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10 imperdibili maestri del noir

Iniziamo una nuova stagione di articoli sul blog di The Westville Series con una carrellata di consigli letterari a tema noir. Ho selezionato dieci autori a mio parere imprescindibili per capire l’evoluzione e le sfumature della letteratura noir degli ultimi decenni. Ovviamente sia tratta di una piccola selezione, basata sulle mie letture più recenti e sul mio gusto personale: non me vogliate se ho tralasciato qualche nome degno di menzione. Ho volutamente ignorato gli scrittori italiani, semplicemente perché mi piacerebbe trattare il tema in separata sede, magari in uno dei prossimi articoli del blog. I vostri scrittori noir preferiti quali sono? Potete lasciare un breve commento con le vostre proposte di lettura. Ecco i miei suggerimenti, accompagnati anche da qualche suggerimento cinematografico. Buona lettura!

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Raymond Chandler

Come non citare il capostipite (a pari merito con Dashiell Hammett) del genere hard-boiled? Le indagini del detective Philip Marlowe – prototipo dell’investigatore solitario, tormentato, bevitore e perennemente al verde – sono entrate nell’immaginario collettivo, anche grazie a numerose fortunate trasposizioni cinematografiche. Tutti i sette romanzi con protagonista Marlowe sono di qualità altissima, e vi consiglio vivamente di leggerli tutti. Se dovessi scegliere un titolo, non esiterei a dire Il lungo addio, un capolavoro assoluto della letteratura americana del ‘900, non solo noir.

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Jo Nesbo

Più di trenta milioni di copie vendute (dato aggiornato al 2017, quindi sono verosimilmente molte di più): basterebbe questo ad annoverare il norvegese Jo Nesbo tra i massimi esponenti del noir mondiale. Nesbo rappresenta il portabandiera di quella scuola noir nord-europea che tanta fortuna sta raccogliendo negli ultimi anni. Trame complesse con colpi di scena a ogni finale di capitolo, e una scrittura semplice e molto scorrevole, fanno dei romanzi di Nesbo magnifici noir-thriller dall’alto tasso di coinvolgimento. La lunga serie con protagonista Harry Hole rappresenta il manifesto letterario dell’autore norvegese: i romanzi possono essere letti slegati l’uno dall’altro, anche se la vita del protagonista è in continua evoluzione. Romanzi consigliati: Il pettirosso, Polizia, e L’uomo di neve.

Jean Claude Izzo

Francese di chiara origine italiana, Izzo è un esponente di spicco della corrente chiamata noir mediterraneo. Imperdibile la sua trilogia marsigliese, da leggere in rigoroso ordine di pubblicazione, composta di Casino Totale, Chourmo e Solea. Protagonista l’ex poliziotto disilluso Fabio Montale. Scrittura semplice ma raffinatissima e molto evocativa, e intrecci brillanti che vanno a pescare nel marcio dei bassifondi di Marsiglia, sono i punti forti di una trilogia a dir poco incantevole e poetica. Unico rammarico, la morte dell’autore nel gennaio del 2000, a soli 54 anni.

James Ellroy

The Mad Dog, il cane pazzo della letteratura americana. James Ellroy è un autore unico per stile, capacità narrativa, complessità d’intreccio e produttività, con una vita privata ricca di episodi incredibili (dall’omicidio – ancora insoluto – della madre, alla vita da vagabondo prima di diventare scrittore) che aggiunge un tocco di fascino a uno scrittore che non ne avrebbe certo bisogno. Bastano, infatti, i suoi romanzi, capolavori assoluti del genere. Imprescindibile la quadrilogia di Los Angeles, un must read, tra cui spicca il magistrale L.A. Confidential, da cui è stato tratta la celebre (e godibile) pellicola.

Edward Bunker

Il re dei romanzi carcerari Edward Bunker si è meritatamente ritagliato un posto nell’élite della letteratura noir grazie a potenti drammi ambientati nelle peggiori carceri degli States. Nelle sue opere, la brutalità delle condizioni dei detenuti e l’incapacità del sistema di “riformare” i criminali sono condannate senza mezzi termini. Dopo decenni a fare dentro e fuori dalle prigioni degli Stati Uniti, Bunker inizia una felice carriera di scrittore e buon attore, ricevendo in età avanzata i doverosi riconoscimenti. Must read: Cane mangia cane, Come una bestia feroce, e l’autobiografico Educazione di una canaglia.

