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The Dirt – Netflix ci regala i Motley Crue

Devo ammettere che ho cominciato a guardare The Dirt – il film sui Motley Crue – con una certa dose di scetticismo. Quando si tratta di lungometraggi, il colosso dello streaming ha spesso deluso le aspettative del pubblico.
Reduce infatti di un appena sufficiente Triple Frontier, produzione puramente Netflix con cast da serie A, non volevo costruirmi troppe aspettative.
Come per tanti altri fan del periodo glam metal, anche per me i Motley Crue hanno segnato l’adolescenza. Pensando più in grande, i Motley sono comunque una delle più grandi e iconiche band rock-metal esistenti.
Tornando al film, come dicevo, il mio scetticismo si è dipanato dopo poche scene.

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Scheda Film

  • Titolo originale: The Dirt
  • Durata: 108 min
  • Consigliato:
  • Voto: 3.5/5
  • Guarda su: Netflix

Il libro – il film

neil strauss motley crue the dirt netflix
Neil Strauss

Nel 2001 i Motley Crue pubblicano la loro autobiografia. 560 pagine contenenti alcune delle storie più belle, shockanti, dissacranti della storia della musica, dagli anni 70 a inizio 2000. Il libro si chiama The Dirt (Sperling&Kupfer), e narra l’inizio, l’ascesa, il declino e la ritrovata serenità di Nikki, Tommy, Mick e Vince, a.k.a. i Motley Crue.
Con lo zampino di Neil Strauss, abile giornalista del New York Times, di Rolling Stones, e autore di altre biografie, tra cui quella di Marilyn Manson e Jenna Jameson, il libro raggiunge presto le vette delle classifiche, diventando best seller. Fin da subito si vocifera di una trasposizione cinematografica, ma il progetto è ambizioso, più per marketing che per realizzazione, e rimane in sospeso per ben 18 anni.
Sarà proprio Netflix a prendere in mano i diritti, per realizzarne il film pubblicato il 22 Marzo 2019.

Comparto tecnico

Ad essere sincero, i miei dubbi hanno cominciato a vacillare ancor prima di vedere la pellicola. Il comparto tecnico è composto da alcuni professionisti, che nel tempo hanno dato prova di saper gestire prodotti molto simili a The Dirt, sia nel concept, che nella realizzazione.
La penna è affidata alla sapiente mano di Tom Kapinos, nome che qualcuno troverà familiare. Kapinos ha firmato come sceneggiatore e produttore una delle serie fiction più cult del panorama statunitense: Californication.
Il compito di trasformare l’adattamento di Kapinos in pellicola è stato affidato a Tremaine dai Motley Crue in persona. Esatto. I quattro della gang più rumorosa di Hollywood hanno voluto essere co-produttori del film, mettendosi nella condizione di poter decidere a chi affidare la loro storia.
Jeff Tremain, co-autore di Jackass, ha dovuto convincere il quartetto di essere il visionario giusto. Forse sono state le capacità di Jeff di gestire scene d’azione documentaristiche esagitate a convincere i Motley, fatto sta che il suo lavoro non solo ha convinto la band, ma li ha emozionati.

Ecco un’intervista a Nikki Sixx che parla della scelta di affidare la regia del film a Jeff Tramaine.

Il cast

Ultima nota di merito va al cast. Un peso importante, quello di impersonare quattro leggende della musica mondiale.
Per gusto personale ho apprezzato moltissimo la performance di Colson Baker, alias del rapper statunitense Machine Gun Kelly, nei panni del batterista Tommy Lee. La sua performance, oltre ad essere spassosa, e tecnicamente convincente anche nelle parti suonate, ha un tono molto sincero.
Anche Daniel Webber riesce a risultare convincente, specialmente nelle scene drammatiche, mostrando un lato del cantante Vince Neil più inerente al libro, che all’immaginario collettivo.
Si distingue bene per recitazione Iwan Rheon, che pecca tuttavia nella fisicità, risultando ben distante dalla sua controparte reale.
Douglas Booth viene invece chiamato a interpretare il ruolo più carismatico e delicato di tutta la band. Nikki Sixx è la mente, e il canzoniere principale della band. L’attore inglese ha solo 26 anni, e riesce a portare a termine perfettamente il suo compito.

