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Filosofia 2.0. Filosofia, comunque

Non è così semplice mettersi ad un tavolino e raccontare e/o parlar di filosofia; ancor di più il solo citare l’arte del pensare può risultare di una difficoltà che sfiora vertici degni del K2. Per farci aiutare, in tal senso, abbiamo rivolto alcune domande ad una persona che con la Filosofia ha un rapporto quotidiano costante; ne parla con cognizione di causa. Ci vive, e convive, da sempre.

filosofia

La libreria Il Domani ospita Maria Giovanna Farina

Maria Giovanna Farina, laureata in Filosofia -of course- con indirizzo psicologico. Analista della comunicazione e autrice di volumi per aiutare le persone a risolvere le relazioni personali. Nei suoi testi divulgativi ha affrontato temi quali l’amore, la musica, la violenza di genere, la filosofia insegnata ai bambini e l’ottimismo in Dialoghi con un ottimista, in salotto con Francesco Alberoni.

Nel 2018, anno corrente dunque, ha scritto un romanzo in collaborazione con Max Bonfanti, per i tipi della Rupe Mutevole: Catarina e la porta delle verità. Per la stessa casa editrice cura la collana “Le Relazioni”.

Ma non basta: pioniera nel campo delle pratiche filosofiche, nel 2002 fonda Heuristic Institution, dove si dedica anche alla ricerca di metodi e strategie da applicare alla risoluzione delle difficoltà esistenziali. Esperta di relazioni umane, è autrice di numerosi articoli su varie riviste, ha intervistato anche in video alcuni tra i più noti personaggi della cultura e dello spettacolo. Creatrice della rivista filosofica on-line “L’accento di Socrate”, è attiva in rete come blogger, dove sperimenta l’applicazione della filosofia alla vita quotidiana anche nella rivista diretta da Francesco Alberoni “L’amore e gli amori”… Può bastare..? Forse…

Poniamole qualche domanda ora, in relazione al suo campo di studi e ricerca, insomma, alla sua passione: la FILOSOFIA.

Cara Maria Giovanna, la prima domanda è di una semplicità disarmante: perché la Filosofia?

Perché la vita ci sa condurre, senza saperne la ragione, al cospetto di qualcosa, come per me è stato con la filosofia, che non ci piace o che addirittura ci dà fastidio. Forse per superare i nostri conflitti, spesso quando una cosa non ci aggrada o ci infastidisce significa che c’è l’irrisolto da far emergere alla consapevolezza. Di cosa si trattasse non l’ho ancora capito fino in fondo, resta il fatto che oggi amo la materia ogni giorno di più, posso definirlo un amore senza fine. La filosofia è capace di farci scoprire il nostro mondo interiore senza fare sconti e allo stesso tempo è in grado di farci comprendere gli altri con cui ogni giorno entriamo in relazione. La filosofia è per me una compagnia irrinunciabile.

Filosofia

Maria Giovanna Farina alla libreria Il Domani

Sfruttando un luogo comune molto in voga, e visti i tempi, culturalmente complessi, si usa dire di “prenderla con filosofia”. Non ti sembra che con affermazioni di tale natura si tenga a svilirne il suo concetto stesso?

Come giustamente hai sottolineato, è un luogo comune che crea confusione sulla vera natura della Filosofia, svilendola e banalizzandola purtroppo; in questa errata accezione è come se essa fosse una panacea, una pozione magica, una medicina capace di tenere sotto controllo i mali dell’anima con la sottomissione. Sì, perché “prenderla con filosofia” nel modo di dire comune vuol dire questo, ma il vero significato è un altro.

“Prenderla con filosofia” significa non smettere mai di cercare e ri-cercare dentro e fuori di noi per trovare la soluzione migliore ai nostri piccoli e grandi problemi esistenziali, significa non lasciarsi scivolare addosso le situazioni ma prenderle in mano per risolverle. Significa fare fatica per poi trarne soddisfazione. “Prenderla con filosofia” vuol dire quindi non lasciarsi sottomettere ma vivere in modo attivo e libero dagli stereotipi, luoghi comuni fautori di una vita inautentica. La Filosofia ci rende liberi se noi la accogliamo come una madre che vuol farci crescere. Come vedi tutto il contrario di ciò che si pensa comunemente!

Diamo uno sguardo al prossimo futuro: Filosofia e Tecnologia, ovvero, Filosofia o Tecnologia: coesistenza o alternativa l’una all’altra?

Tutto ciò che l’essere umano produce e crea con le mani e con la mente è “scrittura del Mondo”. La Filosofia, come madre di tutte le scienze, non credo potrà mai staccarsi dalle sue creature di cui la tecnologia è una delle più attuali e contemporanee. Più che a un’alternativa penserei alla convivenza che diventerà sempre più difficile se la tecnologia non rispetterà l’uomo e la sua libertà di essere nel mondo. Dobbiamo lavorare per impedire che la tecnologia prenda il sopravvento sulla nostra umanità. Quindi né alternativa, né subalternità, ma collaborazione.

filosofiaSpieghi nei tuoi incontri e alle presentazioni, di ritenerti una Filosofa Pratica. Puoi delucidarne il concetto?

