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Marketing editoriale, per capire meglio se stessi come autori

Capita di arrivare ad un punto del proprio percorso professionale, e sentirsi con le spalle al muro. Questa sensazione è da sempre riconosciuta e ricorrente nella vita di chi sceglie di mettersi in proprio, o di fare carriera, ed essere parte di una piramide alimentare ferrea e tipicamente occidentale.
Fino a qualche tempo fa non era una sensazione nota a chi del lavoro ne faceva solo un’attività funzionale ad un ritorno economico. Se ci sforziamo di pensare canonicamente, una persona impiegata con contratto a tempo indeterminato è impegnata nel suo lavoro per le sole ore riguardanti il suo contratto.
Purtroppo capita, e ultimamente mi sembra succeda sempre più spesso, che ad un numero sempre maggiore di persone la propria vita stia stretta. Paradossalmente noto questa tendenza anche tra chi, al contrario di come ho detto poco fa, svolge una professione routinaria in cambio di uno stipendio fisso. Le bollette da pagare e il tetto sopra la testa non sono più le uniche preoccupazioni, ma il benessere odierno ci porta giustamente a desiderare delle soddisfazioni maggiori, personali. Dei traguardi che ci rendano orgogliosi.

marketing editoriale città frenesia

La frenesia delle grandi città ci aiuta a trovare spunti di scrittura, ma è tiranna per quanto riguarda il tempo da dedicare alle attività di marketing editoriale

Nel frastuono delle città

Sarà la vita stressante, i cambiamenti repentini del mercato, l’avanzare rocambolesco, scomposto e travolgente della tecnologia, ma ho l’impressione che sempre più persone si sentano legate, attanagliate dal mondo circostante e quasi soffocate da un mondo che si fatica a capire verso quale direzione stia andando.

Sicuramente vivere la frenesia contemporanea ci offre lo stimoli per conoscere molte realtà, e avere gli spunti giusti per scrivere storie alternative e interessanti. Ma c’è un grande rovescio della medaglia: il tempo materiale per poi promuovere queste storie. Tra le preoccupazioni, i doveri, le incombenze e le problematiche casuali, ci diamo ancora spazio per vivere e sognare. 

 

Purtroppo succede

A molti appassionati della “carta stampata” succede di voler scrivere un libro, ad un certo punto della vita. Il problema è la preparazione che si può avere nell’affrontare “il dopo”. Scrivere un libro è un piccolo passo verso la realizzazione di un progetto, che comprende specialmente l’essere letto. Tolta la soddisfazione di poter vedere una copia del proprio romanzo riposta sullo scaffale della libreria di casa, è davvero importante per un libro essere sfogliato e vissuto intensamente. Lo stesso destino spetta all’autore, quello di essere spogliato, capito o frainteso, ed essere posto al centro dell’attenzione. Il prodotto dell’ingegno di qualcuno merita di essere assaporato. Ma un romanzo, come ben sappiamo, non è solo fantasia, è anche esperienza, sogni, e in parte, almeno in parte, un brainstorming di quello che succede intorno allo scrittore, in quel determinato momento.

marketing editoriale città frenesia

Il marketing editoriale può diventare stressante, se non si ha il tempo di seguirlo adeguatamente

Perché parliamo di marketing

Non può non essere considerata, nel processo che trasforma l’idea in un prodotto, la parte di marketing che convoglia le fatiche di un autore verso il suo pubblico. Avere la possibilità di sviluppare un concept per la copertina è il primo passo sicuramente, ovvero trovare una casa editrice che non inserisca un lavoro accurato dentro una collana dalla copertina anonima e uguale per tutti. Ma anche scavalcando questo enorme ostacolo ci si trova davanti al divertente quanto delirante compito di studiare l’immagine che il romanzo dovrà avere sullo scaffale di una libreria, piuttosto che sulla schermata di uno store online come Amazon. Le basi del marketing spesso sono complicate perché non si conosco i meccanismi che veicolano le scelte che l’apparato sensoriale ci impone, o semplicemente perché non si è in grado di fare un’analisi di mercato.