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Don Winslow

Letterariamente figlio di James Ellroy, Winslow si è imposto all’attenzione della scena letteraria mondiale con alcuni appassionanti noir ambientati tra California e Messico. Una scrittura più secca di un Martini e un minimalismo all’ennesima potenza fanno da contraltare a una sopraffina capacità di elaborazione di intrecci intricatissimi. L’inverno di Frankie Machine può essere il punto di partenza per un lettore che non conosce Winslow. Il suo capolavoro è senza dubbio Il potere del cane, monumentale primo volume di un’elettrizzante trilogia sul narcotraffico messicano.

Elmore Leonard

Il prolifico e poliedrico Elmore Leonard ha raggiunto la fortuna commerciale in Italia in seguito ad alcune ottime trasposizioni cinematografiche, che hanno fatto riscoprire la sua arte al grande pubblico italiano, che lo aveva ingiustamente ignorato fino a quel momento. Leonard vanta una produzione vastissima, perlopiù ambientata nei bassifondi di Detroit. La maestria nella costruzione dei dialoghi e un’attenzione meticolosa per le ambientazioni fanno di Leonard uno degli autori noir imprescindibili per ogni amante del genere. Out of Sight, Lo sconosciuto n.89 e Punch al Rum rappresentano un buon punto di avvicinamento alla sua opera. Da non disdegnare, infine, la sua produzione western.

Manuel Vazquez Montalban

Spagnolo di Barcellona, scrittore e giornalista con la passione per il calcio e la gastronomia, Vazquez Montalban deve la sua fama alla fortunata e lunghissima serie di romanzi con protagonista l’investigatore privato Pepe Carvalho, altra figura romantica entrata nell’immaginario collettivo. Per un primo approccio con il mondo di Carvalho, suggerisco di iniziare dai primi romanzi della serie, in particolare La solitudine del manager e I mari del sud.

Dennis Lehane

Il bostoniano Dennis Lehane è uno dei nomi di punti del poliziesco contemporaneo, grazie anche ad alcune celebri e ben riuscite trasposizioni cinematografiche, tra cui ricordo Shutter Island, Mystic River e La legge della notte. Una scrittura di alto livello, trame originali e un’attenzione particolare alla caratterizzazione psicologica dei personaggi sono i punti di forza della prosa elegante di Lehane. Letture consigliate: La casa buia e La morte non dimentica.

Brian Panowich

Volto nuovo della scena letteraria americana, l’ex pompiere Brian Panowich ha stupito con il suo esordio Bull Mountain, datato 2015, cui ha fatto seguito quattro anni dopo, Come leoni. I due romanzi narrano la storia della famiglia di contrabbandieri Burroughs: tra distillerie abusive, laboratori di metamfetamine, fucili, pick up e sparatorie, Panowich imbastisce una coinvolgente saga famigliare southern noir, ambientata nella natura selvaggia delle montagne della Georgia, negli Stati Uniti.

Alberto Staiz

Poliziesco, hard-boiled, noir, thriller: l’evoluzione del giallo nella storia della letteratura

Poliziesco, noir, neo-noir, hard-boiled, thriller. Tutti sottogeneri appartenenti a un unico grande ramo della letteratura, il giallo. Un genere florido, in salute, che può vantare moltissimi lettori in tutto il mondo. Un genere che ha ormai più di cento anni di vita e si è evoluto, è mutato, trasformandosi in molteplici forme. Oggi vogliamo fare un po’ di chiarezza. Non abbiamo la pretesa di scrivere un saggio, anzi. Lungi di noi pretendere di spiegare in un breve articolo l’evoluzione di un genere – a nostro parere e in contrasto con buona parte della critica contemporanea – complesso, autorevole e degno della stessa considerazione di forme di letteratura considerate più “nobili”.

L’idea è quella di spiegare alcune delle principali differenze tra i vari sottogeneri del giallo, con la speranza di poter aiutare i lettori nelle scelte di lettura, offrendo loro una panoramica chiara, in aggiunta a qualche consiglio di lettura. Con un occhio rivolto ovviamente a Westville, e alla sua collocazione all’interno di questa grande famiglia di sottogeneri letterari.