attori the dirt motley crue netflix

Differenze tra libro e film

Per ovvie esigenze di tempo, molte parti del libro sono state tagliate, accorpate, rimaneggiate e stravolte. Sono stati volutamente creati degli “errori“, forse per generare un continuo evidente, specialmente tra l’ascesa e l’apice della carriera del gruppo.
Ovviamente non si può passar troppo sopra a certi strafalcioni temporali, ma che volete farci: a volte la verità va sacrificata per un bene superiore, cioè la magia della pellicola.
Rimane comunque una fedele trasposizione, non certo documentaristica, ma d’atmosfera e di sentimento, che il pubblico chiede. Una storia tutta di pancia e attitudine, condita da aneddoti grotteschi, indecenze e un velo di nostalgica ammirazione per quattro ragazzi divenuti leggenda.

Ovviamente non a tutti è piaciuta la pellicola, spesso per concetto. La bassa morale della band, e alcune storie sulla misoginia del leader, Nikki, non sono passate inosservate. La più grande critica che viene fatta al film è proprio il modo in cui “lava via” le parti più scabrose del libro, specie quelle riguardanti l’approccio poco umano verso le donne.

Considerazioni finali su the Dirt

Il biopic dei Motley Crue è un film da vedere se siete appassionati di musica, e avete la mente abbastanza aperta da capire che il cinema non è fatto da ideali e giustizia, ma da persone, visioni, concetti e sperimentazione… e soldi.
Il film è tecnicamente ben fatto, con un ottimo storytelling e un ritmo incalzante. La fotografia è curata nelle parti concettuali, e trascurata il giusto nelle scene più frenetiche, risultando sempre dinamica.
L’interpretazione convince, anche se la recitazione a tratti lascia un po’ a desiderare.
Vera pecca? La durata. Decisamente corto per gli standard attuali.


Sicuramente il successo di Bohemian Rhapsody e A star is born, hanno acceso nuovamente l’interesse per le pellicole che hanno per sfondo il music business e i drammi da rockstar: un particolare settore di Hollywood che non si è mai fermato, ma ha avuto alti e bassi nel tempo, spesso legati all’industria discografica.
Basti pensare a film come Rock Star, forse una delle pellicole che si avvicina di più per età storica, al film dei Crue. Uscito nel 2001, in piena esplosione del rap americano, il film fu dichiarato un box-office bomb, ovvero un flop commerciale.
Ad ogni modo ho trovato The Dirt ben fatto, spassoso e romantico il giusto: un misto congeniale di depravazione hollywoodiana, dramma e musica ormai vintage, che probabilmente ha poco a che fare con quello che realmente è successo dietro le quinte, ma nel suo piccolo regala (meno di) due ore di svago con i propri amici e qualche birra.


Il mercato del libro è in crescita, come leggere la statistica 2018

Il mercato del libro è in crescita netta da tre anni. Mentre tra il 2015 e il 2017 ci sono stati degli incrementi decisi e decisivi, questo 2018 sta vedendo la chiusura sempre in zona positiva, seppur stabile da inizio anno. Una battuta d’arresto, in una crescita così forte, è economicamente comprensibile, se si considera che il mercato del libro ha vissuto una crisi davvero lunghissima. Secondo l’associazione italiana editori (AIE) si tratta d una crescita sostanzialmente piatta, che tuttavia passa in secondo piano, se analizziamo la performance italiana al Buchmesse di Francoforte, il più famoso incontro editoriale, volto allo scambio dei diritti per la pubblicazione di autori.

Gli editori nel mercato del libro

Partiamo dal presupposto che il colosso Amazon non fornisce dati all’AIE. Secondo molti è un comportamento scorretto, perché non fornire dati di vendita impedisce di creare una statistica, potenzialmente utile per aiutare chi di questo mercato ci vive. Ma la politica di Amazon è ferrea, e divulgare informazioni di terzi non è compito suo. Se le case editrici che utilizzano il marketplace digitale sono libere di divulgare i loro dati di vendita all’AIE di loro pugno, e di certo Amazon non lo impedisce. Gli stessi accusatori affermano che il comportamento di Amazon sarebbe un impedimento all’autorità pubblica, riguardo “provvedimenti” eventuali, senza però spiegare in che modo l’attività di vendita online creerebbe questi presupposti.