 

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UnLead ha trasformato la nostra idea in concretezza, puntando così a colpire il lettore prima ancora di aver scoperto di cosa si tratta

Come fare

Qualunque sia lo stile di vita, la preparazione accademica o gli interessi che ruotano attorno alla vostra sfera personale, sappiate che promuovere un romanzo è un lavoro lungo, faticoso e spesso poco soddisfacente, in termini economici. Gli ostacoli sono molti, e le nozioni di marketing necessarie non sono certo da meno. Quello che possiamo fare noi, è continuare a elargire consigli per quella che è la nostra preparazione accademica, e la nostra esperienza sul campo, nella speranza di potervi essere d’aiuto quanto più possibile. Abbiamo già scritto alcuni articoli, come La copertina di un romanzo è importante, e continueremo a farlo, fermo restando che se l’impegno prefissato vuole essere professionale, allora vi consigliamo di rivolgervi a dei professionisti del settore. Esistono diverse figure che possono indirizzarvi verso la giusta interpretazione commerciale della vostra opera, siano agenti letterari oppure aziende specializzare in comunicazione, come UnLead, che ha saputo trasformare un’idea nello scatto di copertina del nostro romanzo.

Vittorio Bottini

La copertina di un romanzo è importante?

Le logiche che veicolano il blogging mi suggeriscono di battere una cifra indefinita di caratteri, prima di rispondere alla domanda apparentemente banale del titolo di questo articolo, nel disperato tentativo di non farvi fuggire. Tuttavia, non sono un imbonitore, tanto meno il mio scopo è quello di abbindolarvi.
Questo articolo nasce dal palesarsi di una situazione ricorrente. Diverse persone si sono interessate all’argomento, e mi hanno posto diverse volte la domanda: come vi è venuta l’idea della copertina? Vi porto l’esempio di Westville non come regola, ma come bagaglio esperienziale da raccontarvi, cercherò quindi di condirlo con più informazioni possibili, alcune dipendenti dalle regole della comunicazione, altre dettate dalla logica o dall’emotività.

Premetto che non sono riuscito a racchiudere tutte le informazioni che volevo a causa dell’eccessiva lunghezza dell’articolo (ops!). Probabilmente amplierò alcuni argomenti che ritengo molto interessanti più avanti. Inoltre vi invito a considerare le seguenti parole come il frutto dell’esperienza professionale e artistica di un giovane italiano, non di uno che si crede arrivato, pertanto vi invito a commentare sulla pagina Facebook di Westville, per esprimere una vostra opinione in merito, e raccontarci la vostra esperienza!

Concepimento di una copertina

Mi è capitato di affrontare l’argomento più di una volta, ma ho sempre avuto l’impressione che la copertina di un romanzo venisse paragonata a quella di un album musicale, o alla cover di un dvd. Un’interpretazione, a mio parere, giusta solo in (piccola) parte.

Innanzitutto va considerato che, un paragone che sia trasversale per i campi artistici sopracitati, è davvero riduttivo. In tutte le categorie artistiche esistono dei generi e sottogeneri che racchiudono delle regole canoniche impossibili da non valutare. Seguire o meno questi “dogmi” è una scelta che l’artista è portato ad affrontare con conoscenza della propria area di competenza, per essere funzionale al risultato sperato. Ad esempio un disco di musica classica generalmente presenta copertine inerenti principalmente lo strumento preferito del compositore, o lo strumento protagonista dell’opera. Al contrario, in un album rock le tematiche della copertina sono spesso ispirate ai temi trattati nelle canzoni, o comunque trattasi di immagini provocatorie, irriverenti o sensazionalistiche. La scelta di infrangere questo equilibrio non va presa alla leggera.

Tenendo presente questo uso, come regola, è facile inquadrare un romanzo in base al suo aspetto esteriore. Ma allora perché si dice “non giudicare mai un libro dalla copertina“?