Il giallo

Iniziamo dalla definizione. Perchè in Italia (e solo in Italia) il poliziesco viene comunemente chiamato “Giallo”? La motivazione è semplice. Nel 1929 la Mondadori ha ideato una collana periodica di romanzi polizieschi, chiamata appunto Il Giallo Mondadori, dal colore scelto per la copertina dei volumi, il giallo appunto. In poco tempo, il termine “giallo” ha sostituito quello di “poliziesco” nella lingua italiana, per indicare un’opera letteraria (o cinematografica) che narra di fatti delittuosi e delle relative indagini ad essi connesse. Il termine è successivamente entrato anche nel gergo giornalistico per definire fatti di cronaca avvolti dal mistero.

La nascita

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Edgar Allan Poe

Nonostante esistano in letteratura molti esempi di storie in cui sono presenti elementi riconducibili al giallo – ad esempio Delitto e Castigo di Dostoevskij – la nascita del genere viene comunemente fatta coincidere con la pubblicazione de I delitti della Rue Morgue. Uno spettacolare racconto, pubblicato nel 1841, nato dalla penna geniale di Edgar Allan Poe. Si tratta del primo di tre racconti in cui compare il personaggio di Auguste Dupin, nobile decaduto, ironico e brillante, che risolve casi molto complessi solamente leggendo le cronache dei delitti sui quotidiani. Un epilogo possibile grazie alle sue enormi capacità deduttive.

Dupin diventa il prototipo di investigatore “classico”, modello per il personaggio ben più celebre di Sherlock Holmes creato da Arthur Conan Doyle. Il primo romanzo in cui compare questo personaggio, Uno studio in rosso del 1887, si contende il primato di primo romanzo giallo con La pietra di luna di Wikie Collins.

L’evoluzione del giallo deduttivo

Conan Doyle ha inaugurato un modello letterario unico almeno fino agli anni ’30 del Novecento. Miss Marple e Poirot di Agatha Christie, Ellery Queen, Philo Vance di S.S. Van Dine, Nero Wolfe di Rex Stout, ricalcano le strade battute per la prima volta da Sherlock Holmes. Benestanti, investigatori non per necessità bensì più per mettere in mostra la proprie capacità intellettuali, questi personaggi appartengono al filone di giallo deduttivo. Risolvono i misteri grazie alle loro capacità intellettive fuori dal comune, che permettono loro di cogliere particolari fondamentali considerati insignificanti da una mente normale.

Poliziesco, Hard-boiled e noir

Tra poliziesco e giallo la differenza è minima, a volte trascurabile. Nel poliziesco, più che nel giallo classico, le indagini costituiscono il perno fondamentale attorno al quale ruota tutta la vicenda. Inoltre, nel poliziesco sono le forze dell’ordine o detective privati i protagonisti che si occupano della soluzione del mistero. E’ proprio in questo contesto che, negli anni ’30, nasce l’hard-boiled, termine che può essere tradotto con “duro” o “sodo”. L’hard boiled è la prima forma di giallo moderno.

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Raymond Chandler (nytimes.com)

Si differenzia dal giallo classico per un aumento considerevole della violenza contenuta nell’intreccio. I protagonisti dei romanzi hard-boiled sono poliziotti o detective privati duri, solitari, rudi, forti bevitori e fumatori accaniti. Corruzione, sesso, droga, violenza, sangue e sparatorie riempiono le pagine dei romanzi hard-boiled, che si caratterizzano come molto più amari, disillusi e radicati nella società – la quale viene sempre di riflesso aspramente criticata – rispetto ai romanzi riconducibili al giallo deduttivo.

Sam Spade di Dashiell Hammett e soprattutto Philip Marlowe di Raymond Chandler sono i capostipiti di un modello di investigatore che risulta ancora attuale ai giorni nostri, fonte di ispirazione per molti autori noir contemporanei. Consigliamo vivamente la lettura de Il lungo addio, sesto romanzo della serie con protagonista Philip Marlowe: un capolavoro assoluto della letteratura, dal fascino intramontabile.

Del resto, riguardo all’influenza di Marlowe nello sviluppo del personaggio di John McCarthy di Westville, abbiamo già parlato in un articolo apparso sul blog alcuni mesi fa.