Filosofa pratica significa usare la filosofia e la sua millenaria cultura per vivere meglio la nostra vita, quindi non per speculare intorno alla materia ma per applicare i suoi insegnamenti alla vita di ogni giorno. Sono una pioniera in Italia della Pratica filosofica, da quasi vent’anni mi ispiro a Socrate che, seppur sia vissuto 2500 anni fa nella polis, quindi in un contesto decisamente lontano da noi uomini del terzo millennio, ci ha lasciato riflessioni ancora attuali e soprattutto utili alla nostra esistenza.

Ad esempio, alla domanda cosa fosse il bene o il male per noi, lui rispondeva che per sapere cosa sia il male o il bene dobbiamo rifarci al “Conosci te stesso” –gnōthi seautón, iscrizione presente nel tempio di Apollo a Delfi-: solo conoscendo noi stessi e i nostri limiti possiamo sapere cosa sia il male o il bene per noi e poi per gli altri. Non è attuale questo ragionamento? La cura di sé, che è anche un prendersi cura, ci può far giungere a conoscere gli altri esseri umani. La filosofia pratica è utile allo scopo dell’esistenza, di una buona esistenza e il suo fine ultimo è quindi il ben-essere interiore e materiale dell’uomo.

C’è ancora un senso da dare nell’era dell’ipervelocità 2 se non 3 punto zero, agli insegnamenti che arrivano dal lontano passato: Aristotele e soci sono adattabili al nostro vissuto?

Altroché! Aristotele era un filosofo e uno scienziato, ma anche un ottimo insegnante che ha fatto da aio ad Alessandro Magno. Aristotele fondò il Liceo, Platone, allievo di Socrate, l’Accademia: come vedi due scuole che seppur molto diverse da oggi hanno lasciato un segno indelebile. Ai nostri tempi, il filosofo frequenta nuove agorà e diventa consulente aziendale, gestisce gruppi di auto-consapevolezza, aiuta i singoli a trovare la giusta strada… e facendo ciò mette in pratica gli insegnamenti dei Greci. Noi occidentali discendiamo per cultura dai Greci, dovremmo non dimenticarlo mai. Per tornare alla tua domanda, Il senso c’è al di là della velocità perché siamo solo rapidi nell’usare la tecnologia ma impacciarti quando si tratta di leggere, scrivere e pensare autonomamente, quindi i Greci antichi ci superano dopo oltre due millenni!

Ultima questione: chi può ritenersi filosofo oggi, solo chi arrivi da studi specifici, oppure la Filosofia, e di conseguenza il filosofo, deve essere in grado di cogliere sfumature dalle Arti e dalle Scienze a lui limitrofe?

Il filosofo, oggi come ieri, per definizione è colui che ama la sapienza, la sophia, che è la spinta alla conoscenza. Quindi non è sufficiente il corso di studi e la laurea, ma è d’obbligo un percorso di ricerca di sé e allo stesso tempo di sperimentazione nel mondo. Voglio dire, il filosofo deve mettersi in ascolto delle persone, delle cose, delle situazioni, per trarne un metodo da poter applicare alla soluzione dei problemi.

La visione filosofica è andare oltre l’apparenza per scorgere ciò che c’è in profondità e più vicino all’autentico di ogni persona, situazione, cosa. Il filosofo deve di conseguenza continuare ad osservare ciò che gli sta intorno per aggiornare la sua conoscenza del mondo e per migliorare le sue soluzioni. Le Arti e le Scienze sono espressioni umane imprescindibili a cui guardo con estremo interesse perché parlano dell’uomo e delle sue capacità evolutive. Cosa sarebbe l’uomo senza la sua “scrittura del mondo”?

Per approfondire, ecco il sito web di Maria Giovanna Farina: www.mariagiovannafarina.it

 

Il soggetto del tuo romanzo: consigli per creare un prodotto

Se hai scritto un romanzo, o hai pensato ad un buon soggetto per esso, sicuramente ti è capitato di chiederti: sarà un buon soggetto?
In accordo con la definizione di “soggetto”, s’intende ovviamente la storia, completa di personaggi, settings e dinamiche.

Lo stesso ragionamento lo devi conseguentemente fare con il tuo personaggio principale. Le domande che puoi porti sono molteplici. Quello che leggerai qui di seguito è rivolto a chi sta meditando la stesura e la pubblicazione di un proprio soggetto, nell’interesse di trovare un compromesso soddisfacente tra prodotto artistico e prodotto vendibile. Continua a leggere per scoprire qualche trucchetto.

Il Protagonista

In questo ragionamento che voglio fare con te, cerca di considerare solo i romanzi che hanno lo scopo di diventare un prodotto da scaffale. Il tempo che passi a ricercare il soggetto giusto non è indifferente. Ogni scrittore, o aspirante tale ha un metodo, e non ne esistono di giusti sbagliati, veloci o lenti. I processi mentali che portano un soggetto ideale ad essere reale sono infiniti.