Ad ogni modo sono le piccole e medie case editrici ad avere la meglio, con crescite significative. Ottima notizia per i piccoli autori, che vedono la loro base di credibilità aumentare notevolmente, assottigliando così il divario con autori più “spinti”. Tuttavia sono i settori dell’editoria per l’infanzia e la letteratura per ragazzi a segnare la vera svolta nella crescita editoriale, e la fiction straniera in seconda battuta.

Le librerie nel mercato del libro

Secondo le stime, le librerie rimangono il punto fisso dei lettori, ma per leggere il dato è necessario incrociarlo con quanto detto poco sopra. Sono quindi le librerie specializzate nella letteratura per l’infanzia e adolescenza che respirano meglio. Inutile parlare delle grandi catene, che vivono grazie a un marketing selvaggio e ai proventi delle attività collaterali. Le librerie indipendenti, specie quelle generiche, soffrono di più per mancanza di assortimento, l’assenza di una politica di sconto e fedeltà del cliente e l’arretratezza rispetto al mercato contemporaneo. Tuttavia è evidente che la maggior parte dei generi letterari sta subendo una crisi intestina, e malgrado la moltitudine di copie vendute da parte di autorevoli e illustri nomi del romanzo contemporaneo, ciò non è sufficiente a garantire vita facile alle piccole attività commerciali.

Gli autori nel mercato del libro

In questo insieme di dati, statistiche e previsioni, ci sono gli autori emergenti. La crescita delle piccole e medie case editrici potrebbe apparire come un incentivo fondamentale agli autori che si affacciano per la prima volta nel mondo dell’editoria. Tuttavia, l’elevatissimo numero di case editrici di piccole e piccolissime dimensioni ha causato un “sovraffollamento” nel mercato del libro: tantissime le pubblicazioni mensili, la maggior parte delle quali si perdono nei meandri della distribuzione, finendo per favorire i “soliti noti”. Una casa editrice ha il compito non solo di pubblicare libri, ma anche di promuoverli, distribuirli, e sponsorizzarli, utlizzando al massimo le potenzialità del web, indispensabile per la promozione di un prodotto nella società di oggi.
Discorso a parte è rappresentato dalle moltissime case editrici che popolano il mare dell’editoria a pagamento. Il consiglio è quello di evitare, sempre e comunque, chi promette pubblicazioni in cambio di soldi.

Il consiglio principale è sempre quello di valutare una prospettiva carrieristica in base a diversi fattori, alcuni dei quali davvero fondamentali. A fare da padrone tra questi ci sono: capacità di comprendere il mercato, competenze nel mondo del marketing, capacità di coltivare conoscenze genuine e tantissima pazienza. Se siete già muniti di una buona quantità di Maalox, avete una marcia in più!

Sabrina, e le terrificanti avventure di Netflix

Sta arrivando Halloween, e come ogni media che si rispetti, Netflix ha deciso di rilasciare alcuni titoli a tema horror. Sappiamo che la paura è uno dei sentimenti più radicati e sinceri dell’animo umano, e come ogni anno, in questo periodo, la corsa allo shock più traumatizzante è cominciata. Tra i vari titoli del colosso americano dello streaming, Netflix, spicca quello de Le terrificanti avventure di Sabrina.

le terrificanti avventure di Sabrina NetflixPer chi non lo sapesse, la serie trae ispirazione da alcune storie comparse per la prima volta nel 1962, sulla rivista Archie’s Mad House, per poi diventare una serie a fumetti a sé stante: Sabrina, the teenage witch. Il fumetto ha poi visto diverse rivisitazioni, sia nei toni, che nella grafica, e col passare dei decenni ha avuto un pubblico sempre nuovo grazie ai vari restyling.