L’hard-boiled viene comunemente chiamato noir al di fuori degli Stati Uniti. Alcuni critici differenziano i due generi sottolineando la maggior suspense del noir, e una maggiore azione dell’hard boiled, più incentrato sulla figura del detective protagonista. Per comodità si può tranquillamente considerare le due definizioni come sinonimi, anche se consapevoli delle differenze tra i due generi.

I sottogeneri

A partire dal secondo dopo guerra il giallo e il poliziesco si sono scomposti in una miriade di sottogeneri dalle sfumature molto differenti. Ecco un breve un elenco dei principali sottogeneri.

  1. Noir – Assimilabile all’hard-boiled per la profonda critica delle società emanata dalla storia e dall’ambientazione, il noir vede come protagonista spesso non l’investigatore ma una potenziale vittima, o un sospettato. I protagonisti del noir presentano molto spesso una forte connotazione autodistruttiva, conseguenza della disillusione derivata dal rapportarsi con un mondo corrotto e una società marcia
  2. Noir metropolitano – La città o la metropoli diventa parte integrante della storia, fornendo non solo un setting all’interno del quale i personaggi agiscono, ma fungendo da personaggio stesso. Capiscuola del noir metropolitano sono in primis Ed McBain e James Ellroy, cui andrebbe letta per intero la tetralogia di Los Angeles (La dalia nera, Il grande nulla, L.A. Confidential, White Jazz).
  3. Noir mediterrano – Questa scuola, tipica dei paesi mediterranei, unisce l’ambientazione metropolitana con un profondo messaggio sociale. Tra gli scrittori principali di questo filone segnaliamo Jean-Claude Izzo, la cui trilogia di Fabio Montale rappresenta una lettura imprescinbile, seguito da Manuel Vazquez Montalban. Lo scrittore catalano è l’autore della fortunata e lunghissima serie di Pepe Carvalho, investigatore privato di Barcellona, di cui consigliamo la lettura de I mari del Sud e La solitudine del Manager. In Italia questa scuola è molto florida, e vanta moltissimi autori capaci e talentuosi. Carofiglio, Lucarelli e De Cataldo, solo per citarne alcuni.
  4. Neo-Noir – termine di derivazione cinematografica, ma applicabile anche alla letteratura, il neo noir si identifica come un naturale proseguimento dei temi del noir, attualizzati però in chiave moderna e quindi estremizzati. Il confine tra buoni/cattivi e giusto/sbagliato si assottiglia, e un occhio viene rivolto alle nuove tecnologie.

Il thriller

Merita un capitolo a parte il thriller, che ha nello stesso termine (dall’inglese to thrill = rabbrividire, emozionare) la sua caratteristica principale, cioè quella di mantenere un alto tasso di tensione per tutta la durata della storia. Colpi di scena, ritmo incalzante, misteri, ripetuti ostacoli sulla strada del protagonista, falsi indizi e complotti. Questi gli ingredienti principali di una ricetta di facile presa sul pubblico.

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Frederick Forsyth (tg24.sky.it)

Il thriller è un genere che ha avuto una storia molto florida anche nel cinema, e come per il noir, si è scomposto in numerosissimi sottogeneri. Thriller legale (John Grisham), medico (Patricia Cornwell, Kathy Reichs), di spionaggio (John Le Carrè), politico (Frederick Forsyth), religioso/storico (Umberto Eco) tecnologico (Tom Clancy), d’azione (Robert Ludlum). Questi sono solo alcuni dei principali sottogeneri del thriller, un genere in buona salute, capace di sfornare nuovi autori e nuove trame senza mai risultare ripetitivo.

Le scuole europee

Dalla lettura di questo articolo sembrerebbe che il giallo, con tutti i sottogeneri derivati, sia in qualche modo una prerogativa dei paesi anglofoni. In realtà le scuole europee godono di una storia lunga e variegata, al pari di quelle statunitensi e inglesi. Oggi i principali paesi produttori di noir sono Italia, Francia, Spagna e i Paesi Scandinavi, capaci di sfornare negli ulitmi alcuni autori che sono diventati dei fenomeni mondiali inarrestabili. Si veda il caso Jo Nesbo. Approfondiremo le varie scuole in separata sede nelle prossime settimane in articoli dedicati. Per il momento è tutto. Buona lettura!