Il design

cos' è se vi sembra chipp kidd westville copertina di un romanzo

Da diversi anni a questa parte si sono accesi dibattiti in tutto il mondo dell’editoria, per quanto riguarda le regole canoniche del design di copertina. Illustri professionisti del settore si sono espressi, proponendo le loro idee che, anche se spesso opposte tra loro, vanno a completare un quadro esaustivo di quello che è il design dei libri contemporaneo: confuso e contraddittorio.
L’esempio arriva a noi da quelli che sono forse i due più importanti book designer al mondo. Chipp Kidd e Paul Sahre. A tal proposito vi consigliamo “Così è se vi sembra” un visual book scritto e curato da Chipp Kidd, in cui il designer inserisce sue fotografie, prodotte con un Iphone 5s, alternandole ad altre produzioni, spiegandone il potere, oltre la tecnica dello scatto.

Editoria digitale, cambia il design?

La visione dei due designer è opposta, ma in un certo senso rema nella stessa direzione. Il loro focus è puntato sul cambiamento radicale, nel design delle copertine, che ha portato Amazon, e tutta l’editoria digitale. Mentre il primo è fermamente convinto del cambiamento radicale, dovuto alla visualizzazione delle copertine come miniature sul web, l’altro sostiene che un buon design è quello che, indipendentemente dal materiale di cui è fatta, che sia digitale o cartacea, una copertina di un romanzo di ottima fattura è quella che riconosci anche da lontano.

Esiste una verità esclusiva?

In questi ultimi anni, l’unica verità che ho imparato è che il mercato è mutevole e statico allo stesso tempo. Col tempo cambiano le dinamiche di un unico e solo obiettivo: vendere.
Personalmente non trovo la vendita in sé un vero obiettivo, o meglio, nella nuova concezione del mercato non può più essere l’obiettivo finale. Piuttosto un’affermazione di impotenza.

Il mercato moderno è dettato da un costante perfezionamento, e da un continuo adeguamento del brand. Basti solo pensare ai software che si sono trasformate nelle ormai comuni app. Le grandi software house hanno smesso di produrre nuove versioni dei propri prodotti, preferendo gli abbonamenti ad aggiornamento continuo, per una presenza più costante del proprio “io” aziendale sul mercato (o in alcuni casi, perché costa meno produrre un risultato scadente, per poi perfezionarlo dopo la prima vendita, spacciandolo come “aggiornamento della sicurezza”)

Questa mentalità si è tradotta in un branding più selvaggio anche nel mercato dell’arte. Le opere letterarie, cinematografiche e musicali si sono trasformati in franchise in continua evoluzione. In alcuni casi si è arrivato a scomodare vecchi nomi, preferendo la riapertura di un brand, piuttosto che un roboot fine a sé stesso (vedi Ghostbuster, Star Trek ecc.)

Nell’editoria questo tipo di continuità esiste già da molto tempo, con un’intenzione sicuramente più seria e rispettosa verso il pubblico. Alcuni illustri nomi del settore (Ed McBain, Michael Connelly, Clive Cussler, e molti altri) ne hanno dato una magistrale dimostrazione. Abbiamo visto protagonisti di molte serie evolversi, invecchiare, avere figli o morire, e nonostante ciò i loro autori sono in grado di far continuare un franchise. Questo è il grande potere della letteratura contemporanea. Creatività selvaggia, operazioni di marketing accurate, distribuzione e qualità del target di vendita sono gli ingredienti delle ricette letterarie che tengono in vita l’editoria e la mitologia delle opere letterarie contemporanee. Non saprei dire con quale incidenza l’una sia più rilevante dell’altra, ma è chiaro quanto ormai sia consolidata questa sinergia.

Quindi? Parliamo di Westville

Era da un po’ che volevo scrivere questo articolo, ma ho desistito fino ad ora. Mi viene difficile parlare di un argomento del genere, da esordiente italiano ci si sente schiacciati sotto il peso delle segrete dinamiche degli imperi editoriali, delle lobby massoniche della carta stampata e dei mostri sacri del settore. Ma poi mi son ricordato che per tanto tempo ho lavorato in settori analoghi, e in tutti ci sono sempre i così detti “inarrivabili”, che poi così intoccabili non sono.
Parlare della copertina di Westville è un po’ come mettersi sotto analisi di fronte all’autorità più severa e competente che ci sia: il lettore. Proprio così.