Il tuo protagonista deve incastrarsi nel tessuto sociale di riferimento. Se decidi di inserire il tuo soggetto in un contesto odierno, sappi che non è un lavoro semplice. Non puoi non considerare le variabili sociali, e le tematiche che smuovono le più accese polemiche, dal bar del paese ai vertici dei governi mondiali. La religione, l’emancipazione, l’omosessualità, e molti altri argomenti di attualità, che possono inficiare il prodotto, se non vengono inseriti sapientemente. Il lavoro alle spalle di questo perfezionamento non è indifferente, e può portare alla dilatazione inevitabile delle tempistiche, costringendoti a rivedere anche in parte, o totalmente, il tuo soggetto.

“Ma quindi se il mio protagonista vive nel passato, non avrò di questi problemi?” 

In un certo senso è anche peggio. Se quei tempi li hai vissuti, tanto meglio. Per la famosa regola del “scrivi ciò che conosci” sarai sicuramente avvantaggiato. Ma non dimenticare che, se hai deciso di vendere il tuo prodotto, deve mantenere un’appeal il più possibile generico. Prendiamo ad esempio un protagonista che si muove nel tessuto sociale dell’america coloniale. Come trattare alcune tematiche oggi controverse, ma accettate allora, come ad esempio il razzismo e la schiavitù? Di certo non puoi permetterti di descrivere il tuo protagonista come uno schiavista che considera la razza afroamericana inferiore a quella inglese. Esistono degli escamotage, come ad esempio

“Il mio protagonista dev’essere politically correct?

Assolutamente no! Ma se decidi di sfoderare il tuo lato più contorto, aggressivo, decadente e dotato di Black Humor, sappi che l’impegno sarà drasticamente superiore. Devi essere sicuro di ledere il meno possibile la sensibilità dei tuoi lettori. Oppure sapere in che modo e quantità colpirli nel profondo, per spingerli a una riflessione introspettiva.

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Il Soggetto del tuo romanzo

La tua storia è avvincente? Riesce a tenere sempre il ritmo? Sa fare presa sul lettore, e spingerlo a girare una pagina dopo l’altra fino alla brillante soluzione finale?

Ovviamente queste sono domande che si pongono tutti gli scrittori (non solo alle prime armi). Far leggere il manoscritto a qualcuno, prima di proporlo a case editrici e agenzie letterarie è sicuramente un passo fondamentale, da non trascurare. Scegli attentamente il campione a cui consegnare in anteprima la tua storia. Devono essere persone fidate, a cui poter chiedere serietà e onestà intellettuale, ma soprattutto celerità in cambio di una semplice lettura in anteprima. Devi essere sicuro di individuare dei lettori capaci di darti delle indicazioni valevoli. Consiglio di sceglierli in base a due fattori: genere e abitudini letterarie. 

Genere

I componenti chimici di una buona storia sono – tra gli altri – la creatività e la passione. Questi due elementi sono in parte i “responsabili” della scelta quasi obbligata del genere. Scrivere un romanzo di genere vuol dire limitare automaticamente il proprio pubblico, in favore però di un’affezione più preponderante di chi quel genere “se lo mangia a colazione”. Quel che che ti può aiutare è cercare di imbastardire sapientemente il tuo soggetto. In un romanzo di fantascienza possono essere introdotti argomenti thriller o noir, così come in un romanzo d’avventura è semplice inserire degli elementi rosa, e così via.
Assicurati però che i tuoi elementi di contorno non siano mai preponderanti sul genere, o finirai per essere “bocciato” dai puristi di genere. Questi ultimi sono sicuramente una fetta di pubblico non trascurabile, meritevoli di mantenere in alto nomi illustri di un certo panorama. D’altra parte i puristi sono sicuramente in numero inferiore, e il prodotto potrebbe non generare i risultati agognati, se ci si limita a rivolgersi solo a loro. Quindi è bene che tu conosca i canoni e la storia del genere letterario in cui ti stai immergendo. Per darti un’idea ti consiglio la lettura di Poliziesco, hard-boiled, noir, thriller: l’evoluzione del giallo nella storia della letteratura e di Genesi di un romanzo noir, uno sguardo al genere. Puoi farti un’idea di quanto sia complesso incastrare il soggetto del tuo romanzo, nei canoni di un genere. Continua a leggere più sotto i nostri consigli.



Abitudini letterarie

Non soffermarti sul sesso, siamo nel 2018, e i preconcetti maschio e femmina sono di gran lunga superati, per fortuna! Se vuoi creare un prodotto vendibile il tuo pubblico di riferimento ideale non ha sesso. Il soggetto del tuo romanzo riesce a catturare l’attenzione di tutti gli appassionati perché insite nella storia ci sono tematiche e situazioni congeniali alla maggioranza dei lettori. Se togliamo il pubblico dell’infanzia, a cui l’editoria si rivolge con un sotto-settore e svariate collane specifiche, rimane una leggera distinzione tra le fasce di lettori, dove i più giovani, a dispetto di quanto molti dicono, leggono più di tutti. Lo sappiamo grazie all’ISTAT con questa indagine effettuata in occasione della giornata mondiale del libroSoggetto del tuo romanzo unesco
Comunque è un dato di fatto che i millenials, grazie anche ad un uso smodato di internet, leggono molto più delle generazioni passate. Anche se qui sforiamo un po’ dal seminato. Bisognerebbe fare una parentesi gargantuesca sul mondo editoriale. Per ora torniamo a pensare al nostro soggetto.