Colaprico e Valpreda: le indagini del maresciallo Binda in una Milano d’annata

Oggi sulle pagine di Westville News si parla di giallo ambientato a Milano, con le indagini di Pietro Binda, nata dalla mente del duo Colaprico-Valpreda.

La scuola noir italiana può ormai vantare molti decenni di tradizione. Un fiorire di autore, più o meno capaci, ha saputo posizionare il giallo Made in Italy in cima alle classifiche di vendita nostrane. Una scuola, quella italiana, in crescita e in salute, che sforna nuovi talenti ogni anno e consolida l’autorevolezza degli autori già affermati. Giorgio Scerbanenco – già analizzato nelle pagine di Westville News – è spesso considerato il padre del noir italiano. Lo scrittore che ha saputo consolidare questo genere all’interno della tradizione italiana, l’iniziatore di un filore noir metropolitano ambientato a Milano. Il capoluogo lombardo è diventato il protagonista di innumerevoli gialli. Una città pulsante, ricca di vita, dall’economia galoppante, ma anche caratterizzata da un alto tasso di criminalità e corruzione.

Nel contesto urbano di Milano si inserisce alla perfezione la serie di romanzi con protagonista l’ex maresciallo dei carabinieri Pietro Binda. Un soggetto partorito dall’insolita joint venture Piero Colaprico e Pietro Valpreda, prosecutori di una florida tradizione di noir metropolitano ambientato nel capoluogo lombardo.

Colaprico e Valpreda

Una coppia di autori forse insolita. Il primo è un celebre giornalista di Repubblica, specializzato in cronaca nera e giustizia, attivo fin dagli anni ’80. Sua l’invenzione del termine “Tangentopoli”. Parallelamente all’attività giornalistica, Colaprico vanta una robusta carriera di giallista, forte della sue conoscenze in campo giudiziario. Pietro Valpreda, ballerino e simpatizzante anarchico, è balzato agli onori della cronaca in seguito alla Strage di Piazza Fontana a Milano, di cui fu ingiustamente accusato. Scarcerato, Valpreda ha avviato una carriera letteraria, culminata con il sodalizio con Colaprico, datato fine anni ’90.

BindaEx carabiniere, ora investigatore

Pietro Binda è un maturo ex maresciallo dei carabinieri in pensione. Vedovo e solo, Binda si ricicla come investigatore privato, collaborando con uno studio legale e mettendo così a frutto la sua precedente esperienza nella sezione omicidi. Nel primo romanzo della serie, Quattro gocce d’acqua piovana, pubblicato nel 2001, Binda è impegnato a risolvere il suo ulitmo caso prima della pensione, rimasto irrisolto. Nel secondo capitolo di questa saga, La nevicata dell’85, Binda indaga su alcune morti misteriose avvenute nel quartiere periferico di Baggio. La serie prosegue poi con La primavera dei maimorti, prima che la scomparsa di Valpreda segni la fine del profilico e originale sodalizio tra i due scrittori. Tuttavia Colaprico ha proseguito le indagini di Pietro Binda con altri due romanzi, L’estate del Mundial e La quinta stagione.

La seconda giovinezza di Binda

Binda è un investigatore che si inserisce perfettamente nella tradizione del giallo. Classico per la meticolosità dei suoi ragionamenti, moderno per la sua abilità nel districarsi nei vari strati sociali di una Milano colma di divergenze, Binda risulta un personaggio con il quale non si può non simpatizzare. Padre e marito modello, imperturbabile, ma con un profondo lato malinconico, quasi dark, che bilancia una certa dose di sana ironia. Un anziano ex carabiniere che vive una seconda giovinezza proprio grazie all’attività di investigatore privato.

Milano protagonista

Oltre a Binda, l’altro vero protagonista di queste storie è la città di Milano. Un città pulsante, sempre in movimento ma ricca di misteri, attraversata dal protagonista durante le sue indagini in tutti i quartieri e in tutti i suoi più disparati strati sociali. Magistrale il ritratto della città che ne esce: un percorso che tocca tutte le fasi storiche degli ultimi decenni del Novecento. Dalle lotte sociali culminate con il periodo del terrorismo, agli scintillanti anni ’80, con accenni di contorno a tutti i principali fatti di cronaca e di costume che hanno segnato l’ultima parte del Novecento del capoluogo lombardo.