Il suo picco di notorietà l’ha ottenuto a cavallo tra gli anni novanta e i primi anni del duemila con la produzione della sit-com Sabrina, vita da strega, nata a sua volta dal film per la tv omonimo. Malgrado questa serie fosse completamente distaccata da qualsiasi legame con il mondo horror – per favorire un pubblico più vario – ha ottenuto forti consensi. I toni da commedia hanno permesso infatti alla produzione di portare avanti la serie per ben sette anni, riuscendo a concludere la storia senza tagli prematuri. In questo lasso di tempo sono stati girati altri due film, sempre inseriti nell’universo della serie. Le attrici della serie, tra cui Melissa Joan Hart, che ha interpretato Sabrina, hanno ottenuto un notevole successo, e sono entrate nei cuori dei giovani spettatori.

Cos’ha quindi di diverso questa nuova serie, e perché Netflix ha voluto rispolverare quest’idea dal terrificante armadio impolverato della nonna?

Reboot – dalla vita da strega, a Le terrificanti avventure di Sabrina

le terrificanti avventure di Sabrina westville news Melissa Joan Hart è l’interprete della serie Sabrina, vita da strega

Ormai è tempo di reboot per qualsiasi cosa. Quindi perché non resettare anche le vecchie sit-com? Si, ma con stile!
Innanzitutto partiamo dal dire che il reboot vero e proprio arriva dal mondo dei fumetti. La rivista Archie’d Mad House, ora Archie Comics, all’inizio del 2014, decise di ringiovanire tutte le sue testate. Sabrina subisce una rivisitazione stilistica che darà vita all’idea di portare la giovane strega su Netflix.

Storia

Sabrina Spellman è una giovane mezza strega, orfana di entrambi i genitori. Viene cresciuta dalle zie, streghe anch’esse, Hilda e Zelda. Con loro vive anche il cugino Ambrose, uno stregone. La trama si concentra principalmente sul cambiamento nella vita di Sabrina, allo scadere del suo sedicesimo compleanno. Secondo la religione occulta, quel giorno coincide con un giuramento che tutte le streghe e gli stregoni sono chiamati a compiere, nei confronti della Bestia. Inoltre Sabrina dovrà conciliare la sua natura paranormale con quella di umana. Avrà quindi i problemi di una normale teenager, come la scuola, l’amicizia, l’amore e la rivalità.

Tematiche

Come ci si può aspettare da una fucina di successi (e qualche insuccesso sistematico) come Netflix, Le terrificanti avventure di Sabrina è condita di tematiche che esulano dal tema horror classico, e si addentrano nel tema dell’orrore quotidiano. Uno dei primi argomenti trattati nelle parti “umane” di Sabrina è quello del bullismo. La presenza di Susie, amica androgina di Sabrina, vuole giustificare a livello di sceneggiatura, atti di puro bullismo da parte di alcuni ragazzi popolari della scuola, anche in modo pesante.
La vendetta è anch’esso un tema trattato nella serie, infatti è Sabrina a sistemare la faccenda, convinta da un demone con le fattezze della sua professoressa, e aiutata di alcune streghe, obbligando i quattro ragazzi a compiere atti omosessuali tra di loro.
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Non è davvero chiaro se sia Sabrina a voler vendetta, spinta dal demone, o il demone stesso che insinua l’idea della vendetta. In ogni caso, il fatto che il dubbio esista la dice lunga sulle intenzioni dell’intreccio.
Arriviamo quindi al punto di comprendere come l’orrore classico, l’occulto e mistico effetto grafico, siano solo un mezzo per giungere alle paure reali. Le sequenze mostrano come i protagonisti siano più spaventati delle implicazioni morali, legali e comportamentali, che dalle attività paranormali.
Nel rapporto che c’è tra i personaggi di Sabrina e il diavolo, è la parola sottomissione a ricorrere più spesso. Anche davanti alla possibilità che l’anima della ragazza bruci per 333 anni all’inferno, è proprio il concetto della sottomissione che fa desistere la coraggiosa protagonista.

Altre tematiche interessanti, trattate in questa prima stagione, sono il rapporto con l’autorità, il maschilismo, il femminismo, la diversità di culto e la morale giurisprudenziale.