Scegli con attenzione il lettore, perché il suo giudizio dev’essere indicativo per il pubblico a cui volete rivolgervi. La domanda che devi porti infatti non è “a chi potrebbe piacere la mia storia?” ma “a chi si rivolge la mia storia?“. Una differenza davvero abissale, specie nell’aggressività intrinseca della domanda. Non risparmiarti di tornare indietro e rivedere l’intero soggetto, se ritieni che la tua storia non abbia un punto di riferimento tra il pubblico.

La location invece ha un valore preponderante. Molte persone sono legate al preconcetto dell’ambientazione. Spesso succede, soprattutto nei generi più tecnici, come i legal thriller, che il lettore si inibisca, e sia portato a snobbare un soggetto ambientato in un luogo diverso dal suo setting ideale. Innanzitutto devi conoscere perfettamente i meccanismi che regolano gli ambienti professionali e istituzionali che stai descrivendo. Fortunatamente, anche per questo caso, siamo nel 2018, e per raggiungere le informazioni necessarie serve solo tanta pazienza, una connessione a internet e un pc (o smartphone). Serve anche quella capacità giornalistica di indagare la verità, filtrare informazioni corrette, nella marea di baggianate della rete, e cercare i contatti giusti a cui chiedere l’impensabile. Non è facile, non è veloce e spesso e frustrante, oltre che estenuante. Ma se vuoi trasformare un tomo di carta in un prodotto vendibile, ti consiglio di prendere molto seriamente questa attività preparatoria. Questo non vuol dire scrivere un romanzo procedurale, ma anche per inventare la più assurda delle storie d’azione bisogna conoscere le regole. Avere la conoscenza del background in cui si muovono protagonisti e personaggi secondari da la sicurezza allo scrittore di poter infrangere determinate regole, senza scadere nell’assurdo. Inoltre fornisce materiale per meravigliare il pubblico con chicche e aneddoti davvero degne di nota. Non dimentichiamo infine i nostri amati puristi, che apprezzeranno sicuramente gli escamotage per raggirare regole di cui magari sono profondi conoscitori.

Nei polizieschi questa preferenza di setting è davvero forte. Qualcuno preferisce le storie poliziesche italiane, altri invece riescono a leggere solo quelle ambientate al nord Europa o negli States. Ogni storia ha il suo fascino, ma è innegabile che uno scrittore, prima di essere tale, è un lettore. Come tale anche tu avrai delle preferenze, e sicuramente devi ascoltarle, perché dalle parole che scriverai verrà fuori tutta la tua passione. Ma non è solo una questione di fascino. Se nella tua storia sono presenti tecnicismi legati al luogo in cui è ambientato, assicurati di conoscerli, e di sapere come infrangere i dogmi della burocrazia.

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Il compito più difficile

Quando avrai affrontato tutto ciò, e avrai superato il giudizio dei tuoi fidati tester, sarai pronto per scontrarti con la dura realtà. Trovare un editore, o affidarti alla giusta agenzia letteraria, e promuovere il soggetto del tuo romanzo. Ma questa è tutta un’altra storia, e conta poco, se non avrai preparato il tuo prodotto ad essere vendibile.

 

Dove ambientare un romanzo: il caso di Westville

Dove ambientare un romanzo? Che connotazione dare alla location scelta? Romanzare o rimanere fedeli a un luogo relamente esistente? Descriverlo come esso effettivamente si presenta? O aggiungere un tocco di fantasia e particolari fittizi?

Queste sono solo alcune delle domande che uno scrittore si pone prima di scegliere l’ambientazione nella quale sviluppare un romanzo. Proviamo a rispondere ad alcuni di questi quesiti, prendendo ovviamente come esempio il caso di Westville.

Westville

A quasi un anno dalla pubblicazione di Westville, abbiamo la fortuna di aver parlato con molte persone che hanno letto il romanzo. Amici, conoscenti, sconosciuti incontrati durante le nostre presentazioni, semplici curiosi. Tutte queste persone sono accomunate dal fatto di aver avuto la voglia di immergersi nella lettura del nostro romanzo. Non saremo mai in grado di ringraziarle abbastanza. Il tempo è in fondo il bene più prezioso che abbiamo, e chiunque dedichi parte della propria vita alla lettura di un lavoro in cui credi merita rispetto e un sincero ringraziamento.

marketing dove ambientare un romanzoQuesiti sul romanzo

In questi ultimi mesi siamo stati interrogati più volte su diversi aspetti che contraddistinguono Westville. Lo sviluppo della trama. La metodologia di lavoro. I meccanismi di alternanza dei due autori. Ma quella che forse è stata la domanda più ricorrente riguardava la scelta della location. Perchè gli Stati Uniti? Perchè Westville? Come mai non abbiamo scelto l’Italia? Insomma, come si sceglie dove ambientare un romanzo?