La “milanesità” di questi ciclo di romanzi è rafforzata anche dai ben delineati personaggi secondari, i quali spesso parlano in dialetto. Figure queste, che donano alle storie e all’ambientazione, freschezza, autenticità e verosimiglianza. La città non è più contorno, ma diventa un vero e proprio personaggio. La stessa cosa che accade con la Marsiglia di Izzo, la Barcellona di Vazquez Montalban e la Los Angeles di Chandler.

Gli amanti dei noir metropolitani italiani hanno come tappa obbligata la lettura del ciclo di romanzi di Pietro Binda: un naturale proseguimento dell’opera letteraria già iniziata negli anni ’60 con il Duca Lamberti di Giorgio Scerbanenco

Il caso Anita Keys, un romanzo di Mario Alexander Bottini

James Ellroy, Jo Nesbo, Raymond Chandler, Jean Claude Izzo. Questi sono solo alcuni dei grandi del noir mondiale analizzati dalle pagine letterarie del blog di Westville. Ma oltre ai pesi massimi della letteratura mondiale, esiste anche un sostrato di autori più o meno emergenti che cercano, con tutte le forze, di imparare la lezione dei grandi, cimentandosi nella stesura di opere inedite. Il sogno – più o meno dichiarato – è quello di raggiungere lo stesso successo degli scrittori che li hanno ispirati. Noi, autori di Westville, facciamo ovviamente parte di questo gruppo silenzioso ma sterminato. Pertanto, da oggi inizieremo anche a parlare di autori sconosciuti al grande pubblico, ma degni secondo noi di menzione.

Mario Alexander Bottini (il cui cognome dovrebbe dirvi qualcosa) è un maturo scrittore lombardo che ha all’attivo due romanzi, di cui il secondo, un ottimo giallo intitolato Il caso Anita Keys (2016, Akea edizioni). Ci troviamo di fronte a un giallo dal sapore classico, ambientato negli Stati Uniti nell’immediato secondo dopoguerra.

Anita KeysDestino tragico

Anita Keys è una giovane e affascinante dattilografa. Seria e precisa, Anita è una gran lavoratrice che tuttavia non ha ancora trovato una sistemazione lavorativa definitiva. Per un incredibile quanto tragico scherzo del destino, la giovane viene ingiustamente accusata di aver compiuto una rapina in banca. Incarcerata in attesa del processo, la donna piomba nell’incubo di una condanna a svariati anni di carcere. Nonostante la sua innocenza, numerosi testimoni la indicano con certezza come la responsabile della rapina. Il detective Alan Stenton, agente investigativo della polizia, non crede alla colpevolezza di Anita Keys, nonostante le prove sembrino inconfutabili. Le indagini proseguono, mentre Anita inizia la sua esperienza di vita in carcere.

Anita Keys in carcere

Da una parte l’ambientamento sereno, grazie al personale carcerario che intuisce come Anita Keys sia stata vittima di un tremendo scambio di persona. Un gruppo di donne di buon cuore, in reclusione per reati minori, aiuta inoltre Anita ad ambientarsi in un luogo ostile e ricco di pericoli. Dall’altro lato però la permanenza in carcere acquisterà i contorni di un incubo nel momento in cui un terzetto di spietate detenute inizierà a prendere di mira la giovane.

Sapore classico

Il finale non vogliamo ovviamente raccontarvelo. Preferiamo soffermarci sui punti di forza di questo romanzo giallo dal retrogusto morbido, classico. Come un buon scotch d’annata. Un’opera fluida e intrigante, che sembra uscita dalla penna di qualche navigato scrittore del secolo scorso. Ambientato nell’immediato secondo dopoguerra, Il caso Anita Keys, offre uno spaccato della società americana postbellica, con un’attenzione particolare rivolta ai meccanismi del sistema carcerario statunitense del periodo, molto ben descritto. Malgrado l’innocenza della protagonista sia chiara fin dalle prime pagine, la lettura scorre veloce, grazie a una prosa lineare ed efficace, spinti anche dalla curiosità riguardo agli eventi che hanno portato la giovane protagonista in carcere ingiustamente. Il caso Anita Keys è una lettura rivolta in primis a un pubblico adulto, e a tutti gli amanti della letteratura gialla con sfumature rosa.

Il Caso Anita Keys su Facebook: Vai

 

 

Alberto Staiz