Tecnicamente…

Tecnicamente Le terrificanti avventure di Sabrina è una serie girata in modo ineccepibile. I set sono tutti architettati ottimamente, e la fotografia ben curata e varia non annoia la vista. Gli effetti speciali sono interessanti, e a volte anche più inquietanti di quello che ci si può aspettare. Tuttavia questi ultimi sono molto rari, e lasciano un po’ di insoddisfazione, se lo rapportiamo al marketing promosso da Netflix prima del lancio.

kiernan shipka westville news Kiernan Shika è la giovane interprete della nuova Sabrina

Se teniamo conto che nei gradi della paura, la paura stessa è solo al terzo posto, mentre il terrore al sesto, su sette gradi complessivi, possiamo pensare che Netflix abbia sbagliato a chiamare la sere: Le terrificanti avventure di Sabrina.

La serie è davvero ben fatta, e spicca molto anche il cast, capitanato dalla giovane ma magistrale Kiernan Shipka.
La sceneggiatura de Le terrificanti avventure di Sabrina rimane però lì a metà. Non è un horror, non è una commedia, non è un thriller e non è un drammatico, ma a suo modo è un po’ tutti questi generi… sempre che non si abbia voglia di relegarlo semplicemente nel teen drama.

Ad ogni modo la nuova serie Netflix ha convinto la critica, e questo darà spazio agli autori per osare magari un po’ di più nella prossima stagione, attualmente già in lavorazione.

Quello che ci piacerebbe, per la seconda stagione, sarebbe vedere qualcosa di più forte, che si leghi meglio con la profondità dei temi trattati, che ci accompagni nel terrificante mondo della protagonista, più che in quello di una produzione un po’ ruffiana, seppure sopraffina, che vada bene per tutti (malgrado il V.M. 14 voluto dalla censura).

Trailer

Un saluto dal vecchio cast

Marketing editoriale, per capire meglio se stessi come autori

Capita di arrivare ad un punto del proprio percorso professionale, e sentirsi con le spalle al muro. Questa sensazione è da sempre riconosciuta e ricorrente nella vita di chi sceglie di mettersi in proprio, o di fare carriera, ed essere parte di una piramide alimentare ferrea e tipicamente occidentale.
Fino a qualche tempo fa non era una sensazione nota a chi del lavoro ne faceva solo un’attività funzionale ad un ritorno economico. Se ci sforziamo di pensare canonicamente, una persona impiegata con contratto a tempo indeterminato è impegnata nel suo lavoro per le sole ore riguardanti il suo contratto.
Purtroppo capita, e ultimamente mi sembra succeda sempre più spesso, che ad un numero sempre maggiore di persone la propria vita stia stretta. Paradossalmente noto questa tendenza anche tra chi, al contrario di come ho detto poco fa, svolge una professione routinaria in cambio di uno stipendio fisso. Le bollette da pagare e il tetto sopra la testa non sono più le uniche preoccupazioni, ma il benessere odierno ci porta giustamente a desiderare delle soddisfazioni maggiori, personali. Dei traguardi che ci rendano orgogliosi.

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La frenesia delle grandi città ci aiuta a trovare spunti di scrittura, ma è tiranna per quanto riguarda il tempo da dedicare alle attività di marketing editoriale

Nel frastuono delle città

Sarà la vita stressante, i cambiamenti repentini del mercato, l’avanzare rocambolesco, scomposto e travolgente della tecnologia, ma ho l’impressione che sempre più persone si sentano legate, attanagliate dal mondo circostante e quasi soffocate da un mondo che si fatica a capire verso quale direzione stia andando.

Sicuramente vivere la frenesia contemporanea ci offre lo stimoli per conoscere molte realtà, e avere gli spunti giusti per scrivere storie alternative e interessanti. Ma c’è un grande rovescio della medaglia: il tempo materiale per poi promuovere queste storie. Tra le preoccupazioni, i doveri, le incombenze e le problematiche casuali, ci diamo ancora spazio per vivere e sognare. 