Scrivi di quello che sai

Uno dei comandamenti che il buon scrittore, o l’aspirante tale, dovrebbe sempre seguire è quello di scrivere di quello che si conosce. Noi autori di Westville, ovviamente, non lo abbiamo rispettato. In primis bisogna fare una distinzione tra fiction e letteratura di genere. Questa seconda categoria, che comprende fantasy, horror, science fiction, western e appunto il poliziesco – con tutti i suoi sottogeneri – ammette sicuramente più libertà per quanto riguarda la scelte stilistico-tematiche, tra cui c’è anche la scelta della location. Ad ogni modo, sarebbe stato più semplice per noi ambientare il nostro romanzo nella nostra città natale, di cui conosciamo ogni angolo più nascosto. Ma il risultato, probabilmente, non sarebbe stato lo stesso.

romanzo

La Louisiana all’interno degli Stati Uniti

Southern, Louisiana, rock’n’roll

dove ambientare un romanzo true detective louisiana

Rustin Cohle – dalla serie True Detective

Gli Stati Uniti, terra di enormi contraddizioni ma anche di fascino suggestivo e intramontabile, sono da sempre stati per noi una grande fonte di ispirazione. I nostri scrittori preferiti sono perlopiù americani. I nostri musicisti preferiti sono americani, con provenienza dal sud degli Stati Uniti, la terra del blues e del country. I film che hanno scandito la nostra gioventù sono americani. Per non parlare delle serie tv, su tutte la magnifica prima serie di True Detective, che con la sua ambientazione sudista misteriosa e affascinante ha svolto un ruolo di primo piano nella scelta della location di Westville. Letteratura, musica, cinema. Discipline artistiche la cui massima espressione è rappresentata, almeno secondo il nostro gusto, da tutto ciò che proviene dagli Stati Uniti.

Per quanto riguarda la nostra esperienza, alla domanda “dove ambientare un romanzo?” abbiamo risposto con una scelta netta: nel profondo sud degli Stati Uniti, poiché saremmo riusciti a infondere nel lettore un’emozione e un romanticismo superiore, rispetto a location per noi meno sognanti.

Come fare?

ambientare un romanzo louisiana new orleans

Il fascino e l’attrazione verso questa location ci ha permesso di essere molto più ispirati e liberi di agire

In seguito si è presentato un problema non da poco. Come poter risultare verosimili, senza essere fisicamente mai stati in Louisiana? La soluzione è arrivata di conseguenza. Abbiamo deciso di creare Westville dal nulla, inventarla di sana pianta, per poi inserirla in un contesto geografico ben definito, sviluppandola a nostro uso e consumo. La sua struttura, le sue dimensioni, i suoi abitanti e le sue strade sono state concepite per essere messe al servizio della storia e della narrazione. In questo modo abbiamo aggirato il problema, creando una città fittizia ma che potesse essere verosimile.

Ovviamente non manca una dose massiccia di ricerca e studio, che ci ha portato a rimandare la prima stesura del romanzo di due mesi. Far posto a tutte quelle informazioni all’interno di una trama non era semplice, per cui anche a livello pratico, le tempistiche della stesura stessa si sono dilatate.
La conclusione è abbastanza ovvia: scegliere dove ambientare un romanzo non è impresa da poco. Talvolta può essere motivo di difficoltà, sconforto e dubbi. Ma sono lo studio e la ricerca a rendere il risultato concreto e verosimile.

Marketing editoriale, per capire meglio se stessi come autori

Capita di arrivare ad un punto del proprio percorso professionale, e sentirsi con le spalle al muro. Questa sensazione è da sempre riconosciuta e ricorrente nella vita di chi sceglie di mettersi in proprio, o di fare carriera, ed essere parte di una piramide alimentare ferrea e tipicamente occidentale.
Fino a qualche tempo fa non era una sensazione nota a chi del lavoro ne faceva solo un’attività funzionale ad un ritorno economico. Se ci sforziamo di pensare canonicamente, una persona impiegata con contratto a tempo indeterminato è impegnata nel suo lavoro per le sole ore riguardanti il suo contratto.
Purtroppo capita, e ultimamente mi sembra succeda sempre più spesso, che ad un numero sempre maggiore di persone la propria vita stia stretta. Paradossalmente noto questa tendenza anche tra chi, al contrario di come ho detto poco fa, svolge una professione routinaria in cambio di uno stipendio fisso. Le bollette da pagare e il tetto sopra la testa non sono più le uniche preoccupazioni, ma il benessere odierno ci porta giustamente a desiderare delle soddisfazioni maggiori, personali. Dei traguardi che ci rendano orgogliosi.

marketing editoriale città frenesia

La frenesia delle grandi città ci aiuta a trovare spunti di scrittura, ma è tiranna per quanto riguarda il tempo da dedicare alle attività di marketing editoriale

Nel frastuono delle città

Sarà la vita stressante, i cambiamenti repentini del mercato, l’avanzare rocambolesco, scomposto e travolgente della tecnologia, ma ho l’impressione che sempre più persone si sentano legate, attanagliate dal mondo circostante e quasi soffocate da un mondo che si fatica a capire verso quale direzione stia andando.

