietto da visita, sviluppato dal reparto di grafica della stessa agenzia, ha svolto un lavoro eccellente nel dare vita a qualcosa di così astratto ma reale. Una multinazionale petrolchimica. [/trx_toggles_item][/trx_toggles]

 


Conclusioni

Ovvio, la copertina di un romanzo è importante, e non è semplice realizzarla. Questo è un articolo di puro opinionismo, e lungi da me l’idea di considerarmi un illuminato dell’argomento. L’unica pretesa che ho è quella di raccontarvi parte della mia esperienza in comunicazione, e per quello che ho vissuto e conosciuto per ora del mondo editoriale. Se volete dire la vostra non dovete assolutamente esitare, anzi vi invito a commentare sulla pagina Facebook di Westville.

 


Potete acquistare Westville…

Potete acquistare Westville su tutti i circuiti della carta stampata, da Amazon a Mondadori, da IBS a Webster e Libreria Universitaria, da Feltrinelli a SBC Edizioni.


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Recensioni, valutazioni e commenti su Westville

Westville non è solo un romanzo, ma un universo espanso. Un mondo che vive indipendentemente dalla storia narrata nel nostro romanzo. Ma una cosa la possiamo dire con certezza. Alla base di Westville ci sono idee, desideri e volontà.
Non parlo prettamente delle idee alla base della storia, dei desideri di gloria e della volontà di scrivere un romanzo. Mi riferisco alle idee che vedono l’aggregazione tra scrittori (emergenti e non) e lettori, il desiderio che l’editoria italiana possa trovare nuova linfa dai veri giovani, quei tizi che, indipendentemente dalla loro età anagrafica, vogliono portare un po’ di innovazione e incontro, anziché scontro, staticità e banalità. Infine la volontà di creare questo scambio.
Potete leggere altro riguardo questo argomento qui.

Commenti su Westville, il nostro opinionismo è aperto a tutti

L’idea di scrivere questo articolo mi diverte parecchio. Specie dopo che mi è stata posta la domanda: “perché nel vostro blog non si possono commentare gli articoli?”
Vogliamo spiegare questa cosa per non essere fraintesi; è brutto pensare che due perfetti “nessuno” si credano così importanti da non lasciare spazio ai lettori di esprimersi. Di persone, professionisti e artisti superbi e boriosi ce ne sono fin troppi in questo paese, e noi che siamo esordienti non abbiamo alcuna intenzione di percorrere quei passi, anzi!

Il nostro scopo principale è quello di generare uno scambio di informazioni e opinioni, come spiegato poco fa, per creare un piccolo e umile punto di incontro tra lettori, scrittori e appassionati, che sia moderno e al passo coi tempi, dove ognuno possa contribuire secondo le proprie capacità e potenzialità. Quale’è la nostra convinzione? Non crediamo che il blog sia il posto giusto per questo tipo di attività. Questo sito web nasce come scusa che ci permette di poter scrivere un articolo, anche lungo, creando un archivio di tutto quello che ha ruotato intorno allo zenit del progetto Westville, dai suoi albori, al futuro più ignoto. Per questo motivo abbiamo deciso di convogliare tutta la comunicazione (voi-noi; noi-voi; voi-voi) sulla pagina Facebook di Westville .

Facebook, Recensioni, Valutazioni e ancora Commenti

Siamo davvero molto attivi sul social network più longevo di sempre, e potremmo esserlo anche di più… ma questo dipende dalla risposta di chi con passione ci segue assiduamente. Postiamo e ri-postiamo regolarmente i nostri articoli sulla pagina FB, e invogliamo i lettori a esprimere il loro pensiero in quel frangente. Da un punto di vista tecnico è meno pesante. Vi evitiamo di dovervi iscrivere al nostro blog per poter dire la vostra: l’ennesima utenza in un mondo digitale fatto di account e password dimenticate di continuo.

Ovviamente per noi è importante avere un quadro generale sul nostro operato, quindi vi inviteremo sempre a recensire il nostro romanzo con la quantità di stelle che ritenete giusto, senza chiedere favori o piaceri vari. Inoltre è estremamente gradito un commento a riguardo. Accettiamo anche una stella, ma ci piacerebbe sapere il perché, e come avete maturato questa opinione durante la lettura del libro. I vostri commenti per noi sono estremamente preziosi, comprese le opinioni in risposta ai nostri articoli.

Quindi, è vero che qui non è possibile commentare e esprimere la vostra opinione, ma siete invitati caldamente a farlo sulla pagina Facebook, e ci piacerebbe sentire tanti pareri di diversa natura.

Per ora, grazie a tutti per l’interesse che avete dimostrato in questo progetto.


Potete acquistare Westville…

Alla Libreria Nuova Terra di Legnano, come scritto in questo articolo. Inoltre potete acquistare Westville su tutti i circuiti della carta stampata, da Amazon a Mondadori, da IBS a Webster e Libreria Universitaria, da Feltrinelli a SBC Edizioni.


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Dove acquistare Westville, La nostra sfida

Westville è un romanzo italiano, nato dalla testa e dalla fatica di due autori italiani. Questa premessa è doverosa. Come molti sanno, scegliere di lavorare nell’editoria italiana non è una di quelle pensate da fare a cuor leggero. Ma la parte più complicata viene ora. Due autori italiani, scrivono un romanzo italiano, in puro stampo americano, ambientato negli Stati Uniti…

Nell’esatto momento in cui ce ne rendemmo conto, la nostra fiducia vacillò. Ancora oggi ogni tanto perdiamo l’equilibrio.