 

Purtroppo succede

A molti appassionati della “carta stampata” succede di voler scrivere un libro, ad un certo punto della vita. Il problema è la preparazione che si può avere nell’affrontare “il dopo”. Scrivere un libro è un piccolo passo verso la realizzazione di un progetto, che comprende specialmente l’essere letto. Tolta la soddisfazione di poter vedere una copia del proprio romanzo riposta sullo scaffale della libreria di casa, è davvero importante per un libro essere sfogliato e vissuto intensamente. Lo stesso destino spetta all’autore, quello di essere spogliato, capito o frainteso, ed essere posto al centro dell’attenzione. Il prodotto dell’ingegno di qualcuno merita di essere assaporato. Ma un romanzo, come ben sappiamo, non è solo fantasia, è anche esperienza, sogni, e in parte, almeno in parte, un brainstorming di quello che succede intorno allo scrittore, in quel determinato momento.

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Il marketing editoriale può diventare stressante, se non si ha il tempo di seguirlo adeguatamente

Perché parliamo di marketing

Non può non essere considerata, nel processo che trasforma l’idea in un prodotto, la parte di marketing che convoglia le fatiche di un autore verso il suo pubblico. Avere la possibilità di sviluppare un concept per la copertina è il primo passo sicuramente, ovvero trovare una casa editrice che non inserisca un lavoro accurato dentro una collana dalla copertina anonima e uguale per tutti. Ma anche scavalcando questo enorme ostacolo ci si trova davanti al divertente quanto delirante compito di studiare l’immagine che il romanzo dovrà avere sullo scaffale di una libreria, piuttosto che sulla schermata di uno store online come Amazon. Le basi del marketing spesso sono complicate perché non si conosco i meccanismi che veicolano le scelte che l’apparato sensoriale ci impone, o semplicemente perché non si è in grado di fare un’analisi di mercato.

 

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UnLead ha trasformato la nostra idea in concretezza, puntando così a colpire il lettore prima ancora di aver scoperto di cosa si tratta

Come fare

Qualunque sia lo stile di vita, la preparazione accademica o gli interessi che ruotano attorno alla vostra sfera personale, sappiate che promuovere un romanzo è un lavoro lungo, faticoso e spesso poco soddisfacente, in termini economici. Gli ostacoli sono molti, e le nozioni di marketing necessarie non sono certo da meno. Quello che possiamo fare noi, è continuare a elargire consigli per quella che è la nostra preparazione accademica, e la nostra esperienza sul campo, nella speranza di potervi essere d’aiuto quanto più possibile. Abbiamo già scritto alcuni articoli, come La copertina di un romanzo è importante, e continueremo a farlo, fermo restando che se l’impegno prefissato vuole essere professionale, allora vi consigliamo di rivolgervi a dei professionisti del settore. Esistono diverse figure che possono indirizzarvi verso la giusta interpretazione commerciale della vostra opera, siano agenti letterari oppure aziende specializzare in comunicazione, come UnLead, che ha saputo trasformare un’idea nello scatto di copertina del nostro romanzo.

Vittorio Bottini

Il romanzo nei social media, marketing virale o sforzo inutile?

Mi è capitato di parlare con dei colleghi riguardo l’utilità di promuovere sui social media il proprio romanzo. Da qui l’ispirazione per questo articolo che, ci tengo a precisare, non vuole essere né una guida, né l’incipit di un corso sull’utilizzo degli algoritmi dei social media. Lascio questo arduo compito ai blog specializzati, anche se bisogna sempre essere sicuri delle corrette fonti di informazione. Quello che più si avvicina alla realtà sono ovviamente le pagine di aiuto ufficiali, come quella sui news feed di Facebook, che possono assicurarvi un’infarinatura generale in un linguaggio universale. Se l’argomento vi interessa, in fondo al post lascerò un paio di link di quelli che io considero dei blog che forniscono informazioni interessanti, e non le solite pagine pregne di nulla. Si tratta comunque di un parere personale, che non pretende la verità assoluta.

Romanzi e obiettivi

Torniamo al nostro quesito. Non è raro, quando si scrive un romanzo, considerare ciecamente la pubblicazione come un obiettivo principale. Parlando per esperienza, e so che moltisocial-media-westville-blog comprenderanno quello che sto per dire, ci si affanna nella chiusura di un contratto, come fosse fonte di acqua fresca in un deserto.