Sicuramente vivere la frenesia contemporanea ci offre lo stimoli per conoscere molte realtà, e avere gli spunti giusti per scrivere storie alternative e interessanti. Ma c’è un grande rovescio della medaglia: il tempo materiale per poi promuovere queste storie. Tra le preoccupazioni, i doveri, le incombenze e le problematiche casuali, ci diamo ancora spazio per vivere e sognare. 

 

Purtroppo succede

A molti appassionati della “carta stampata” succede di voler scrivere un libro, ad un certo punto della vita. Il problema è la preparazione che si può avere nell’affrontare “il dopo”. Scrivere un libro è un piccolo passo verso la realizzazione di un progetto, che comprende specialmente l’essere letto. Tolta la soddisfazione di poter vedere una copia del proprio romanzo riposta sullo scaffale della libreria di casa, è davvero importante per un libro essere sfogliato e vissuto intensamente. Lo stesso destino spetta all’autore, quello di essere spogliato, capito o frainteso, ed essere posto al centro dell’attenzione. Il prodotto dell’ingegno di qualcuno merita di essere assaporato. Ma un romanzo, come ben sappiamo, non è solo fantasia, è anche esperienza, sogni, e in parte, almeno in parte, un brainstorming di quello che succede intorno allo scrittore, in quel determinato momento.

marketing editoriale città frenesia

Il marketing editoriale può diventare stressante, se non si ha il tempo di seguirlo adeguatamente

Perché parliamo di marketing

Non può non essere considerata, nel processo che trasforma l’idea in un prodotto, la parte di marketing che convoglia le fatiche di un autore verso il suo pubblico. Avere la possibilità di sviluppare un concept per la copertina è il primo passo sicuramente, ovvero trovare una casa editrice che non inserisca un lavoro accurato dentro una collana dalla copertina anonima e uguale per tutti. Ma anche scavalcando questo enorme ostacolo ci si trova davanti al divertente quanto delirante compito di studiare l’immagine che il romanzo dovrà avere sullo scaffale di una libreria, piuttosto che sulla schermata di uno store online come Amazon. Le basi del marketing spesso sono complicate perché non si conosco i meccanismi che veicolano le scelte che l’apparato sensoriale ci impone, o semplicemente perché non si è in grado di fare un’analisi di mercato.

 

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UnLead ha trasformato la nostra idea in concretezza, puntando così a colpire il lettore prima ancora di aver scoperto di cosa si tratta

Come fare

Qualunque sia lo stile di vita, la preparazione accademica o gli interessi che ruotano attorno alla vostra sfera personale, sappiate che promuovere un romanzo è un lavoro lungo, faticoso e spesso poco soddisfacente, in termini economici. Gli ostacoli sono molti, e le nozioni di marketing necessarie non sono certo da meno. Quello che possiamo fare noi, è continuare a elargire consigli per quella che è la nostra preparazione accademica, e la nostra esperienza sul campo, nella speranza di potervi essere d’aiuto quanto più possibile. Abbiamo già scritto alcuni articoli, come La copertina di un romanzo è importante, e continueremo a farlo, fermo restando che se l’impegno prefissato vuole essere professionale, allora vi consigliamo di rivolgervi a dei professionisti del settore. Esistono diverse figure che possono indirizzarvi verso la giusta interpretazione commerciale della vostra opera, siano agenti letterari oppure aziende specializzare in comunicazione, come UnLead, che ha saputo trasformare un’idea nello scatto di copertina del nostro romanzo.

Vittorio Bottini

Il romanzo nei social media, marketing virale o sforzo inutile?

Mi è capitato di parlare con dei colleghi riguardo l’utilità di promuovere sui social media il proprio romanzo. Da qui l’ispirazione per questo articolo che, ci tengo a precisare, non vuole essere né una guida, né l’incipit di un corso sull’utilizzo degli algoritmi dei social media. Lascio questo arduo compito ai blog specializzati, anche se bisogna sempre essere sicuri delle corrette fonti di informazione. Quello che più si avvicina alla realtà sono ovviamente le pagine di aiuto ufficiali, come quella sui news feed di Facebook, che possono assicurarvi un’infarinatura generale in un linguaggio universale. Se l’argomento vi interessa, in fondo al post lascerò un paio di link di quelli che io considero dei blog che forniscono informazioni interessanti, e non le solite pagine pregne di nulla. Si tratta comunque di un parere personale, che non pretende la verità assoluta.

Romanzi e obiettivi

Torniamo al nostro quesito. Non è raro, quando si scrive un romanzo, considerare ciecamente la pubblicazione come un obiettivo principale. Parlando per esperienza, e so che moltisocial-media-westville-blog comprenderanno quello che sto per dire, ci si affanna nella chiusura di un contratto, come fosse fonte di acqua fresca in un deserto.

Immagini, pensi e ragioni.

Scrivi, cancelli e riscrivi.

Rileggi, correggi e rileggi.

Comunque quello che hai in testa è la firma di un contratto, seppur piccolo, quasi insignificante, che ti permetta di avere la distribuzione del tuo romanzo, senza doverti pagare la stampa. Poi subentrano le fatidiche domande. “Ce la farò? Piacerà a qualcuno? Troverò solo sciacalli che vorranno svuotarmi le tasche, fregandosene della fattura del mio romanzo?”
Il consiglio è di non soffermarsi troppo su questo aspetto. Come dicevamo qualche articolo fa, Genesi di un romanzo Noir, la scrittura è un’arte, va coltivata ed esercitata, e trattandola da tale, per il calcolo delle possibilità, prima o poi scriverete il vostro capolavoro personale. Quello che dovete focalizzare davvero è il dopo.
Dopo aver firmato un buon contratto, comincerà la parte tosta!