Westville, dall’Italia con passione

Come qualcuno ci ha fatto notare, avremmo potuto scriverlo in inglese. Avremmo potuto provare la strada di un’editoria estera, come quella americana, dove il romanzo thriller ha una prolifica schiera di autori di successo. Non possiamo che limitarci a dire: innegabile! Tuttavia tra le mille difficoltà di non essere madrelingua inglese, o non conoscere l’editoria d’oltre oceano, la nostra è stata una dichiarazione di guerra alle credenze popolari italiane, secondo le quali noi siamo buoni a fare solo i cinepanettoni e i fumetti di satira, manco fossimo ancora negli anni ’80.
Si beh, di guerra si fa per dire. Avrei potuto scriverlo tra virgolette, ma la verità è che dall’altra parte di certo non sparano a salve.

Forse è meglio definirla sfida

Con tutte le catene commerciali che hanno sostituito le buone e care librerie indipendenti, essere un autore di piccolo taglio non è per niente semplice, anzi!
Se alla libreria del paese puoi ancora chiedere di procurarti i libri che ti interessano, nel grande punto vendita “c’è quello che vedi esposto” (segue faccia scazzata che fissa il monitor al banco).
E la distribuzione? Di certo non aiuta le case editrici meno rinomate.
Ma non voglio dilungarmi in una retorica prolissa e polemica, oltre che banale. Il commercio è commercio, ed è giusto che sia spietato e non si faccia coinvolgere dalle frivole passioni dell’arte.

Tutto nasce dal nostro disappunto nel constatare che c’è una grande fetta di popolazione, di questa nazione, che ama la letteratura americana contemporanea. Noi stessi facciamo parte di quella popolazione. Westville è la nostra sfida a quelli che credono che il romanzo all’italiana sia solo una miscela di drammi e situazioni romantiche, una serie di aforismi di Fabio Volo, il vademecum di qualche comico di turno, e un po’ di politica ballerina, tra lo stoico politicante banalotto di sinistra e il mirabolante giornalista rivalutato, di estrema destra.

Non so chi avrà ragione, ma una cosa è certa: Westville esiste!


Potete acquistare Westville…

Potete acquistare Westville su tutti i circuiti della carta stampata, da Amazon a Mondadori, da IBS a Webster e Libreria Universitaria, da Feltrinelli a SBC Edizioni.


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Editoria italiana, la nostra sfida – parte 2

Westville è un romanzo italiano, nato dalla testa e dalla fatica di due autori italiani. Questa premessa è doverosa, perché come molti sanno, scegliere di lavorare nell’editoria italiana non è una di quelle pensate da fare a cuor leggero. Quindi, a ragion veduta, perché scegliere questa strada?

Westville, dall’Italia con passione

Come qualcuno ci ha fatto notare, avremmo potuto scriverlo in inglese, e provare la strada di un’editoria estera, come quella americana, dove il romanzo thriller ha una prolifica schiera di autori di successo. Non possiamo che limitarci a dire: innegabile! Ma la nostra è stata una dichiarazione di guerra. Si beh, di guerra si fa per dire. Avrei potuto scriverlo tra virgolette, ma non me la sono sentita. Forse è meglio definirla sfida. Con tutte le catene commerciali che hanno sostituito le buone e care librerie indipendenti, essere un autore di piccolo taglio non è per niente semplice, anzi!
Se alla libreria del paese puoi ancora chiedere di procurarti i libri che ti interessano, nel grande punto vendita “c’è quello che vedi esposto” (segue faccia scazzata che fissa il monitor al banco).
E la distribuzione? Di certo non aiuta le case editrici meno rinomate.

Tuttavia, fin qui, se a livello ideologico un po’ ci si sente abbattuti, d’altra parte stiamo parlando di commercio, quindi è perfettamente normale (ma non scontato per tutti).

La nostra sfida

La nostra guerra si rivolge a tutti quelli che ritengono la letteratura morta, che in Italia nessuno legge, e altre dicerie secondo le quali non dovrebbero più esserci librerie, quelli della Mondadori dovrebbero stare ai semafori a lavare i vetri e Amazon libri dovrebbe smettere di distribuire nel Bel Paese. Secondo noi si tratta di una chiave di lettura errata.
Guardando le classifiche dei libri più venduti risulta chiaro che in Italia il romanzo americano moderno, il buon mattone thriller, piace molto. Mentre tra i romanzi più venduti tra le proposte nostrane, ci sono i drammi e i romanzi rosa.
Un dato importante, che secondo il nostro modestissimo parere deriva da una visione underground del romanzo noir-thriller nostrano, o se vogliamo essere più corretti, del “romanzo-stile-americano”. Perché? In Italia c’è una prolifica scena underground per quanto riguarda il noir e il poliziesco. Tuttavia questa proposta si rivolge prettamente a chi ama il contesto italiano, fatto di commissari, marescialli e bande criminali. Un’immaginario tanto crudo e realistico quanto pulp. Ma quando si tratta di andare sull’internazionale, ecco che la scena si spopola, e la comunicazione autore-lettore viene totalmente a mancare.

Il marketing e la freschezza dell’editoria italiana

Per quelli come noi, della nostra generazione, che sono cresciuti a pane e Hollywood, non è semplice. Anche perché il nostro Hollywood è quello che pesca a piè pari dall’editoria americana, dalla Beat Generation ad oggi. La maggior parte dei film che vediamo, nemmeno lo sappiamo che sono tratti da romanzi. Produzioni che 10 anni prima hanno acquistato i diritti d’autore (al tempo) di qualche romanzo sconosciuto, ora best seller, sfornano film di magistrale fattura.


Potete acquistare Westville…

Potete acquistare Westville su tutti i circuiti della carta stampata, da Amazon a Mondadori, da IBS a Webster e Libreria Universitaria, da Feltrinelli a SBC Edizioni.


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