Immagini, pensi e ragioni.

Scrivi, cancelli e riscrivi.

Rileggi, correggi e rileggi.

Comunque quello che hai in testa è la firma di un contratto, seppur piccolo, quasi insignificante, che ti permetta di avere la distribuzione del tuo romanzo, senza doverti pagare la stampa. Poi subentrano le fatidiche domande. “Ce la farò? Piacerà a qualcuno? Troverò solo sciacalli che vorranno svuotarmi le tasche, fregandosene della fattura del mio romanzo?”
Il consiglio è di non soffermarsi troppo su questo aspetto. Come dicevamo qualche articolo fa, Genesi di un romanzo Noir, la scrittura è un’arte, va coltivata ed esercitata, e trattandola da tale, per il calcolo delle possibilità, prima o poi scriverete il vostro capolavoro personale. Quello che dovete focalizzare davvero è il dopo.
Dopo aver firmato un buon contratto, comincerà la parte tosta!

Genesi di un romanzo noir | Westville News Blog

Genesi di un romanzo noir | Westville News Blog

L’editoria è una corsa a ostacoli

Devo dire che pur lavorando giornalmente in questo settore più volte mi sono fatto la stessa domanda, anche se la risposta è pressoché ovvia. Immaginiamo il percorso editoriale di uno scrittore in erba come una corsa a ostacoli. Dunque partiamo dal presupposto che vi siate preparati, esercitati, e per anni avete allargato il vostro vocabolario e abituato la vostra mente ad essere creativa, proprio come un corridore sforza le sue gambe fino al massimo delle loro possibilità. Sfortunatamente per voi, così come per il corridore, polmoni capaci e gambe toniche non sono sufficienti per vincere. Subentrano delle variabili davvero indiscutibili.

Per un corridore sono le scarpette che indossa, il tipo di terreno, gli ostacoli, i suoi avversari… per lo scrittore, beh…

Gli ostacoli

Mettere il proprio romanzo sui social e sperare che da solo raggiunga dei livelli di interesse per il pubblico non è una strategia. Essere trovati, e suscitare interesse nel pubblico digitale è un lavoro. Questo va davvero capito, e per questo lo ripeto: è un lavoro!
Un conto è farlo per i vostri amici, per il gusto di dire “esiste”, è di scambiare quattro chiacchiere su un argomento interessante. Un altro paio di maniche è voler affrontare la propria vita creativa, dietro la tastiera, con la caparbietà dell’impresa. Bisogna investire denaro, tempo e sforzi per creare contenuti sempre freschi e interessanti, che siano appetibili sui fantomatici social media.

Investire nei social media?

Siamo alle solite. Viene creato uno strumento, e tutti pensano che basti accedervi per essere in pole position. Purtroppo non è così. Un buon professionista conosce i suoi strumenti, e se non

social-media-e-romanzi

La proposta business di Facebook

pensate di essere adatti a improvvisarvi professionisti del marketing, cercate qualcuno che lo sia. A maggior ragione se si parla di marketing digitale e social media. La capacità di improvvisare è sicuramente un’ottima alleata in un campo artistico e tecnico come la scrittura, ma sicuramente non basta quando si tratta di analizzare dati e usufruire di strumenti informatici complessi.
Attualmente non è possibile fare “lo scrittore a tempo indeterminato”, a meno che non siate consci che buona parte del lavoro dev’essere svolto al di fuori delle pagine del vostro romanzo.

Contatti con l’editore, accordi con le librerie, organizzare presentazioni, scegliere l’immagine di brand, pubblicizzare il prodotto, foto, video, creare contenuti generici, poi specifici… e non finisce qui.

La domanda quindi sorge spontanea: “in cosa sto investendo, visto che faccio tutto io?”

Se arrivate a porvi questa domanda, probabilmente state facendo un buon lavoro. 

Continueremo a parlare di questo argomento, e se vi è piaciuto, lasciate le vostre considerazioni sulla nostra pagina Facebook

Algoritmo di Facebook spiegato in maniera chiara? Qui.
Algoritmo di Instagram spiegato in maniera chiara? Qui.

Vittorio Bottini

 

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