Il tempo mi ha insegnato che possiamo discutere con chiunque si definisca professionista, con qualunque santone del settore, ma la loro parola conta quanto la mia… un bel niente, e non voglio lanciarmi in volgarità. Il giudizio più severo è quello del lettore, del fruitore, dell’acquirente, dell’investitore. Si tratta di un’analisi profonda, e l’attesa introspettiva che ci si auto-infligge davanti a qualcuno che ha letto il tuo romanzo, ascoltato il tuo cd, osservato il tuo disegno è estenuante. Cerchi di rimanere lucido, soprattutto per chi come me, è abituato al commercio, ma non è solo quello. Sei coinvolto, sei emotivo, sei a pezzi… per favore, torniamo alla copertina!


 

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Tematiche

Costruire la copertina di Westville non è stato così semplice come si possa pensare, e sicuramente il risultato finale è stato frutto del perfezionamento e del perfezionismo. Le tematiche della storia sono molteplici, prime fra tutte l’ambientalismo, perpetrato in maniera giusta o sbagliata che sia, poi il tema familiare, l’influenza del governo nella lotta alla droga e così via. Abbiamo scelto di non inserire nulla di tutto ciò. Questa scelta rispecchia il lato umano dei personaggi, che come naturale che sia, antepongono il loro “io” a tutti gli argomenti di cui si interessano.
Westville è un po’ come i suoi protagonisti, e antepone l’economia della sua essenza, a tutti i contenuti, di qualsiasi natura esse siano.

Composizione

Per questo motivo siamo arrivati a porre in copertina alcuni elementi che potrebbero caratterizzare i personaggi, ma abbastanza comuni da non tessere le lodi di uno dei due personaggi, piuttosto che l’altro. Solo un elemento stona, e spicca. Un biglietto da visita che recita in chiaro due nomi: quello di Monica Cordier e quello della British American New Energy, gli unici due elementi che davvero stonano nella città di Westville.

Scelte Artistiche

Mi hanno chiesto: perché il bianco? Solitamente le copertine dei noir, o dei thriller sono scure, il colore predominante è il nero, o il rosso, in alcuni casi il giallo, che evidenzia la natura intricata della trama. Il bianco viene usato quasi esclusivamente nelle serie, come quelle del detective Bosh di Michael Connelly… abbiamo forse voluto lasciare un messaggio?

Produzione

Per produrre questa fotografia ci siamo avvalsi del sig. Gabriele Giudici, fotografo pluridecennale di UnLead. La sua composizione ci è sembrata perfetta, poiché l’equilibrio tra gli oggetti, e le ombre sapientemente colte, davano l’idea di una scrivania incredibilmente naturale, pur presentando una componente di bianco assolutamente innaturale, quasi disturbante, quasi un tentativo di andare oltre la realtà. Infine il biglietto da visita, sviluppato dal reparto di grafica della stessa agenzia, ha svolto un lavoro eccellente nel dare vita a qualcosa di così astratto ma reale. Una multinazionale petrolchimica. [/trx_toggles_item][/trx_toggles]

 


Conclusioni

Ovvio, la copertina di un romanzo è importante, e non è semplice realizzarla. Questo è un articolo di puro opinionismo, e lungi da me l’idea di considerarmi un illuminato dell’argomento. L’unica pretesa che ho è quella di raccontarvi parte della mia esperienza in comunicazione, e per quello che ho vissuto e conosciuto per ora del mondo editoriale. Se volete dire la vostra non dovete assolutamente esitare, anzi vi invito a commentare sulla pagina Facebook di Westville.

 


Potete acquistare Westville…

Potete acquistare Westville su tutti i circuiti della carta stampata, da Amazon a Mondadori, da IBS a Webster e Libreria Universitaria, da Feltrinelli a SBC Edizioni.


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