Miami Vice: tinte noir negli splendenti anni ’80

Miami Vice: tinte noir negli splendenti anni ’80

Gli anni ’80 sono considerati un decennio di ricchezza, benessere e spensieratezza. Un’economia occidentale galoppante, un benessere diffuso in tutti gli strati sociali, e la Guerra Fredda che si avviava verso la sua conclusione – con la vittoria del modello occidentale – sono fattori fondamentali che hanno influenzato cinema, letteratura e musica. Nella musica a stelle e strisce, prima dell’avvento di quel nichilismo cardine dell’epoca grunge, negli anni ’80 imperversavano da una parte un pop plastificato ma musicalmente ben costruito, e dall’altra un rock dalle forti tinte glam, eccessivo e spregiudicato. La voglia di fare baldoria si rifletteva nella musica, così come nel cinema, in un decennio dove i lieto fine regnavano incontrastati in quelle che – con molta probabilità – sono state le commedie più frizzanti mai girate nella storia del cinema più recente.

É Tutto oro quello che luccica?

Gli anni ’80 non furono solo divertimento sfrenato e ricchezza facile. Molti i problemi legati a questo decennio che hanno avuto ripercussioni negli anni successivi. Lasciando perdere discorsi di carattere economico e politico, da un punto di vista sociale gli anni ’80 sono stati in primis il decennio dell’AIDS, nonché il periodo in cui le droghe pesanti – cocaina ed eroina su tutte – hanno imperversato nella cultura occidentale, creando un fenomeno globale molto problematico. In questo contesto si inserisce la celebre serie televisiva Miami Vice, che di questi anni ’80 ha saputo cogliere il lato più oscuro, perverso e dark, riscrivendo le regole del noir, in un’epoca che di noir ha avuto (apparentemente) ben poco.

Il vizio di Miami

Cinque stagioni dal 1984 al 1989, con un inizio in sordina e un clamoroso successo a partire dall’inizio della seconda stagione. Miami Vice ha rappresentato uno dei più grandi successi della storia della recente tv americana, cambiandone le mode e riscrivendone i canoni. Il canovaccio è semplice: le indagini della sezione antidroga di Miami, la capitale statunitense del traffico di sostanze stupefacenti. Due protagonisti, Sonny Crockett e Ricardo Tubbs (rispettivamente Don Johnson e Philip Michael Thomas) – bellocci, brillanti e alla moda – che, comandati dal tenente Castillo (un magistrale Edward James Olmos), combattono il traffico di droga in una lotta senza esclusione di colpi, fatta di sparatorie, doppi giochi, intrighi e tradimenti. Dall’altro lato, affiorano anche le problematiche e controverse vicende personali che affliggono i due protagonisti per tutta la durata della serie.

Miami Vice

Don Johnson e Philip Michael Thomas in Miami Vice

Controtendenza

Miami Vice ha sbattuto in faccia al pubblico occidentale tutto quello che negli anni ’80 sembrava non esistere: droga, malavita, mafia, traffico d’armi, prostituzione, il tutto raccontato con un atmosfera dark, dai pesanti risvolti nichilisti, in chiara opposizione ai cliché del momento. Molte puntate si concludono con un finale amaro, in contrasto con i lieto fine quasi obbligati tipicamente anni ’80, offrendo spunti esistenzialisti ancora inediti nella tv occidentale del periodo, ancora alle prese con i canoni di felicità plastificata tipici di quel decennio, peraltro ben presenti nella serie stessa. I due protagonisti sono infatti brillanti e alla moda, guidano auto veloci, sono ambiti dalle donne e si muovono in ambienti raffinati e di alto livello sociale. L’outfit di Don Johnson – t-shirt e giacca di Armani, tutto rigorosamente dalle tinte pastello – è passato alla storia.

Ma questo ostentare classe e raffinatezza non riesce a nascondere il marcio nel quali i protagonisti si trovano a doversi muovere, afflitti anche dalle rispettive vicende personali che non fanno altro che aumentare il nichilismo di quella che può essere considerata la prima serie televisiva moderna. Non fosse per i vestiti e i tagli di capelli, Miami Vice potrebbe essere benissimo – con i dovuti aggiornamenti – una serie tv dei giorni nostri.

Innovativo

Le innovazioni di Miami Vice – in aperto contrasto con qualsiasi altra serie tv dello stesso periodo – hanno inoltre riguardato anche l’introduzione nelle serie tv di criteri tipicamente cinematografici che, nello specifico, hanno toccato il montaggio, le scenografie, l’uso delle luci e soprattutto la colonna sonora: celebri divi della musica hanno prestato il loro volto in numerosi episodi, e brani entrati nella storia della musica hanno fatto da sottofondo in numerose puntate. Come non ricordare In the air tonight di Phil Collins durante il finale dell’episodio pilota?

Tutto merito delle illuminazioni del creatore della serie, quel Michael Mann celebre regista di molti blockbuster, che ha in seguito magistralmente diretto Al Pacino e Robert De Niro in Heat-La Sfida (1995): uno spettacolare, crudele, spietato e affascinante noir metropolitano, pellicola che ha rappresentato l’apice assoluto della sua carriera.

Miami Vice ha rappresentato un vero punto zero. Un cambiamento profondo del genere noir, sia nel piccolo schermo che sulla carta: le sfumature più malinconiche e cupe di Westville sono anche frutto dell’influenza di una serie televisiva che ha fatto parte della nostra infanzia, ed è ben presente nel nostro background di scrittori noir.