Genesi di un romanzo noir | Westville News Blog

Genesi di un romanzo noir | Westville News Blog

L’editoria è una corsa a ostacoli

Devo dire che pur lavorando giornalmente in questo settore più volte mi sono fatto la stessa domanda, anche se la risposta è pressoché ovvia. Immaginiamo il percorso editoriale di uno scrittore in erba come una corsa a ostacoli. Dunque partiamo dal presupposto che vi siate preparati, esercitati, e per anni avete allargato il vostro vocabolario e abituato la vostra mente ad essere creativa, proprio come un corridore sforza le sue gambe fino al massimo delle loro possibilità. Sfortunatamente per voi, così come per il corridore, polmoni capaci e gambe toniche non sono sufficienti per vincere. Subentrano delle variabili davvero indiscutibili.

Per un corridore sono le scarpette che indossa, il tipo di terreno, gli ostacoli, i suoi avversari… per lo scrittore, beh…

Gli ostacoli

Mettere il proprio romanzo sui social e sperare che da solo raggiunga dei livelli di interesse per il pubblico non è una strategia. Essere trovati, e suscitare interesse nel pubblico digitale è un lavoro. Questo va davvero capito, e per questo lo ripeto: è un lavoro!
Un conto è farlo per i vostri amici, per il gusto di dire “esiste”, è di scambiare quattro chiacchiere su un argomento interessante. Un altro paio di maniche è voler affrontare la propria vita creativa, dietro la tastiera, con la caparbietà dell’impresa. Bisogna investire denaro, tempo e sforzi per creare contenuti sempre freschi e interessanti, che siano appetibili sui fantomatici social media.

Investire nei social media?

Siamo alle solite. Viene creato uno strumento, e tutti pensano che basti accedervi per essere in pole position. Purtroppo non è così. Un buon professionista conosce i suoi strumenti, e se non

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La proposta business di Facebook

pensate di essere adatti a improvvisarvi professionisti del marketing, cercate qualcuno che lo sia. A maggior ragione se si parla di marketing digitale e social media. La capacità di improvvisare è sicuramente un’ottima alleata in un campo artistico e tecnico come la scrittura, ma sicuramente non basta quando si tratta di analizzare dati e usufruire di strumenti informatici complessi.
Attualmente non è possibile fare “lo scrittore a tempo indeterminato”, a meno che non siate consci che buona parte del lavoro dev’essere svolto al di fuori delle pagine del vostro romanzo.

Contatti con l’editore, accordi con le librerie, organizzare presentazioni, scegliere l’immagine di brand, pubblicizzare il prodotto, foto, video, creare contenuti generici, poi specifici… e non finisce qui.

La domanda quindi sorge spontanea: “in cosa sto investendo, visto che faccio tutto io?”

Se arrivate a porvi questa domanda, probabilmente state facendo un buon lavoro. 

Continueremo a parlare di questo argomento, e se vi è piaciuto, lasciate le vostre considerazioni sulla nostra pagina Facebook

Algoritmo di Facebook spiegato in maniera chiara? Qui.
Algoritmo di Instagram spiegato in maniera chiara? Qui.

Vittorio Bottini

 

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UnLead è: fotografia, videomaking, web design, marketing, advertising e soluzioni cloud

Genesi di un romanzo noir, uno sguardo al genere

Una domanda ricorrente che ci viene posta da parte dei lettori di Westville riguarda sicuramente la genesi di un romanzo noir.

Il motivo, con molta probabilità, sta nel fatto che il noir è il tipico genere talmente stereotipato da aver accumulato una sostanziale dose di contaminazioni. Basti pensare che il romanzo noir è conosciuto da tutti, ma non a tutti piace, ha una schiera di sostenitori, i così detti puristi, e una serie di scrittori underground che hanno estremizzato le sue forme, e infine anche il noir si è evoluto, generando il neo-noir e tutte le forme moderne tipiche del romanzo nero.

Il romanzo noir non è solo una lettura ludica, è una forma mentis, un’esperienza personale, un viaggio romantico con se stessi.

Se è così conosciuto, perché non è un genere di punta nelle librerie?

Consideriamo ovviamente solo la realtà editoriale italiana, dove noi tutti attingiamo per le nostre letture. Innanzitutto vi consigliamo di prediligere librerie indipendenti e di settore, alle enormi catene che fanno un unico calderone di tutte le forme letterarie passate e presenti. Troverete sempre più di un romanzo noir, nelle librerie, anche nelle più piccole. I confini del romanzo noir sono labili, e salvo il classico detective, con borsalino in testa e sigaretta in bocca, la maggior parte dei lettori non distinguono le differenze tra romanzo giallo, poliziesco, hard-boiled, noir e via dicendo.
Questa miriade di generi e sottogeneri non hanno certo aiutato coloro che si avvicinano alla lettura, ma anche alla scrittura, rischiando contaminazioni non volute, e senza accorgersene destabilizzare i propri lettori.

Westville Libreria Nuova Terra Legnano

Westville in vetrina alla Libreria Nuova Terra Legnano, una libreria indipendente che sceglie autonomamente la sua proposta ai clienti affezionati.

Ci sono delle regole nel romanzo noir?

La scrittura è un’arte, un processo psichico che tramuta il pensiero astratto in azioni volte a comunicare. D’altra parte la comunicazione è un naturale processo che viene veicolato da un codice, quindi da regole insite nella società o nel sistema in cui si vuole comunicare. Il nostro ad esempio, è il codice della lingua italiana, con le sue regole, la sua grammatica, ma anche i suoi slang e neologismi.Westville blog westville new romanzo noir parola di Chandler

Quindi la scrittura è un’arte che può essere “costretta” in un sistema di regole, o esserne totalmente slegata. Si basa tutto su una nostra scelta. Rimane un dato di fatto che quando si vuole racchiudere il proprio pensiero creativo all’interno di un sistema diventa difficile esserne immuni, senza snaturare la propria idea.

Uno degli autori padri del genere noir è sicuramente il creatore di Philip Marlowe, Mr. Raymond Chandler. Nel 1949 l’eclettico scrittore noir si appuntava le sue dieci regole per il romanzo noir perfetto. Sono riportati in questo articolo di Panorama, semplice da consultare, ma li potete trovare in molti articoli in giro per il web, specialmente quelli che parlano di Parola di Chandler, un libro interessante, che racchiude scritti, lettere e appunti del leggendario scrittore noir.

Quello che spesso viene però scordato da scrittori e lettori è che le dieci regole per il noir perfetto, erano le regole di Chandler, un suo personale vademecum. Non esiste una “bibbia” del noir, che permetta all’aspirante scrittore, in base alla sua devozione, di accedere al paradiso dei romanziere, o all’inferno dei dimenticati. La catalogazione dei generi è una guida per il lettore, un aiuto a giostrarsi nell’intricato mondo della fantasia degli autori, per non essere fuorviato da quello che oggi, più che arte, viene considerato un mero prodotto commerciale. Questo spingere il “genere” del romanzo è chiaramente un’evoluzione commerciale dell’editoria, che nel bene o nel male, aiuta o disorienta scrittori e lettori. L’arte e il commercio sono comunque complementari, e l’uno favorisce l’altro come vecchi amici. Capita a volte che gli amici litighino, e spesso gli interessi di uno non coincidano con quelli dell’altro.

Come lo scrivo questo noir?

La scrittura è un’arte, lo abbiamo già detto? Quando scriviamo il nostro primo romanzo, la nostra prima storia, come è successo a noi moltissimi anni fa, prima di arrivare a scrivere Westville, è necessario sfruttare la totalità della potenzialità dell’arte. Prima che un romanzo diventi un prodotto, un oggetto sullo scaffale, un bene scambiato per denaro, dev’essere un’idea, coadiuvata da esperienza, conoscenza e volontà. In pratica: la scrittura è esercizio, non smetteremo mai di ricordarlo. Scrivere solo quando si ha un’idea non aiuta l’aspirante scrittore, al contrario buttare già un migliaio di caratteri al giorno può bastare per vedere drastici miglioramenti in tempi relativamente brevi.

Quindi, se siete aspiranti scrittori, ma ancora non avete scritto il romanzo della vostra vita, che quasi sempre non coincide con un successo commerciale, ma con un successo personale, sappiate che le regole sono poche e semplici:

  • Leggete molto;
  • Esercitatevi di più;
  • Non datevi mai per vinti.

Lo sappiamo, sembra riduttivo e poco valevole, ma secondo il nostro parere questo è l’unico modo per rimanere liberi dai dogmi del purismo, ed esplorare gli angoli più inesplorati della vostra fantasia. Le linee guida di un personaggio illustre come Chandler sono importanti, soprattutto perché vi danno degli ottimi suggerimenti per scrivere una storia che non faccia acqua da tutte le parti, che sia credibile anche nelle sue risoluzioni alternative immaginate dai lettori. Ma se vi affidaste solo ad esse, finireste a riscrivere per l’ennesima volta la stessa identica storia che è già stata scritta un milione di volte, o vista e rivista in qualche film pulp. Rimanere inerenti al genere è fondamentale, per potersi avvicinare al romanzo noir, ma non date per scontato che la vostra testa non possa partorire qualcosa di ancora più avvincente.

Siete Pronti?

Abbiamo scritto questo articolo in relazione al romanzo noir, ma vale per qualsiasi tipo di romanzo abbiate in testa. Continuate a scrivere, e quando le pagine delle vostre storie si moltiplicheranno esponenzialmente grazie all’esperienza e alla conoscenza acquisita, vi sentirete pronti. Non forzate la mano, lasciate che sia il flusso di pensieri a guidarvi. Parlate con voi stessi, raccontatevi una storia, ad alta voce, allo specchio, al registratore.
Scrivere è un’arte meravigliosa, godetevela!